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SEMPRE PRESENTI CARLONI E SUPPA, ALLA CHIAROMONTE IL RECORD DI INIZIATIVE PRESENTATE. GLI UOMINI? ASSENTI O DISTRATTI di Antonio Troise, Il Mattino, 20 febbraio 2008
Il vento di novità invocato da Veltroni? «Non siamo tutti uguali, c’è chi ha lavorato a colpi di interrogazioni, interpellanze e proposte di legge e chi, invece, si è fatto vedere poco o niente». Confessa un deputato del Partito Democratico passeggiando nel Transatlantico, a Montecitorio. Nelle fila dei parlamentari del Pd, in effetti, comincia a serpeggiare una certa inquietudine, mentre nel quartier generale del partito si mettono a punto le liste dei candidati alle prossime elezioni. Ma come si è comportato il piccolo esercito dei 20 parlamentari campani iscritti nelle fila del Pd durante i 18 mesi della legislatura targata Prodi? Il record delle presenze, neanche a dirlo, spetta ai senatori, che hanno messo a segno una media vicina al 99%. Del resto, con la maggioranza così risicata, ogni scranno vuoto nell’area del centrosinistra rischiava di diventare una pugnalata al governo. Ma bisogna fare una premessa: a Palazzo Madama (così come a Montecitorio) le statistiche registrano le presenze o le assenze dei parlamentari solo quando sono previste le votazioni. Negli altri casi (quando, ad esempio, c’è solo la discussione generale di un provvedimento) il calcolo è un po’ più difficile. Alla Camera, invece, il record delle assenze spetta a Vincenzo De Luca, con una percentuale vicina all’80%. Seguito a ruota da Franca Chiaromonte (67%), che però ha avuto problemi di salute. Al terzo posto, ma con percentuali molto più basse, si attesta Riccardo Villari che, però, è stato particolarmente attivo in aula, presentato 12 interrogazioni. Subito dopo si colloca uno dei veterani del Transatlantico, Ciriaco De Mita, che ha saltato un voto su quattro ma non ha presentato nè un’interrogazione nè un’interpellanza. Al suo attivo, nei 18 mesi della legislatura, ha solo la presentazione di un proposta di legge sulle agevolazioni ai comuni con meno di 5mila abitanti. Sull’altro fronte, invece, il record delle presenze spetta a due donne: Annamaria Carloni al Senato e Rosa Suppa alla Camera. La moglie di Bassolino ha saltato appena 5 sedute su 164 in cui erano previste votazioni. La deputata di Maddaloni, invece, appena 41 scrutini sui 4693 registrati nell’intero periodo. Per quanto riguarda le interrogazioni, altro strumento base dell’attività dei parlamentari, al primo posto si piazza Umberto Ranieri che, da presidente della commissione Esteri, fra una missione e l’altra, ha trovato modo di presentare ben 25 richieste al governo. Una in più rispetto ad Andrea De Simone. Mentre il segretario regionale del Pd, Tino Iannuzzi, si è fermato a quota 17, così come il suo collega di partito, Costantino Boffa. Infine, le proposte di legge: la più attiva (nonostante i lunghi periodi di assenza) è stata Franca Chiaromonte: è sua la prima firma su 10 provvedimenti all’esame di Montecitorio. Per il resto, i parlamentari campani non si sono dati molto da fare per presentare provvedimenti autonomi. Due, in particolare, quelli che non hanno mai apposto la prima firma ad una proposta di legge: Pietro Squeglia e Donato Mosella.
STAMPA NAZIONALE, I CONIUGI BASSOLINO AL CONTRATTACCO Corriere del Mezzogiorno, 13 settembre 2007
Controffensiva mediatica dei coniugi Bassolino. I giornali attaccano, ma loro non ci stanno e cercano di reagire. Il botta e risposta, per la verità, sta diventando abbastanza fitto a partire dall'inchiesta dell'«Espresso».Ultimimissima uscita, quella di Bassolino contro il «Corriere Economia », l'inserto nazionale del «Corriere della Sera», in un intervento pubblicato ieri sul suo blog. Oggetto di discussione, l'inchiesta sui risultati ottenuti dai governatori «rossi» del Sud e uscita sul settimanale lunedì scorso. «Sul Corriere Economia», scrive Bassolino, «si offre una ricostruzione parzialissima della vicenda rifiuti in Campania e si lascia intendere che io avrei avuto interesse a prolungare l'emergenza, in quanto come commissario ai rifiuti avrei ricevuto un compenso mensile di 10mila euro! Da commissario non ho mai avuto un euro di compenso». In generale, poi, aggiunge Bassolino «ho sempre fatto parte del ‘‘partito del sì'', e mi sono sempre battuto per realizzare un moderno ciclo industriale dei rifiuti, fatto di differenziata, di discariche efficienti, di termovalorizzatori ». Nel prossimo numero del «Corriere Economia» la redazione tornerà sulla vicenda prendendo atto delle note di Bassolino, ma rimarcando che le sue dichiarazioni non toccano il nodo squisitamente politico della questione. E cioè il sostanziale fallimento dei governatori del Sud, chi sul fronte dei rifiuti (Bassolino), chi su quello dell'acqua (Vendola), chi su quello della criminalità (Loiero).
Stesso metodo di slittamento da un piano argomentativo all'altro e stesso strumento mediatico (il blog) per Annamaria Carloni che dalle sue pagine risponde all'«Espresso» di fine agosto. Bassolino lo aveva già fatto, con maggiore tempestività, dicendo: «Contro di me solo schifezze », ora si accoda la moglie, utilizzando in verità un tono leggero e divertente. La Carloni si lamenta che le sia stata attribuita la proprietà della Gestline (la società di riscossione dei tributi), da parte del tassista le cui dichiarazioni sono riportate dal giornalista Emiliano Fittipaldi. Del resto, aggiunge la Carloni, di questa leggenda metropolitana lei stessa era già al corrente. «La prossima volta», scrive, «mi faccia almeno apparire come proprietaria di una qualche azienda più appetibile, chessoio la Telecom o la Fiat». Apprezzabile ironia, ma la storia della Gestline veniva riferita appunto come «voce di popolo» e termometro di uno scontento diffuso e non come dato reale. La difesa della Carloni piace però al popolo del suo blog che glossa: «mi dice un cugino della sorella della cognata dello zio di un tassista napoletano che le pecore volano. Che dite, lo segnalo subito all'Espresso?».
SCELGO ROSY NON PERCHE’ E’ DONNA MA PERCHE’ MI HA CONVINTO di Anna Maria Carloni, Il Riformista, 7 agosto 2007
Vorrei rassicurare Claudia Mancina. Sebbene abbia scelto, da “diessina”, di sostenere Rosy Bindi, non ritengo sacrilego che una donna voti un uomo. Meno che mai mi sognerei di non rispettare la libertà di ogni mia simile, in qualunque campo. Di Emily Napoli, l’associazione che presiedo, fanno parte donne che condividono la mia scelta, ma numerose sono quelle ancora indecise o decisamente schierate con Veltroni. L’assessore regionale Teresa Armato è coordinatrice dei comitati per Veltroni in Campania, senza che ciò rappresenti un ostacolo alla nostra amicizia e al nostro comune lavoro politico.
Dirò di più. Mi aspetto che anche tanti uomini scelgano di sostenere Rosy. Perché è brava, decisa, combattiva e capace di andare al cuore dei problemi e proporre idee e soluzioni. Perché la sua candidatura, che non era né ovvia né scontata, ha il pregio di avere aperto uno spazio ulteriore per costruire quella mescolanza tra giovani, donne e uomini dei Ds, della Margherita, o senza alcuna tessera in tasca, che rappresenta la vera sfida per il PD e per il ruolo che riuscirà a ritagliarsi nel rinnovamento della politica. Non è pensabile che la seppur realistica “definizione di posizioni e rapporti di forza” si consumi unicamente nel riposizionamento del vecchio ceto politico. In questo senso la scelta di presentare un ticket, Ds – Dl, non rappresenta un bel segnale. E anche questo così netto prefigurare la discrasia, paventata da Mancina, tra linea del segretario e maggioranza del partito, mi lascia perplessa. Sappiamo già tutti che la candidatura di Veltroni gode di un enorme consenso. Parlare oggi di maggioranze e di linee suona un po’ come prefigurare una costituente che si limiti alla mera ratifica di decisioni già prese altrove. Sarebbe come dire che non c’è spazio per nuova partecipazione, per nuove idee, per nuove regole e condivisioni.
Faccio fatica, inoltre, a immaginare che esistano oggi donne “che hanno fatto della differenza di genere una priorità assoluta” al punto da “sostenere una candidatura anche in presenza di non marginali divergenze di idee”. Penso piuttosto che potersi riconoscere nella leadership di una donna sia un valore, che segna un momento di svolta nel nostro paese e dà senso al lavoro che tante donne hanno fatto in tutti questi anni. Giustamente Beatrice Magnolfi sottolinea il ruolo delle donne e le battaglie vinte per le regole, anche dentro il comitato dei 45. Non ci si illuda però. Già lo statuto dei Ds prevedeva la presenza di almeno il 40% di donne nelle liste : l’esperienza ci insegna che lo statuto non basta ad impedire che nelle istituzioni di mezza Italia non ci sia neppure una donna eletta. Le regole rendono possibile il cammino, ma sta alla nostra determinazione, alla capacità di rischiare e mettersi in gioco, alla buona politica insomma, se la partita sarà vinta.
Detto ciò, ho scelto Rosy Bindi per molti motivi. Per il suo prezioso profilo sociale e umano e la tensione verso i più deboli, che considero valori importanti in un paese così drammaticamente interessato da nuove povertà. Mi convincono molte cose nel suo manifesto. Certamente, anche le sue parole sulle donne. Che consentono di costruire una postazione politica nel nuovo partito e rompere finalmente con l’individualismo politico femminile degli ultimi anni, che non ha portato le donne italiane da nessuna parte anzi, si potrebbe dire, che le ha portate in fondo alle classifiche mondiali.
Ne condivido in pieno la presa di posizione decisa a sostegno del referendum, unico strumento che può permettere, ragionevolmente in questa legislatura, di cancellare la vergogna dell’attuale legge elettorale.
E ancora mi convince il suo impegno deciso, per fondare una nuova laicità nel confronto con i problemi più veri e di rilevanza etica del nostro vivere civile. Ha già dimostrato, con i Dico, la capacità di costruire mediazioni e nuove sintesi nel segno della laicità a partire da punti di vista molto diversi tra cultura laica e cattolica. Non sempre sono stata d’accordo con lei. Ma stiamo costruendo il Pd e non possiamo farci paralizzare dalle differenze, a patto che i punti di disaccordo possano diventare punti di un confronto in profondità. Sui temi eticamente sensibili mi appare chiara la possibilità di costruire con Bindi un confronto vero ed efficace fondato su presupposti di apertura e laicità. E’un po’ più difficile incontrare lo stesso impegno nel confronto con i cosiddetti teodem. Intendiamoci, tutte le convinzioni, in un partito plurale e aperto, devono avere diritto di cittadinanza. Io, con la mia storia di donna di sinistra scelgo come punto di riferimento il livello di interlocuzione che considero più avanzato. Un Partito Democratico che guardi a sinistra, è un partito che non deve rinunciare ai valori della solidarietà sociale e all’attenzione per il futuro. Solidarietà richiede la costruzione di un moderno partito di popolo, dove anche le persone più deboli e prive di mezzi economici abbiano la possibilità di contare, candidarsi e incidere C’è bisogno di investire sulla partecipazione di tanti. E di tante. Su una reale apertura, capace di accogliere istanze anche diverse e nuove. E’ importante aprirsi per costruire quello spazio di condivisione che rappresenta un valore per l’intero mezzogiorno, dove giovani e donne sono il soggetto principale dell’innovazione e del rilancio dell’economia italiana, di quel rinnovamento della società e della politica che considero la scelta caratterizzante di una moderna sinistra.
Nessun anatema, quindi, o sostegno unicamente in nome dell’essere donna. Una sola domanda: perché non scegliere di sostenere questa donna?
E LA CAMPAGNA DELLA BINDI PARTE DALLE DONNE E DAL SUD Prima uscita a Napoli con l'associazione Emily, in serata a Verona alla festa dell'Unità di Angelo Carotenuto, La Repubblica, 31 Luglio 2007
Eccola, tra le femministe di una volta. «Vi confesso che con la vostra storia ho sempre fatto fatica a mischiarmi». Eccola, tra una manager e una casalinga. «Era il momento di tirare fuori la testa»: Eccola, tra una ginecologa che fa l'assessore in provincia e Liliana Viviani, parlamentare del ‘48. «Probabilmente non ce la farò, ma la prossima volta sarà il turno di una donna». Ascoltano 14 uomini in tutto, uno batte le mani e dice che era comunista, dentro la sala congressi da 200 posti senza megaschermi e gli effetti speciali del Lingotto. «Mischiarsi». Decimo e ultimo piano di un albergo sul lungomare di Napoli, terrazza, quattro turisti tedeschi che si schizzano l'acqua in piscina, pochi metri più in là. Quando Rosy Bindi arriva per il via del suo tour, squilla la suoneria di un cellulare, colonna sonora di “Guerre stellari”, sarà un caso, ma dà l'idea. Parte così la corsa verso le primarie, dopo le 3.000 firme consegnate in mattinata. Parte da Napoli e dalle donne del Sud: «Nel momento in cui si pone la questione settentrionale, sia chiaro a tutti che deve viaggiare insieme a quella meridionale». Donne messe insieme da Emily, l'associazione di Franca Chiaromonte e Annamaria Carloni, la signora Bassolino. In sala c'è pure l'altra, la prima moglie del governatore, la sociologa Valeria Spagnuolo, più defilata. Lui è lontano. Ha scelto Veltroni. Come il sindaco Iervolino, che però manda dei fiori. «Nel linguaggio delle donne significa: sostengo Veltroni, ma puoi vincere anche tu», s'illumina la Bindi. Un pullman arriva dalla Calabria con la benedizione del governatore Loiero e accompagnato dall'ex sindaco di Cosenza, Eva Catizzone, anima del Partito democratico meridionale, nato fra gli ostacoli «specialmente della Margherita». Campagna breve, perché prima delle primarie la lindi ne vuole altre. «Non sarò io a decidere l'ordine delle liste bloccate con cui ci tocca votare a ottobre. Se ci battiamo per cambiare la legge elettorale, sarebbe bene evitare che alla costituente del Pd si entri su mandato dall'alto». Così ricorda pure che sulle regole si è astenuta, quelle che Paola Capotondi chiama «un grande inganno». “Scelgorosy” demanda ai comitati di collegio. «Un modo lo troveremo». Rosy ministro: «Sosteniamo l'azione di Prodi.». Rosy candidata: «Sulle alleanze del Pd, non so ancora Veltroni come la pensa: se come Franceschini o come Rutelli. Per me il centro sinistra è questo. Possiamo aggiungere forze, non scambiarne». Rosy leader: «La guida del Pd abbia la fiducia delle altre forze del centrosinistra, per candidarsi poi alla guida del Paese». L'idea: «Confrontiamoci tutti alle feste di partito. Sono ancora tanti gli indecisi». E poi lo show di Anna Meacci, l'attrice che viene dallo stesso paesino del ministro: «Rosy, e dillo che sei comunista, così Rutelli capisce cos'è lui». Parla un'ora, la Bindi. C'è una vecchietta in prima fila che ogni tanto interrompe. Dice solo: «Perciò sei brava». E in serata Rosy vola alla festa dell'Unità di Verona, dove le donne le regalano una fionda con la dedica: “Alla nostra Davide”.
ROSY BINDI PARTE DAL SUD. E SCOPRE LA SORELLANZA FEMMINISTA A Napoli la prima iniziativa pubblica per le primarie. Con Emily (Chiaromonte e Carloni) e Catizone di Maria Zegarelli, L'Unità, 31 Luglio 2007
La contaminazione con la sinistra c'è stata e non solo perché a nata nella rossa Sinalunga, paese della rossa Toscana, ma per le battaglie che «con il maggiore partito della sinistra italiana ho condiviso, a partire dalla legalità». E perciò sorride quando l'attrice Anna Meacci dice «la Rosy è stata democristiana, ma dillo, che ora sei comunista». Ma, Rosy la «pasionaria», la ragazza dei campi scuola dell'azione cattolica, femminista no, non è mai stata. Anzi, se le (alcune) battaglie Pd, Pds, Ds, le erano vicine, «quelle portate avanti dal movimento femminista negli anni Settanta-Ottanta, «erano quelle verso cui c'era la maggiore distanza rispetto alla mia cultura». I tempi cambiano. Oggi, la ministra della Famiglia, che ha firmato i Dico, che definisce «esagerato» l'intervento delle forze dell'ordine contro i due gay che si stavano baciando al Colosseo, parla davanti a una platea di donne, dove ci sono alcune importanti esponenti del femminismo, come Letizia Paolozzi, la stessa Anna Carloni, ds, e la filosofa Adriana Cavarero, che non è presente ma ha pubblicamente dato il suo sostegno. «Rosy, la femminista», è una definizione ardita. «Vi chiedo di aiutarmi a costruire questo rapporto», dice la ministra parlando al Royal Continental di Napoli, panorama mozzafiato su Castel Dell'Ovo a Napoli, duecento donne (ma ci sono anche uomini) a tagliare il nastro di partenza verso le primarie per il Pd. Un incontro fortemente voluto da Anna Maria Carloni e Franca Chiaromonte, delle rete Emily (al cui interno c'è però chi voterà per Veltroni, come Teresa Amato, assessore della Campania) un pullman arrivato dalla Calabria, capeggiato da una abbronzatissima e agguerrita Eva Catizzone, l'ex sindaco di Cosenza, oggi segretario regionale del partito democratico meridionale. Presenti Nando Dalla Chiesa, Salvatore Adduce, senatore ds, in sala Adriana Buffardi, ex assessora regionale. «Ma D'Alemna lo sa che siete qui?», chiede Anna Meacci, durante il prologo tutto dedicato alla fatica di »mischiolarsi». La «mischiolanza» ormai è in atto, Bassolino appoggia Veltroni, Carloni lei. Paolozzi ascolta Bindi e intanto organizza la rete «meridionale» delle donne, non perché qui si stia «combattendo una battaglia di genere - come dice la ministra - quella la lasciamo a chi si accontenta del 50%», ma per affermare l'autorevolezza delle donne autorevoli. Basta con questa storia delle donne al potere come vice, seconde o terze. A proposito di «mischiolanza», non c'è li sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, «ha mandato un mazzo di fiori, che nel linguaggio delle donne - osserva Bindi - significa “voto Walter ma approvo la tua candidatura”». Certo, questa posizione «di Rosetta non me l'aspettavo», ma per dirla tutta non si aspettava neanche l'appoggio di tante donne ds. Al suo attivo, la ministra, ha un patrimonio di 3mila firme depositate «ma più del triplo raccolte». Nando Dalla Chiesa critica la formula del ticket, «non le persone». «non ne posso più, come non ne possono più gli elettori - dice - ,di non poter scegliere chi mi rappresenta». «Bindi, credibile, candidata reale». Lei, dice, «so che stavolta non ce la farò, ma sono contenta lo stesso perché sono certa che la prossima volta un'altra ce la farà». Grandi applausi. Di nuovo applausi quando parla del Pd che intende, della «nuova laicità» come unica strada possibile, soprattutto per i credenti, «perché un credente vero sa che non ha in mano la verità». Se Veltroni è partito dal Lingotto, per dare un segnale al Nord, lei parte dal Sud, non »per distinguersi», ma perché crede «che li Mezzogiorno, dove ci sono i grandi problemi, sia un serbatoio di grande risorse. L'italia non può ripartire se non riparte il Mezzogiorno», li Pd, può e deve essere l'occasione «di unire il Paese, altrimenti non vince la sua sfida». Le donne, il lavoro di cura, l'occupazione, le risorse non solo economiche, i diritti delle persone, i servizi sodali: la ministra-candidata elenca le priorità del programma del nuovo partito. Del ticket Parinella-Bonino si dice poco convinta, «mi sembra una provocazione radicale», definisce le regole decise per le liste «troppo burocratiche», annuncia che farà in modo di fare delle primarie per scegliere i suoi candidati nelle liste che la sostengono per l'assemblea costituente. E a chi da già tutto per scontato dice: “L'importante è partecipare” si dice a fine gara, non all'inizio». A Verona, secondo incontro.. Qui le donne regala al ministro una fonda: «Sei il nostro Davide».
LE DONNE SAPRANNO APPOGGIARE ROSY? Tutte a dire "Brava Bindi. Coraggiosa Bindi", ma quasi nessuna che la sostenga nel Pd per l'antico affidamento al maschile. Ma la discesa in campo di una donna spariglia e allarga il gioco e le donne di sinistra sapranno andare oltre l'appartenenza? di Letizia Paolozzi, Liberazione, 29 luglio 2007
Ci si aspetterebbe da quante si sono mosse (nel Partito democratico) con l'obiettivo di ottenere un 50% femminile nella futura assemblea costituente, di sentire il grido: "Evviva! Ecco almeno una che punta in alto!".E che a premere su di lei sia stata una parte dei prodiani non cambia la qualità del gesto. Macché. Sono arrivate dichiarazioni monocordi: "Brava Rosy, coraggiosa Rosy. Però io voto Veltroni". E i due signori-maschi in ticket. Il richiamo della foresta che teneva uniti è scomparso. Adesso, nei luoghi della politica, a tenere uniti sono le logiche di utilitarismo interno. Non ci stupisce più di tanto. Evidentemente, i posti sono importanti: io lavoro in segreteria regionale, in consiglio comunale, provinciale, come amministratrice, nelle municipalizzate: Veltroni e Franceschini si presentano fin da ora come il ticket vincente. Per via di una "maggiore esperienza" (così ha spiegato la sindaca di Napoli)? Comunque, i vincoli sono forti. Non ideologici, non identitari. Bensì pragmatici. Di fronte a «un regolamento delle primarie pensate per chi ha apparati, macchine, segreterie, sostegno logistico e corrispondenti in ogni luogo» (Furio Colombo, anche lui candidato alla segreteria del Pd), ovvio puntare su candidati che hanno maggiori chances di vincere. Piero Fassino lavora al successo inappellabile di Veltroni. Mentre la scelta "seria" di molti margheritini - a parte il diessino Umberto Ranieri - è quella del giovane Letta. Anche per questo le donne diesse (con l'eccezione di Anna Maria Carloni e Franca Chiaromonte), non hanno risposto all'appello di Bindi. Ma c'è dell'altro. In un partito ormai senza corpo, che si regge sugli apparati, le donne dovrebbero avere anche loro degli apparati, cioè una forza alle spalle. Non ce l'hanno, e sostituiscono quella forza con relazioni di affidamento, più o meno antiche, con gli uomini, con i leader i quali gareggiano, provandoci pure gusto. In genere, nelle organizzazioni politiche (con qualche eccezione che conferma la regola) le donne preferiscono non gareggiare in prima persona. Non hanno mai scommesso più di tanto sul proprio sesso. Da dirigenti hanno il compito di difendere, tutelare le altre. Brave, capaci nella propria sfera di competenza, ma (forse per una vecchia idea e cultura della sinistra) appagata anche in posizione seconda. Per ragioni di fedeltà. Nel governo Zapatero, prima ancora in quello Aznar, adesso in quello Sarkozy sono le donne-ministre a nutrire maggiore devozione dei maschi nei confronti del premier. Volete mettere la soddisfazione di sentirsi artefice del successo di qualcuno, senza dichiarare le proprie ambizioni e però realizzandole per interposta persona (di sesso maschile)? La discesa in campo di Bindi un po' spariglia, allarga il gioco. Ma secondo me lo allarga fuori dai partiti. In effetti, da altre postazioni come la Sinistra democratica o Rifondazione la sua candidatura è stata accolta con soddisfazione. Senza sbilanciarsi troppo. "Brava Rosy, coraggiosa Rosy, anche se noi non siamo nel Partito democratico". Capisco che non si voglia cambiare partito. Ma quali altri gesti di libertà sapranno inventare donne che desiderano una sinistra più a sinistra del Pd? Quali relazioni di intelligenza potranno essere costruite tra donne dei vari partiti, presenti e futuri, almeno nell'ambito della maggioranza che così controvoglia sostiene il governo Prodi? Bindi ha parlato del «coraggio di mescolarci tra noi, senza quote e senza sbilanciamenti di appartenenza». Se ognuna resta inchiodata alla sua appartenenza, se una candidatura come quella di Marco Pannella viene respinta da un "comitato tecnico" del Pd che a me ricorda chi reclama il fallo in base a regole stabilite per il proprio vantaggio, ci sarà ancora qualcuno pronto a credere alla favoletta dei partiti nuovi, nuovissimi, che aprono finestre e porte ai semplici cittadini? O quanto meno alla diversità di culture politiche che pure attraversano la casa pericolante della maggioranza? Ai miei occhi i partiti sono un mondo perso. Più verosimilmente, sono io persa ai loro occhi. Mi piacerebbe che Rosy Bindi fosse capace di smentirmi.
CARLONI - ARMATO, SCELTE TRASVERSALI PER IL PD L’esponente dei Dl con Veltroni, la ds con la cattolica Bindi. Che inaugura la campagna elettorale a Napoli di Chiara Graziani, Il Mattino, 28 luglio 2007
Rosy Bindi, cattolica popolare candidata alla guida di un Partito democratico che mutuerà una fisionomia anche dal leader che si darà, battezza a Napoli la sua sfida al sindaco di Roma, Walter Veltroni ed al compagno di partito Enrico Letta. Lunedì alle 12, all’hotel Royal Continental, il costituendo comitato «Scelgorosi», per Bindi segretario del Pd, accoglierà lei, nonchè parlamentari ed associazioni da tutta Italia. Avrà una madrina inattesa il manifesto di Rosy, cattolica di ferro che parla al cuore dei laici: Annamaria Carloni, presidente del ”partito rosa” Emily, l’ha annunciato sul suo blog. La senatrice, e praticamente tre quarti della squadra di Emily, a partire da Franca Chiaromonte, Adriana Buffardi ed Argia Albanese, sta con Rosi. Una lista di adesioni in crescita con Giulia Parente, Emma Giammattei, l’associazione delle Federcasalinghe. Adesioni non rituali: la Giammattei saluta entusiasta Bindi come colei, dice, che «non transige». Non per moralismo, ma per rigore morale. Ed Albanese, in arrivo dalle stesse spiagge di Bindi, rivendica con orgoglio che «la capacità di Rosi di abbracciare e dar voce ad ogni esperienza, le viene dalla grande tradizione laica fondata dai cattolici in politica». A questo proposito, molte delle donne di Emily, Carloni in testa, hanno storie, mentalità e valori differenti dal ministro per le politiche della famiglia. La scelgono, spiegano, perchè le riconoscono la capacità della sintesi laica, e non compromissoria, dei valori. Carloni dice anche altro, annunciando la sua adesione ad una candidatura che, dice, «mi rappresenta». Nulla togliendo a Veltroni - che addirittura Carloni cita nei suoi sogni di una politica dove il nemico ceda il passo all’avversario - la candidatura Bindi, nata fuori da logiche correntizie o patti, da quella che giudica un’esigenza di rinnovamento della politica, sarebbe garanzia di un partito che nasca giovane e non vecchio. E nasca, poi, lontano da quelle che Carloni chiama le «logiche di cooptazione» che escludono da ogni patto per il futuro i deboli, i giovani e le donne. La risposta di Bindi non poteva essere più calorosa. Le scrive: «Grazie Annamaria! La tua adesione è scelta di coraggio e di autonomia che rafforza la mia candidatura». E le promette che «idee, valori, proposte», nate da valori differenti, verranno messe a frutto «nel processo costituente» nella sfida «di ridurre le grandi disuguaglianze che attraversano la società italiana». E conclude: «Oltre le appartenenze, senza tradirle». Dunque le donne campane premono sull’acceleratore del futuro Pd con una scelta di campo non solo al femminile, ma in nome del rinovamento della politica. Non tutte. Teresa Armato, assessore regionale alla ricerca scientifica, unita a Bindi da storia, provenienza, valori e fede cattolica, ufficializzerà presto la sua scesa in campo per Veltroni, il cui comitato sarà affidato a lei. Amica sia di Carloni che di Bindi, membro della ”chiesa rosa” di Emily anche lei, tanto ascoltata dalla senatrice Annamaria da convincerla perfino ad un pellegrinaggio a piedi al santuario di Pompei, Armato va controcorrente. Dopo quella del sindaco Iervolino la sua è la seconda adesione che non era nell’ordine delle cose. Nessuno dubitava invece di quella di Luisa Bossa, consigliere regionale, veltroniana da sempre, donna che si fece conoscere battagliera fin dai tempi in cui, sindaco di Ercolano, sfidava i clan locali. Mai stata comunista, cattolica di ferro, ha firmato il manifesto dei 160 uomini e donne della cultura per Veltroni, confermando percorsi politici e vicinanze nate negli anni. Se le chiedi i perchè di una scelta cita una frase letta nei sottopassaggi della metro di Milano: «Il futuro non è più quello di una volta». Il Veltroni che si pronuncia per ridare il «futuro di una volta» ai giovani, dice Bossa, «mi interessa. Il suo non è un escamotage retorico». Scontro fra donne: «Perchè? Questo meticciato politico fra laici e cattolici che scelgono il proprio candidato in libertà mi pare un bel segno».
LE CANDIDATURE NAZIONALI E LE ALLEANZE NEL PARTITO DEMOCRATICO IN CAMPANIA La Carloni sceglie la Bindi. De Vivo e Cananzi con Letta di Angelo Carotenuto, Repubblica - Napoli, 28 luglio 2007
Sostegno a Rosy Bindi. Però coi metodi di Letta. Annamaria Carloni si schiera, e alle 11.29 del mattino lo fa attraverso il suo blog. «Martedì scorso - scrive la senatrice Ds - ho incontrato Rosy Bindi. Ho discusso a lungo con lei e ho dato il pieno sostegno alla sua candidatura, convinta del valore delle primarie e del lavoro che possiamo fare insieme. Rendo pubblica oggi sul blog la mia lettera di adesione e vi do appuntamento per incontrare Rosy, lunedì 30 luglio alle 12, a Napoli, all´Hotel Royal». È la prima tappa ufficiale del tour elettorale del comitato “ScelgoRosy” (con Franca Chiaromonte). «Si parte dal Sud, dove sono più urgenti le domande di cambiamento, più forti le resistenze, ma dove sono in movimento anche nuove energie e nuove risorse, soprattutto tra i giovani e le donne». Rosy Bindi ringrazia Carloni, parlando di «scelta di coraggio e di autonomia. Le donne non nascondono le differenze, ma non se ne fanno neppure paralizzare». Le differenze sono quelle che la signora Bassolino tiene a marcare: «Non nascondo di essere stata in disaccordo quando ha impedito a gay e lesbiche di partecipare a pieno titolo al forum per la famiglia di Firenze. Ma potersi riconoscere nella leadership di una donna è un valore in sé». Non un valore automatico per tutte. Luisa Bossa è stata tra le prime firmatarie del manifesto per il sindaco di Roma. Teresa Armato aspetta in queste ore che giunga la lettera con cui viene insediata alla guida del comitato campano del “ticket” Veltroni-Franceschini. Si schiera pure Armida Filippelli, la preside membro del comitato dei 78, lodata da Napolitano per l´impegno coi ragazzi disagiati: «In una rosa di candidati eccellenti, Veltroni mi pare il nome più rappresentativo di un cambiamento. È una persona dalla grande apertura mentale. Sa dove ti sta portando». Mentre la prima donna napoletana a schierarsi per Enrico Letta è la sociologa Paola De Vivo, anche lei fra i 78 di Paolucci e Piccolo. Dice: «Sono meno propensa a ragionare in termini di questione di genere. Semmai, questione di generazione. Letta rappresenta meglio l´esigenza di rinnovamento. Ha una visione meno schematica e meno polarizzata. Il gap che le donne devono colmare è alto. Ma le battaglie si fanno indipendentemente dal genere. Guardo a competenza, capacità e intelligenza». Ieri Enrico Letta ha raccolto un´altra adesione all´interno del comitato dei 78. Quella di Raffaele Cananzi, ex presidente dell´Azione cattolica. «Lo conosco da tempo. Ho molto apprezzato il suo impegno di ex ministro e ora alla presidenza del Consiglio. Mi pare che rappresenti l´unica novità nell´ambito delle candidature del Pd. Gli altri rispettabilissimi candidati, secondo me, finirebbero per catalizzare le forze dei loro ex partiti. Letta invece incarna un´apertura maggiore e interpreta gli umori dei giovani contemporanei». Letta sarà a Napoli il 2 agosto. Viene con Rutelli ad annunciare il sostegno del governo alla città come sede del Forum delle culture del 2013.
L' INIZIATIVA PRODI-ANSELMI Flavia e Tina guidano l' assalto rosa: lista di sole donne per la costituente di Monica Guerzoni, IL Corriere della Sera, 2 giugno 2007
ROMA - Si chiameranno Le Democratiche, avranno un sito (www.ledemocratiche.it) che sfornerà settimanalmente sberleffi contro i politici più maschilisti e il 14 ottobre sfideranno gli alleati (uomini) con una lista di sole donne. Centinaia, vogliono portarne nell' Assemblea costituente del Pd e riscattare così anni di promesse non mantenute sulla rappresentanza femminile, anche all' ombra dell' Ulivo. Ci sono giornaliste, attrici, registe, deputate, senatrici e pure Flavia Franzoni, illustre docente all' università di Bologna, forse più nota in quanto moglie di Romano Prodi. L' ispiratrice dell' assalto rosa, benedetto dal premier, è Tina Anselmi, classe 1927, prima donna ministro, più volte (e da più parti) candidata al Quirinale e, da ragazza, partigiana nella Seconda Guerra. «Il cammino che dobbiamo percorrere richiede la capacità di guardare avanti, là dove dobbiamo costruire il nostro futuro e per far ciò - scrive Anselmi nella lettera che ha lanciato il progetto - abbiamo bisogno di ciascuno e di tutti». Una lettera breve e commossa, piena di senso civico e di parole d' ordine. Libertà e democrazia, «che vanno usate con parsimonia e rispetto», pace, partecipazione, cultura, passione... Tutto questo dovrebbe essere la politica per la donna che scrisse la legge sulle pari opportunità. E che ora sprona le uliviste d' Italia a unirsi per abbattere il muro di una politica declinata al maschile. «Il potere non è privilegio di pochi...». Un manifesto già sottoscritto da artiste come la regista Liliana Cavani e l' attrice Sonia Bergamasco e da parlamentari o ex come Albertina Soliani, Franca Chiaromonte, Marina Magistrelli, Giglia Tedesco, Laura Pennacchi, Franca Bimbi e Anna Maria Carloni, moglie di Antonio Bassolino. Tra le giornaliste che hanno firmato l' appello Natalia Augias e Sandra Zampa, capo dell' ufficio stampa di Prodi.
CARLONI E ARMATO A PIEDI AL SANTUARIO DI POMPEI di Susy Malafronte, Il Mattino 20 maggio 2007
Tra i quarantamila fedeli che ieri, come ogni anno, hanno percorso a piedi il tratto da Napoli a Pompei per raggiungere il Santuario c’era anche un gruppo di pellegrini molto singolare: quello delle donne di Emily, guidato dalla senatrice ds Anna Maria Carloni (che è anche presidente dell’associazione che si batte per le pari opportunità in politica) e l’assessore regionale della Margherita Teresa Armato. Con loro c’erano Diana Pezza Borrelli, Fiorella Girace, presidentessa della commissione pari opportunità della Campania, Luisa Menniti, Alida Campetiello, Daniela Vellutrino, Antonella Pacilio e Paola Bruno. Al loro arrivo, le signore di Emily sono state accolte dal vescovo, monsignor Carlo Liberati. Dopo il momento di preghiera in Santuario Liberati ha offerto loro la colazione nell’appartamento della prelatura. «È la prima volta che facciamo un’esperienza simile - ha precisato l’assessore Armato - abbiamo deciso di farlo per ringraziare la Madonna di tutte le grazie che ogni giorno ci fa e per affidarle le nostre speranze future. Durante il percorso abbiamo cantato e pregato per la pace nel mondo». Sensazioni confermate dalla Carloni: «Un’esperienza significativa». Alle due esponenti politiche il vescovo di Pompei ha anche affidato i suoi appelli per la città: «Nella piazza del Santuario - ha detto - ci sono troppi balordi. Bisognerebbe chiudere, nei weekend, la stazione della Circumvesuviana. Pompei - ha continuato il prelato - è una città assediata dalla droga e dalla prostituzione. Nessuno muove un dito per fare niente. Ho raccolto duecento bambini dalla strada e li accudisco dall'alba al tramonto. La notte, però, vengono inghiottiti dal buio. Non sappiamo dove vanno a dormire questi poverini che possono essere vittime di pedofili, prostituzione e droga. Le leggi dello Stato - ha denunciato Liberati, con riferimento alle recenti disposizioni che hanno portato alla chiusura degli orfanotrofi - mi impediscono di proteggerli».
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