\\ Home Page : Storico : istruzione (inverti l'ordine)

Sono soddisfatta per il recepimento da parte del governo dell’ordine del giorno che ho presentato questa mattina in Aula, durante l'approvazione del DDL 847-B così detto "Brunetta" sul lavoro della pubblica amministrazione.
Si tratta di un indirizzo significativo per stabilire regole e uscire dalla discrezionalità in materia di collocamento a riposo per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni. La riforma Brunetta prevede la possibilità di risolvere il rapporto di lavoro nel caso di compimento dell'anzianità massima di servizio effettivo di 40 anni del personale dipendente. L’ordine del giorno impegna il governo a valutare l'opportunità di esplicitare che, nella dizione “anzianità massima di servizio effettivo di 40 anni”,  si debbano intendere esclusi – nella corretta applicazione dell’emendamento – tutti i periodi da riscatto, pagati cioé con contributi dei lavoratori interessati (laurea, anni di borsa di studio per i ricercatori universitari), onde evitare che sia affidata alla discrezionalità delle singole amministrazioni l’interpretazione autentica dell’emendamento previsto dalla legge.
L'ordine del giorno è frutto di un'incontro che ho avuto con un gruppo di ricercatori dell'Università Federico II di Napoli, che chiedevano un'interpretazione autentica della norma per evitare disparità di trattamento tra diverse amministrazioni. Senza l’attività didattica dei ricercatori e degli assistenti ordinari, non sarebbe stato possibile attivare i nuovi corsi di laurea che hanno incrementato di oltre 3000 nuove iscrizioni la Federico II. Per questo ho ritenuto doveroso rappresentare le istanze di questi lavoratori e ho presentato l’ordine del giorno che è stato recepito dal governo.

 
“Il gruppo del Pd al Senato voterà a favore all’emendamento all’art.3 del decreto legge 154 sui tagli alle scuole”. Ad annunciarlo è la senatrice del Pd, Anna Maria Carloni, segretario della commissione Bilancio. “Dopo una lunga discussione in Commissione Bilancio del Senato – afferma Carloni - il governo ha presentato un emendamento interamente sostitutivo all’art.3 del decreto legge 154 sui tagli riguardanti il dimensionamento delle scuole e l’organizzazione della rete scolastica sul territorio. E’ un primo, concreto atto di ripensamento della politica scolastica fallimentare fin qui perseguita dal governo. E’ una vittoria del dialogo, del confronto, dell’opposizione in parlamento e nel Paese, del Pd”.
L’emendamento proposto dal governo – spiega la senatrice Carloni - indica una buona soluzione per il prossimo anno, riferendosi alla legislazione vigente e garantendo la piena competenza delle Regioni a programmare l’organizzazione della rete scolastica sul territorio. Anche per quanto riguarda l’anno scolastico 2010 -2011 la valutazione è positiva perché prevede obbligatoriamente l’intesa con le autonomie locali. L’emendamento dunque cancella completamente la proposta precedente che tante critiche aveva suscitato da parte di Presidenti di Regione, Sindaci, soprattutto di piccoli comuni della montagna e delle isole che di fatto avrebbero visto soppresse la gran parte delle scuole presenti sul territorio”. E’ una vittoria politica importante – aggiunge Carloni – perchè, con la presentazione dell’emendamento, prevale la scelta del metodo del dialogo ampio e dell’intesa e segna quindi un cambiamento nel modo di rapportarsi del governo fin qui sordo a qualunque confronto con le istituzioni e con il paese”. Per questi motivi- conclude la senatrice Carloni - il gruppo del Pd, oggi in Senato, ha annunciato il voto favorevole all’emendamento. Resta la preoccupazione, rispetto alla quale vigileremo, che i mancati risparmi sui tagli alle scuole e alla rete scolastica non si trasformino in rischio di nuovi tagli per altri settori della scuola pubblica”.
 
Odg: Conversione in legge del decreto legge 7 ottobre 2008, n.154, recante disposizioni urgenti in materia di contenimento della spesa sanitaria e di regolazioni contabili con le autonomie locali.
CARLONI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, non è semplice in una giornata come questa tenere al centro dell'attenzione i temi oggetto della conversione di questo decreto. Questa è infatti una giornata storica, non soltanto per l'America, ma per tutto il mondo. All'indomani dell'11 settembre, dicemmo: siamo tutti americani. Mi piacerebbe che ci credessimo veramente pure oggi, anche perché la scelta del popolo americano è la scelta di chi vuole ed è capace di guardare oltre la propria crisi, facendo ricorso a tutte le proprie risorse di partecipazione, di inclusione e di invenzione per cambiare davvero.
Diversamente, purtroppo, noi oggi nel nostro Senato siamo alla prese, ancora una volta, con quella che è la costante dell'azione di questa maggioranza, e cioè l'idea che in Italia si possa governare per decreto. Questo ci fa sentire molto, ma veramente molto lontani dall'America e da quella necessità di cambiamento, da quella speranza di aria fresca e nuova di partecipazione, cui pure si riferiva il presidente Schifani stamattina. Di un decreto su queste materie non si avvertiva proprio la necessità. Mi chiedo come abbia fatto stamattina il collega della Lega ad intervenire contro le pregiudiziali di incostituzionalità poste dal nostro Gruppo di fronte ad un diktat centralistico tanto sfacciato rispetto a materie chiaramente afferenti alla legislazione concorrente, cioè di esclusiva competenza delle Regioni. Inoltre, è chiaro e palese che, a proposito di questi argomenti, non esistono i presupposti di necessità e urgenza. Mi chiedo che fine abbia fatto la parolina "ripensamento" che sembrava farsi strada nell'area di Governo dopo il disastro del decreto Gelmini, disastro nel rapporto con la parte più impegnata e motivata del mondo giovanile, del mondo studentesco e della pubblica opinione a proposito della scuola. Mi pare che si tratti di un ripensamento modello gambero, un passo avanti e due indietro; un ripensamento che si rifiuta di fare i conti con alcune domande di fondo. È certo che il nostro Paese ha bisogno di riforme che non siano di facciata, come ama dire il ministro Gelmini, ma sono le riforme giuste quelle che scaricano i costi sui bambini, sull'educazione, sui giovani e sulla scuola, sui Comuni e sul Mezzogiorno? Infatti ormai si va a svuotare il Fondo per le aree sottoutilizzate e a spendere quelle risorse, come fosse un pozzo di San Patrizio, anziché per il Mezzogiorno, prevalentemente per sostenere l'insostenibile, cioè l'ICI per il Nord del Paese. È certo che il nostro Paese ha bisogno di una politica che decida, ma sicuramente non di decisioni qualsiasi o decisioni prive di equilibrio, tali da rafforzare i divari sociali e civili. Un ripensamento nell'azione del Governo è necessario al Paese e anche qui servirebbe trarre qualche insegnamento dalla lezione americana a proposito delle conseguenze delle politiche dell'esercizio muscolare, le politiche di Bush, che è il vero sconfitto di queste elezioni. Mi auguro, nell'interesse dell'Italia e non della nostra parte, che non si voglia più continuare così, deprimendo le potenzialità del dialogo anche istituzionale, della partecipazione democratica e popolare e del lavoro del nostro Parlamento, del suo rigore, della sua serietà. Per questo, ancora una volta, siamo qui a dire di cambiare, di tornare indietro, di ritirare, di ridiscutere, perché il ricorso alla decretazione d'urgenza non può che svilire e impedire qualunque condivisione su riforme che sono importanti perché riguardano il futuro dei nostri ragazzi, il futuro della scuola, la crescita civile delle nostre comunità. Sull'articolo 3, in particolare, a proposito della riorganizzazione della rete scolastica, sono intervenuti autorevolmente diversi senatori del Gruppo del Partito Democratico dichiarandone la palese incostituzionalità, suffragata anche dalla generale reazione delle Regioni di tutto il Paese, molte delle quali - otto per l'esattezza - hanno già avanzato ricorso alla Corte e si tratta di ricorsi destinati ad un sicuro successo in punta di diritto costituzionale, ma anche del buonsenso civile. Mi chiedo, infatti, come si possa pensare di diffidare le Regioni su materie di propria competenza e adempimenti da adottare rispetto ai quali, superati i termini, il Governo procederà a commissariamenti, inoltre con oneri a carico delle Regioni stesse; a me sembra un'offesa al buonsenso. Mi chiedo come si possa immaginare di chiudere scuole in piccoli Comuni, nelle isole, in montagna, senza mettere nel conto la giusta reazione civile, indignata, di tanti sindaci, ma anche di tutti i cittadini, delle famiglie, lì dove è veramente soltanto la scuola a creare comunità. È un'offesa al buonsenso, ma anche alla civiltà giuridica e direi alla civiltà tout court. Per questo chiediamo con forza di ricominciare daccapo, di voltare finalmente pagina come, dopo tanti disastri, ha saputo fare e ci insegna a fare l'America.
 

La commissione Bilancio del Senato sarà impegnata nei prossimi giorni nella conversione in legge del decreto 154 presentato dal ministro Gelmini che tra l’altro impone alla Regioni di effettuare entro novembre il piano di ridimensionamento della rete scolastica. I parametri di riferimento derivano dal Piano Gelmini (che non riforma ma taglia) che prevede un minimo di 500 alunni per autonomia scolastica e tra i 50 e i 100 alunni per ogni plesso scolastico. In Campania le scuole con meno di 500 alunni sono 386, di queste solo 94 nella provincia di Napoli, e molte di esse sono l’unica scuola operante in un territorio comunale. Il Piano tagli si traduce con la soppressione di queste scuole e in alcuni casi con Comuni che rimarrebbe totalmente privi di un’istituzione così importante. Inoltre occorre ricordare che a Napoli e in Campania esistono un gran numero di scuole che superano il parametro massimo di 900 alunni e, applicando i criteri del Piano Tagli Gelmini, tali scuole verrebbero divise in due o tre autonomie scolastiche. Il Piano Tagli rischia così di essere a saldo zero da un punto di vista economico mentre arreca gravi danni dal punto di vista sociale e carica di costi aggiuntivi gli enti locali(Ad esempio con il trasporto scolastico). Anche per questo motivo gli effetti del Piano Tagli Gelmini rischiano di essere devastanti, minando la scuola come istituzione profondamente radicata nei territori, fattore di identità e di futuro per le comunità. Contro questo piano il Pd in commissione Bilancio del Senato e poi in Aula darà battaglia, si opporrà e sarà impegnato in tutte le iniziative di mobilitazione che stanno crescendo nel Paese, e in particolare nella manifestazione nazionale del 25 ottobre che abbiamo promosso, per fermare un provvedimento disastroso per la scuola italiana.

Vi

 
Di staff (del 10/04/2007 @ 22:16:19, in istruzione)   
Via libera all'assunzione di 60 mila precari del comparto suola, sia docenti che non. Oggi il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa, ha infatti sottoscritto il decreto interministeriale (Tesoro e Pubblica istruzione) relativo alle nomine in ruolo del comparto, in attuazione delle disposizioni della Finanziaria per il 2007.
Nel dettaglio sono previste 50.000 immissioni in ruolo per il personale docente (pari a un terzo di quanto indicato nella Finanziaria per il triennio 2007/2009) e 10.000 immissioni in ruolo per il personale Ata (pari al 50% della previsione della Finanziaria). Le nomine in ruolo decorreranno dal primo settembre 2007.
(fonte Agenzia DIRE)
 
Di staff (del 16/11/2006 @ 20:30:57, in istruzione)   

Il testo approvato il 15 novembre passa ora all'esame della Camera dei Deputati. Due i punti qualificanti del provvedimento: la natura pubblica dell'esame e il contrasto dei diplomifici, la serietà delle prove e dell'impianto, il valore del titolo di studio; l'orientamento e il raccordo con l'università, gli istituti di formazione tecnica superiore, gli istituti di alta formazione artistica, musicale e coreutica, le professioni e il lavoro.

“Vogliamo trasmettere agli studenti un messaggio chiaro: abbiamo fiducia in voi, abbiate fiducia in voi stessi. Siate protagonisti” ha commentato Anna Maria Carloni intervenuta in aula durante il dibattito sul provvedimento. “E allo stesso modo parliamo agli insegnanti: vogliamo sia data dignita` alla scuola e al suo lavoro.Gli studenti hanno il diritto di vedere valorizzato il percorso dei loro studi e la Repubblica ha il dovere di accertare i risultati acquisiti. E’ un passaggio importante, in cui debbono essere evidenti la serietà, la dignità, la trasparenza”.

 
Di staff (del 07/11/2006 @ 20:29:22, in istruzione)   

"Diceva Giovanni Falcone: «Solo un esercito di maestri potrà sconfiggere un giorno la criminalità». Io penso che quel giorno è arrivato, penso che possiamo provarci, però dobbiamo crederci tutti. Tutti e tutte e, credo, anche quest'Aula - maggioranza e opposizione - possiamo avere fiducia nelle parole e nel testamento morale di Giovanni Falcone". Si concluso con queste parole l'intervento di Anna Maria Carloni nella discussione avviata in Senato, nella seduta di martedi' 7 novembre, sul disegno di legge n. 960 di modifica degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore.

Il testo approvato dalla Commissione istruzione prevede che all'esame di Stato vengano ammessi gli alunni che abbiano frequentato l'ultimo anno di corso, che siano stati valutati positivamente in sede di scrutinio finale e che abbiano saldato i debiti formativi contratti nei precedenti anni scolastici; stabilisce inoltre che l'esame sia articolato in tre prove scritte ed un colloquio e che le commissioni d'esame siano composte da non più di sei commissari, per il 50 per cento interni e per il restante 50 per cento esterni, oltre al presidente esterno.

Nel suo intervento la senatrice Carloni ha sottolineato la necessita' di un forte impegno per colmare il divario tra nord e sud del paese, e ha portato all'attenzione dell'aula e del governo alcune tra le esperienze napoletane mirate al contrasto della dispersione scolastica e al rafforzamento della cutura della legalità che possono rappresentare buone pratiche da condividere nel paese. "Bisogna investire, molto e molto di più, per la scuola napoletana e meridionale e per farlo è necessario conoscere, rispettare, valorizzare ed estendere le esperienze che hanno già dato tanti buoni risultati, costruendo insieme con il territorio e gli operatori quel percorso virtuoso che potrà dare i frutti sperati".

 
Di anna maria carloni (del 26/09/2006 @ 20:27:55, in istruzione)   
Mi auguro che saranno smentite dal Consiglio dei Ministri le proposte presentate ai sindacati riguardanti una riduzione drastica delle risorse per la scuola in finanziaria e che stanno alimentando in queste ore tanta motivata preoccupazione. Sarebbero infatti indifendibili e insostenibili per l’istruzione pubblica ulteriori tagli alla scuola.
Tanto più che, proprio ieri, noi senatori del centrosinistra abbiamo incontrato il Presidente del Consiglio e, nelle parole di Prodi, non avevamo avuto riscontro di tagli così consistenti all’istruzione. Con fiducia, dunque, aspettiamo le decisioni del Consiglio dei Ministri di venerdì prossimo che varerà la manovra economica, con l’impegno a far sì che la Finanziaria sia coerente con il programma dell’Ulivo .
 
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