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Il Ministro Sacconi intervenga subito per far retrocedere Alitalia/ Cai dalle decisioni prese in merito alla sede di Napoli, altrimenti a poco servirà la convocazione del tavolo tecnico già fissata per giovedì.
I dipendenti Alitalia del Centro Direzionale di Napoli sono disperati. E’ stato convocato, come ho chiesto giorni fa, il tavolo tecnico per giovedì eppure, se in queste ore non ci sarà alcun intervento da parte del governo nazionale nei confronti di Alitalia/Cai, i lavoratori o si presenteranno al lavoro a Roma o saranno licenziati senza alcun interlocuzione con i sindacati, senza prefigurare neppure la cassa integrazione.
Ribadisco, gli accordi con le parti sociali vanno rispettati, il comportamento di Alitalia è inammissibile. Il governo ha il dovere di far rispettare ad Alitalia/Cai l’intesa siglata a Palazzo Chigi il 15 settembre 2008 e il relativo piano industriale che non prevedeva alcun trasferimento a Roma.
“Gli accordi con le parti sociali vanno rispettati, i dipendenti di Alitalia Cai della sede di Napoli non possono essere trasferiti a Roma come pacchi postali. E il governo non può stare a guardare. Occorre che il ministro Sacconi intervenga rapidamente, così come ha fatto per Atitech, e istituisca un tavolo tecnico presso la Presidenza del Consiglio che garantisca continuità e futuro ai lavoratori”. La senatrice del Pd, Anna Maria Carloni, ha presentato oggi un’interrogazione urgente al Ministro del Lavoro Sacconi per chiedere l’intervento del Governo. La parlamentare democratica campana, nel testo dell’interrogazione, riporta la notizia della lettera ricevuta dai giorni scorsi dai lavoratori Cai con la quale si comunica il trasferimento a Roma dei dipendenti di Napoli e ricorda che l’accordo tra il Governo e l’Alitalia Cai, siglato presso la Presidenza del Consiglio il 15 settembre 2008 e il relativo piano industriale prevedeva la presenza su Napoli di 109 unità comprensive dello scalo di Capodichino più il Centro Direzionale, che le attività decentrate venivano confermate poiché non necessitano di alcuna centralizzazione e che nella sede napoletana fino al 31 dicembre 2008 c’erano 69 dipendenti, ora ne sono rimasti solo 20. Per questo Carloni interroga il Ministro Sacconi “per sapere se il governo intende intervenire per richiamare Alitalia/Cai al rispetto degli impegni assunti con gli accordi sottoscritti in sede governativa e tra le parti sociali e chiede che venga attivato rapidamente per Alitalia/Cai, così come è stato fatto in precedenza per Atitech, un tavolo tecnico presso la Presidenza del Consiglio che garantisca continuità e futuro occupazionale ai dipendenti di Alitalia Cai sede di Napoli”.
Al Ministro Lavoro, Salute e Politiche Sociali On. Maurizio Sacconi
PREMESSO Che i dipendenti della sede Alitalia /Cai del Centro direzionale di Napoli hanno ricevuto nei giorni scorsi una lettera dall’azienda nella quale si comunica che i lavoratori dell’Ufficio di Napoli sono stati trasferiti a Roma e che, già a partire da mercoledì prossimo, i lavoratori debbono presentarsi sul luogo di lavoro;
CONSIDERATO Che l’accordo tra il Governo e l’Alitalia Cai, siglato presso la Presidenza del Consiglio il 15 settembre 2008 e il relativo piano industriale prevedeva la presenza su Napoli di 109 unità comprensive dello scalo di Capodichino più il Centro Direzionale e che le attività decentrate venivano confermate poiché non necessitano di alcuna centralizzazione; Che nella sede napoletana fino al 31 dicembre 2008 c’erano 69 dipendenti, ora ne sono rimasti solo 20;
INTERROGA IL MINISTRO SACCONI Per sapere se il governo intende intervenire per richiamare Alitalia/Cai al rispetto degli impegni assunti con gli accordi sottoscritti in sede governativa e tra le parti sociali; Per chiedere che venga attivato rapidamente per Alitalia /Cai, così come è stato fatto in precedenza per Atitech, un tavolo tecnico presso la Presidenza del Consiglio che garantisca continuità e futuro occupazionale ai dipendenti di Alitalia Cai sede di Napoli.
Sen.Anna Maria Carloni Roma, 21 gennaio 2010
In un periodo di grave crisi economica è sconcertante ciò che sta vivendo la signora Gaetanina Di Paolo, operaia di Lioni, alla quale va tutta la mia solidarietà. Il trasferimento a Nuova Delhi, dopo che finalmente il contratto a termine si era trasformato in contratto a tempo indeterminato, appare una ritorsione nei confronti di una lavoratrice e di una madre che, pur di lavorare, sarà costretta a lasciare la propria famiglia ed emigrare lontano. Il Ministero del Lavoro, nelle sue sedi territoriali, deve intervenire per tutelare il diritto al lavoro. Per questo oggi ho presentato un’interrogazione urgente al Ministro Sacconi innanzitutto per conoscere le motivazioni del trasferimento, verificare se esse non intendono di fatto intralciare la reintegrazione disposta dal giudice e per chiedere al Ministero del Lavoro di attivare le proprie sedi territoriali per trovare una conciliazione tra le parti e far sì che l’azienda Cei srl riveda la propria posizione nei confronti della signora Di Paolo consentendole di lavorare in Irpinia.
PREMESSO CHE a Lioni, paese in provincia di Avellino, l’azienda Cei srl che produce frigoriferi industriali, ha distaccato per un anno un’operaia, Gaetanina Di Paolo, presso un’impresa di Nuova Delhi; la stessa operaia ha lavorato fino a marzo 2008 in questa azienda con contratti a termine; aveva appena ricevuto dal Tribunale la sentenza di riassunzione in servizio alle medesime mansioni svolte al momento della violazione delle norme sui contratti a tempo determinato; la signora Di Paolo, assistita dall'avvocato Giacomo Ambrosino, ha presentato un ricorso d'urgenza al Tribunale di Sant'Angelo dei Lombardi (Avellino) per ottenere almeno la sospensione del provvedimento di distacco deciso dall'azienda; SI CHIEDE DI conoscere le motivazioni del trasferimento e di verificare se esse non intendono di fatto intralciare la reintegrazione disposta dal giudice; al Ministero del Lavoro di attivare le proprie sedi territoriali per trovare una conciliazione tra le parti e far sì che l’azienda Cei srl riveda la propria posizione nei confronti della signora Di Paolo consentendole di lavorare in Irpinia.
Roma, 11 gennaio 2010
Sono molto soddisfatta per la rapida e definitiva approvazione in Senato del disegno di legge, che ho sottoscritto insieme alla collega Silvana Pisa, con cui si contrasta il fenomeno delle cosiddette "dimissioni in bianco", ovvero la lettera di dimissioni preventiva richiesta dai datori di lavoro in cambio dell'assunzione per ricattare le lavoratrici ed evitare di applicare le garanzie di legge a tutela delle lavoratrici madri. E’ una pratica, purtroppo largamente diffusa anche nella nostra regione, con la quale si fa firmare alle lavoratrici, all’atto dell’assunzione, «dimissioni in bianco» che rendono possibile all’azienda licenziamenti altrimenti immotivati, che sono in tantissimi casi legati alla maternità. In Italia, soprattutto al Sud, diventare madri è ancora un handicap. T ante ragazze si affacciano al mondo del lavoro con una forte coscienza di diritti acquisiti e si scontrano invece con una realtà nella quale il lavoro femminile è stato sempre storicamente osteggiato. Così le false dimissioni rappresentano di fatto un forte disincentivo alla maternità, un paradosso per il nostro Paese che ha forti problemi di natalità e di insufficiente tasso di attività lavorativa delle donne rispetto ai parametri europei. E quando poi si parla di politiche di conciliazione, in cui siamo uno degli ultimi paesi europei in classifica, se ne parla ancora solo al femminile, come se la famiglia non riguardasse anche gli uomini. Per questo, dopo l’inserimento nell’ultima finanziaria di sgravi fiscali per le aziende del mezzogiorno che assumono donne, tale legge rappresenta un ulteriore passo avanti per tutelare il diritto al lavoro femminile e l’ingresso nel mercato del lavoro di tante ragazze meridionali.
Ho letto la storia di Francesca, architetto del Comune di Castello di Cisterna, così come raccontata dal quotidiano Il Mattino e mi sembra inverosimile. Ciò che è accaduto è gravissimo. In un contesto già difficile per la precarietà che caratterizza l’accesso al mercato del lavoro, questa vicenda conferma, semmai ce ne fosse bisogno, che le donne, specie al Sud, sono le più penalizzate, che assistiamo ad un arretramento delle conquiste femminili, che non è possibile abbassare la guardia e che è quanto mai attuale tutelare il diritto alla maternità e al lavoro. Ciò stride ancora di più con la coscienza di diritti acquisiti maturata in tante ragazze e giovani donne che non intendono rinunciare né al diritto al lavoro e alla propria realizzazione professionale né al desiderio di maternità. L’Associazione Emily è vicina a Francesca Stabile, le sarà accanto nel ricorso contro il comune di Castello di Cisterna, la sosterrà nella sua battaglia.
L'intervento del ministro della famiglia, Rosy Bindi e le reazioni, dal quotidiano Il Mattino. (aggiornamento. 4 agosto)
Lavoro femminile nel mezzogiorno e la proposta di legge presentata per contrastare le «dimissioni in bianco» - espediente utilizzato da alcuni datori di lavoro per rendere agevole il licenziamento delle lavoratrici in caso di maternità - sono stati i temi centrali dell’intervento di Anna Maria Carloni, questa mattina a Caserta, alla manifestazione “Le utopie delle donne”. Il lavoro delle donne è stato storicamente osteggiato a causa del maggior costo derivante dalla maternità. La mancanza del contributo femminile, in particolar modo nel sud del paese, determina una crisi sociale ma anche una mancata crescita culturale all’interno della famiglia. E’ necessario quindi dare impulso alla legislazione sul lavoro e agli strumenti per superare tale criticità. “La finanziaria 2007 ha compiuto un primo importante passo” - ha affermato la senatrice Ds - “accogliendo le nostre richieste, ha previsto sgravi fiscali per le aziende del mezzogiorno che assumono donne”. Carloni ha poi illustrato la proposta di legge di cui è cofirmataria, finalizzata a contrastare la pratica - purtroppo utilizzata ancora oggi da alcuni datori di lavoro - di far firmare alle lavoratrici, all’atto dell’assunzione, «dimissioni in bianco» che rendono possibile all’azienda licenziamenti altrimenti immotivati, che sono in tantissimi casi legati alla maternità. L’impegno legislativo va poi indirizzato sul rafforzamento dei servizi per i bambini e gli anziani a supporto delle donne lavoratrici, ma anche su regolamentazioni innovative che permettano la copertura contributiva figurativa di quei periodi nei quali le lavoratrici sono impegnate in attività dal forte valore sociale quali quelle di cura degli anziani.
La nomina a Cavaliere del Lavoro delle imprenditrici Paola Condorelli e Pina Amarelli è una bella notizia per Napoli e le donne del Sud. E' il riconoscimento ulteriore della crescita dell'imprenditoria campana e meridionale nella quale le donne hanno assunto un ruolo nuovo e importante. Diventano infatti Cavaliere del Lavoro due donne rappresentanti del più vitale tessuto produttivo del Sud. Due protagoniste del rinnovato spirito civico, sempre vicine alle donne e al nostro Sindaco nell'impegno per Napoli. Ciò è motivo di grandissimo orgoglio e gioia per tutte noi che da tempo abbiamo scommesso sulla forza delle nostre donne imprenditrici.
Fra i quattro nuovi funzionari generali di Bankitalia ci sono anche due donne: Anna Maria Tarantola, già alla Vigilanza presso la sede di Milano e attualmente direttore della sede di Bologna, è stata preposta all'area bilancio e controllo con la qualifica di Ragioniera generale. L'esperta in materia fiscale, Matilde Carla Panzeri, verrà preposta all'area circolazione monetaria. "Per la prima volta - sottolinea Luigi Leone, segretario generale della Falbi Confsal - non sono state promozioni legate a principi di amicizia e anzianità ma hanno tenuto conto delle reali conoscenze e competenze".
Le nomine sono un "segnale di grande attenzione alle generazioni più giovani ed è molto apprezzabile la sensibilità dimostrata verso le quote rosa. Con la nomina di Matilde Carla Panzeri e di Anna Maria Tarantola a funzionari generali, che si aggiungono alla Giannoni per la prima ci sono tre donne funzionario generale. Un fatto mai avvenuto negli ultimi 30 anni".
(Delt@ Anno IV, n. 69 del 30 marzo 2006)
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