Condivido con voi un mio articolo pubblicato oggi da Il Corriere del Mezzogiorno.Rammarica, a poche ore dalla morte di Eluana Englaro, che il senatore Calabrò perseveri in un atteggiamento di accanimento ideologico che non si addice a queste che dovrebbero essere, come in ogni cultura, le ore della pietas e della condivisione umana. “Una morte per sentenza” – come scrive Calabrò - è un’espressione inqualificabile: nessun tribunale della nostra repubblica avrebbe mai potuto, in ragione dell’ossequio alle leggi e alla costituzione, emettere un tale tipo di sentenza. Le parole sono importanti, scandiscono il fronte di un atteggiamento fortemente ideologico, lo stesso che ha causato il protrarsi della discussione sul testamento biologico, impedendone di fatto condivisa sintesi legislativa. Sui temi eticamente sensibili, noi legislatori abbiamo il dovere di ricercare una mediazione di alto profilo, abbandonando i toni forti e gli eccessi ideologici. Sebbene prima firmataria di una proposta sul testamento biologico, per contribuire a semplificare il percorso di condivisione, ho sostenuto la proposta del prof. Ignazio Marino. Entrambe si fondano sul principio della volontà soggettiva: riconoscere questo diritto non significa venir meno alla “indisponibilità” del diritto alla vita, ma piuttosto proteggere il corpo vivente da possibili arbitri da parte altri poteri, siano essi medici, scientifici, religiosi, politici, commerciali o di qualunque altro tipo. Il punto più critico della discussione, da sempre, ha riguardato la condizione di stato neurovegetativo permanente irreversibile. Penso che possa aiutarci ricordare l’approccio che il parlamento scelse di avere sulla legge 194 del 1974, quando abbandonò il piano ideologico e decise di ascoltare le esperienze reali delle donne, non dando per scontato che l’aborto fosse definibile come un assassinio. Affermare ciò non significa affatto considerarlo come qualcosa di moralmente indifferente: le ragioni dell’aborto volontario non sono mai futili per nessuna donna. In quel caso si scelse di guardare alla gravidanza come a una condizione umana “molto speciale”, e ne derivò una legge equilibrata che riconosce piena responsabilità morale alle donne e, nello stesso tempo, considera il feto come un valore da proteggere e tutelare, ponendo limiti e condizioni. Sono convinta che, allo stesso modo oggi, dovremmo guardare all’assoluta peculiarità della vita in stato neurovegetativo permanente e irreversibile, considerando questo particolare evento come una condizione “molto speciale”. Purtroppo, la proposta unificata presentata dal senatore Calabrò non appare come una sintesi basata sul dialogo, piuttosto indica una prospettiva normativa che mette in campo una pretesa di “verità assoluta” che contrasta in pieno con il valore della laicità dello Stato. Mi riferisco in particolare a un paradosso. Questa legge nasce dal bisogno di autodeterminarsi anticipatamente di fronte al prolungamento artificiale della vita incosciente, ma il testo Calabrò non ammette la possibilità di rifiutare nutrizione e idratazione che, indipendentemente dall’essere considerati o meno atti medici, costituiscono evidentemente mezzi eccezionali che possono oltremodo prolungare la vita. Idratazione e nutrizione artificiali assumerebbero – così come nel provvedimento inviato in aula in fretta e furia dal governo - addirittura uno statuto di obbligatorietà, contraddicendo platealmente la Costituzione, laddove prevede che i trattamenti sanitari non possano mai essere obbligatori: oggi un individuo cosciente può rifiutare di mangiare, bere e di assumere nutrienti e acqua attraverso sonde. Inoltre, è impressionante la quantità di adempimenti burocratici (notaio, scadenze, rinnovi) previsti, il che manifesta la precisa volontà del legislatore di rendere macchinose, inutili e irrilevanti le dichiarazioni di volontà anticipate. Sono persuasa che in questa materia - sia da parte dei credenti, che dei non credenti o diversamente credenti - dovrebbero prevalere una sorta di modestia responsabile e un’etica del dialogo, invece di un atteggiamento di convinzione ideologica. Di “verità” si occupano le religioni, che richiamano i singoli all’obbedienza di un preciso corpus di norme morali. Uno Stato laico, diversamente, è chiamato a emanare regole che siano rispettose di tutti i cittadini, di qualunque credo o convinzione.
"Venga allo scoperto chi e' contro le donne". E' la sollecitazione formulata dalle senatrici Teresa Armato, Anna Maria Carloni, Franca Chiaromonte e Maria Fortuna Incostante, firmatarie insieme con gli altri colleghi campani del Pd (Alfonso Andria, Marco Follini, Adriano Musi, Enzo De Luca, Silvio Sircana) del documento con il quale si rivolge un appello ai vertici istituzionali e politici del partito in Campania per l'approvazione di una legge elettorale coerente con l'articolo 51 della Costituzione che sancisce il pari accesso alle cariche elettive. "Sentiamo la necessita' e l'urgenza -scrivono le parlamentari del Pd- di aprire una seria riflessione sul tema della pari rappresentanza nelle assemblee elettive. Una legge elettorale che abolisca il listino senza contemporaneamente introdurre i collegi uninominali e', nei fatti, uno strumento che penalizzera' le donne e che non si porra' nell'ottica di promuovere il pari accesso nelle cariche elettive, cosi' come sancito dalla Costituzione". "Le donne su questo stanno facendo sentire la propria voce, anche in modo trasversale ed e' gia' in atto una mobilitazione di associazioni e di donne impegnate in politica e nelle istituzioni. Con questo documento -concludono le quattro senatrici- noi rivolgiamo un appello al Pd, che fin dalla sua nascita si e' seriamente posto l'obiettivo di una democrazia paritaria, affinche' ad ogni livello politico-istituzionale non contraddica le sue piu' profonde ispirazioni culturali e politiche".
(fonte Adnkronos, Roma 11 febbraio 2009)
Comunicato stampa del 6 febbraio 2009.
Il decreto legge, varato oggi dal Consiglio dei Ministri sul caso Englaro, rappresenta un atto gravissimo contro lo Stato di diritto, con il quale il governo sfida tutti: sfida la Costituzione italiana che all’art.32 recita che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Sfida la sentenza della Corte Costituzionale che ha dato ragione a Cassazione e Corte d'Appello; sfida la Corte europea per i diritti dell'uomo che nel dicembre scorso ha respinto, giudicandolo "irricevibile", il ricorso contro la sentenza della Corte d'appello di Milano che autorizza il distacco del sondino per l'alimentazione artificiale ad Eluana; sfida il Presidente della Repubblica che ha espresso parere negativo sul decreto e di fatto ignora la sua lettera; sfida il Parlamento quando Berlusconi minaccia “di approvare in 2-3 giorni una legge, se il Capo dello Stato considerasse di non firmare il decreto”. E il Parlamento? In commissione sono depositate ben 8 proposte di legge, di cui una a mia firma. Da anni discutiamo e ora Berlusconi decide e legifera da solo con un atto eversivo, minacciando addirittura di cambiare la Costituzione. Sfida infine il senso comune di pietà e umanità nei confronti del calvario di Eluana, mentre il Vaticano esulta, e così sia! E’ ora di mobilitarsi contro l’arroganza e il pericolo eversivo di questo governo, per fermare Berlusconi.
Abbiamo presentato un emendamento alla Legge finanziaria, attualmente in discussione in Senato, con l'obiettivo di rendere meno rigidi i vincoli del Patto di stabilità che ci lega all'Europa". Lo dichiarano le senatrici del Pd Anna Maria Carloni e Teresa Armato che precisano: "Lo scopo è quello di consentire a regioni e province autonome di poter rispettare i propri impegni di spesa con i creditori, per quanto riguarda gli investimenti cofinanziati da fondi europei, senza infrangere il Patto di stabilità". "L'emendamento, tecnicamente, consente - spiegano le parlamentari - di "nettizzare" tanto dal lato delle entrate, quanto da quello delle spese, le risorse europee impegnate nel cofinanziamento dei programmi comunitari, ovvero di escludere dalle spese del patto di stabilità interno, quelle sostenute con risorse europee". "L'emendamento è di particolare rilievo - continuano Carloni e Armato - e non solo per le regioni dell'OBIETTIVO1; infatti, il testo è lo stesso adottato all'unanimità dalla Conferenza delle Regioni, il 20 novembre scorso, e non comporterebbe risorse aggiuntive per il bilancio dello Stato". "L'approvazione del nostro emendamento assume, per tale ragione, un grande rilievo in questo momento di grave crisi economica sostenendo lo sviluppo di tante aree del Paese e, soprattutto, di quelle 'sottoutilizzate'. Per questo, l'emendamento è stato sottoscritto da un nutrito numero di senatori della commissione Bilancio, tra i quali Vidmer Mercatali, Nicola Rossi, Enrico Morando, Luigi Lusi e dal capogruppo del Pd in commissione Industria, Filippo Bubbico".
Roma, 4 dicembre 2008
«Non saremo una corrente o una costola del Partito democratico, ma una rete trasversale di donne dentro e fuori il Pd che si occuperà soprattutto dei problemi del Sud». Con queste parole Anna Maria Carloni e Franca Chiaromonte hanno detto addio a Emily, l’associazione rosa che ieri si è ufficialmente sciolta per lasciare il posto a una nuova sfida: l’obiettivo è la costruzione di un movimento «che sia al passo con i tempi e si occupi di problemi concreti, in primis la crisi economica». L’ultima assemblea si è svolta a Napoli nella sala di Santa Maria La Nova e ha visto la partecipazione di parlamentari e dirigenti provenienti da diverse regioni d’Italia: c’erano, tra le altre, la verde Franca Donati, la torinese Magda Negri e ancora Laura Pennacchi e le «locali» Gabriella Cundari, Valeria Valente, Angela Cortese. Hanno inviato un messaggio, invece, l’ex ministro Giovanna Melandri, Fulvia Bandoli, Rosy Bindi e Chiara Acciarini. Al centro del dibattito le scelte future: per la salernitana Anita Lanza «bisognerebbe dar vita a un partito di sole donne», mentre a sentire Maria Grazia Pagano «in politica c’è ancora molto da fare sul fronte delle pari opportunità. Dove sono le donne del Pd? Non c’è ancora un coordinamento» ha tuonato. Alla fine è passata la linea Chiaromonte-Carloni: «Ci rivedremo in primavera in Calabria per entrare nel vivo. La nostra rete - ha spiegato la Carloni - sarà vicina ai territori e si batterà per sociale, scuola, lavoro e per una legge elettorale con i collegi maggioritari, sul modello delle Provinciali, adatta alla partecipazione femminile». Poi una battuta sul Pd: «È giusto convocare subito il congresso» ha detto. D’ora in avanti, dunque, il marchio Emily non sarà concesso più a nessuno, ma non tutte le associazioni sparse sul territorio hanno accettato lo scioglimento proclamato ieri a Napoli: quelle di Palermo e dell’Abruzzo, infatti, resteranno in vita per manifesta volontà delle loro fondatrici. ( Gerardo Ausiello, il Mattino 22/11/2008)

Insieme con Franca Chiaromonte vi invito al meeting che stiamo organizzando a Napoli per il prossimo venerdì 21 novembre. E' un'occasione speciale: l’associazione EMILY ha compiuto 10 anni di vita e, dopo tante riflessioni, riteniamo concluso il suo percorso. L'obiettivo dell'associazione - la presenza di più donne in politica - sia pur con battute di arresto si va affermando concretamente nella pubblica opinione come condizione sine qua non di una moderna democrazia. Nel rapporto tra la politica e il potere molto è cambiato, e molto sono cambiate le donne. Differentemente libere e determinate, ma non più 'gruppo oppresso'. L' idea di un’estraneità femminile alla politica non è adeguata a descrivere un distacco che ha piuttosto il significato di una presa di distanza e di una reazione per le aspettative deluse. È giunto a compimento un ciclo della politica italiana che ci ha viste motivate ed impegnate in prima persona, per esempio a Napoli con la lista rosa alle elezioni provinciali. Con tutte queste trasformazioni in atto, siamo convinte che la prospettiva di un capovolgimento politico non sia a portata di mano. Abbiamo quindi tempo per riflettere, cambiare e ricominciare, ma innanzitutto per “cercare ancora”. In questo difficilissimo contesto aggravato dalle condizioni economiche di recessione e crisi, chi tra noi ha ancora ruoli e responsabilità di governo nelle istituzioni locali affronta situazioni impossibili con risorse scarse e scarse possibilità di soluzione. L’obiettivo della buona politica, quella ricca di relazioni e competenze, attenta alle persone e ai risultati, diventa sempre più difficile. Sono le esperienze e le determinazioni sociali delle donne ad essere in crisi. Il mondo della scuola, il comparto del lavoro più femminilizzato, è in smottamento. La povertà femminile in crescita e il carico di responsabilità familiari e di cura sempre più pesante. L’insicurezza in tutte le sue declinazioni crescerà. Le relazioni tra le persone risultano sempre più impoverite, incivili e brutali come ci dicono anche gli atti di razzismo e xenofobia che qui a Napoli sono stati provocati anche da gruppi di donne. Cresce il divario tra nord e sud e non si tratta delle premesse migliori per quel federalismo solidale che vogliamo. A noi pare che la vita delle donne sia quella che meglio può raccontare e rappresentare questi divari. Le reti tra donne, investendo sulle capacità di relazione e collaborazione, rappresentano il collante della societa', il collante della famiglia, dell'economia e l'investimento per guadagnare più forza, risorse e qualità comunicativa. Qualita' che le donne possiedono e devono utilizzare. Dopo e oltre l’esperienza di emily vorremmo dare vita a qualcosa di nuovo. Il nostro invito a Napoli, ad esserci, lo intendiamo come la determinazione ad iniziare insieme un nuovo cammino. Abbiamo fiducia che vorrete condividerlo. Un forte abbraccio Franca Chiaromonte e Anna Maria Carloni
"E' importante che le donne si battano contro le liste bloccate". Ne e' convinta la senatrice del Pd Anna Maria Carloni, che replica cosi' al ministro ombra per le Pari opportunita', Vittoria Franco, che in vista delle prossime elezioni europee chiede che le donne trovino larghi spazi nelle liste elettorali.
Le liste bloccate "non solo non rappresentano in alcun modo un fattore di promozione delle donne- aggiunge Carloni- ma al contrario, favorendo la cooptazione, consegna alle leadership maschili dei partiti la scelta delle donne da condidare". Una meccanismo, sottolinea la deputata, "che piu' che il merito e l'autonomia premia la fedelta' e il conformismo". Carloni sostiene quindi che "l'esperienza avuta con la lista rosa alle ultime elezioni in provincia di Napoli, dimostra come per le donne il sistema elettorale piu' favorevole potrebbe essere quello fondato su piccoli collegi uninominali", dove le donne possono farsi conoscere e apprezzare per quanto svolto a livello locale. "Dunque- puntualizza- ci batteremo contro l'idea di esportare il 'porcellum' anche in Europa. Se alle prossime elezioni si andra' con un sistema basato sui grandi collegi- conclude- sara' importante non solo sanzionare i partiti le cui liste non garantiscono un terzo di donne, ma anche introdurre una modifica legislativa che dichiari irricevibili liste che non abbiano un terzo di donne".
(fonte Ebo/Dire, 17 novembre 2008)
Vogliamo esprimere la nostra più forte solidarietà e vicinanza alla giornalista de Il Mattino Rosaria Capacchione per l’ennesimo episodio intimidatorio che l’ha vista protagonista.
Ancora una volta, a distanza di pochi giorni, sono comparse nuovamente scritte offensive nei confronti della giornalista che, siamo sicure, non scalfiscono in alcun modo la tenacia e la volontà di andare avanti di Rosaria Capacchione e di un vasto movimento di rivolta contro la camorra che sta crescendo, anche grazie al lavoro svolto da giornalisti, magistrati, forze dell’ordine, forze politiche e sociali.
“Il gruppo del Pd al Senato voterà a favore all’emendamento all’art.3 del decreto legge 154 sui tagli alle scuole”. Ad annunciarlo è la senatrice del Pd, Anna Maria Carloni, segretario della commissione Bilancio. “Dopo una lunga discussione in Commissione Bilancio del Senato – afferma Carloni - il governo ha presentato un emendamento interamente sostitutivo all’art.3 del decreto legge 154 sui tagli riguardanti il dimensionamento delle scuole e l’organizzazione della rete scolastica sul territorio. E’ un primo, concreto atto di ripensamento della politica scolastica fallimentare fin qui perseguita dal governo. E’ una vittoria del dialogo, del confronto, dell’opposizione in parlamento e nel Paese, del Pd”. L’emendamento proposto dal governo – spiega la senatrice Carloni - indica una buona soluzione per il prossimo anno, riferendosi alla legislazione vigente e garantendo la piena competenza delle Regioni a programmare l’organizzazione della rete scolastica sul territorio. Anche per quanto riguarda l’anno scolastico 2010 -2011 la valutazione è positiva perché prevede obbligatoriamente l’intesa con le autonomie locali. L’emendamento dunque cancella completamente la proposta precedente che tante critiche aveva suscitato da parte di Presidenti di Regione, Sindaci, soprattutto di piccoli comuni della montagna e delle isole che di fatto avrebbero visto soppresse la gran parte delle scuole presenti sul territorio”. E’ una vittoria politica importante – aggiunge Carloni – perchè, con la presentazione dell’emendamento, prevale la scelta del metodo del dialogo ampio e dell’intesa e segna quindi un cambiamento nel modo di rapportarsi del governo fin qui sordo a qualunque confronto con le istituzioni e con il paese”. Per questi motivi- conclude la senatrice Carloni - il gruppo del Pd, oggi in Senato, ha annunciato il voto favorevole all’emendamento. Resta la preoccupazione, rispetto alla quale vigileremo, che i mancati risparmi sui tagli alle scuole e alla rete scolastica non si trasformino in rischio di nuovi tagli per altri settori della scuola pubblica”.
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