VOTA PD IL 6 E 7 GIUGNO  I seggi sono aperti sabato 6 giugno dalle ore 15.00 alle ore 22.00 e domenica 7 giugno dalle ore 7.00 alle ore 22.00.

  Per le elezioni europee, circoscrizione Italia meridionale, visita i siti di Rosaria Capacchione, Andrea Cozzolino, Maria Grazia Pagano.

  Per le elezioni provinciali di Napoli, visita i siti di Luigi Nicolais e del PD Napoli

 

 

 

 

 

 

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Di anna maria carloni (del 03/06/2009 @ 22:21:11, in partito democratico)   

A differenza del mio amico Claudio Velardi io andrò a votare, voterò PD e continuerò a lavorare fino alle ultime ore della campagna elettorale per parlare e provare a convincere quanti, in queste ore, sono ancora indecisi o, peggio, pensano di “andarsene al mare”.

Chi segue il mio lavoro sa bene quanto io sia stata critica anche nei confronti del mio partito. La delusione per una campagna elettorale “incarognita”, che vorrebbe trasformare il voto europeo in un referendum pro o contro Berlusconi, è anche la mia delusione. E’ bene ricordare come stanno veramente le cose: il 6 e 7 giugno noi non votiamo per il governo nazionale: quello c’è già ed è, purtroppo, saldamente in mano alle forze del centrodestra che stanno dimostrando in pieno la loro volontà di perseguire gli slogan comunicativi, piuttosto che l’interesse collettivo.
Il 5 e 6 giugno votiamo per il Parlamento Europeo e - qui a Napoli - per la Provincia e la guida di numerosi Comuni.
Il voto per l’Europa è un voto importante e visto dal Sud Italia lo è ancora di più. Immigrazione, pace, mezzogiorno, lotta ai poteri criminali organizzati e, soprattutto, contrasto alla crisi economica globale sono temi che non si possono affrontare se non dentro una dimensione europea. E’oggi cruciale poter contare su rappresentanti europei che abbiano a cuore la serietà dei provvedimenti economici e che siano portatori degli interessi dell’intero nostro paese e della parte sana del paese. Le politiche governative attuali, pensiamo solo alle “quote latte”, non appaiono privilegiare questo tipo di scelta.
Queste cose non sono state affatto discusse in campagna elettorale. O meglio, a queste cose i mass media sono veramente poco interessati. Non ci rimane che il nostro voto, le tre preferenze di cui disponiamo, che possono davvero fare la differenza. Vi propongo la terna che io sono convinta rappresenti le migliori forze in campo provenienti dalla Campania.

ANDREA COZZOLINO perché è giovane, ma non inesperto. La lunga militanza politica e la sua esperienza amministrativa in un settore quale quello dell’agricoltura e dell’industria saranno preziose per affrontare le decisioni che l’Europa è chiamata ad affrontare per lo sviluppo economico. È padre di tre bambini e penso non sia un caso se si è dimostrato sempre sensibile ai temi del lavoro delle donne e della conciliazione lavoro-famiglia: è l’unico candidato, infatti, che nei suoi manifesti ha scritto: “più politiche per le donne”. Lo conosciamo da anni per gli incarichi importanti che ha ricoperto, prima come segretario dei Ds di Napoli e oggi alla guida dell’Assessorato allo sviluppo della Regione. Puntiamo molto su quello che Andrea rappresenta: una forte competenza istituzionale sulle politiche di sviluppo, sensibilità sociale e passione democratica. L’elezione di Cozzolino al Parlamento europeo consentirebbe di creare finalmente una coesa squadra di lavoro sulle politiche di sviluppo tra la Regione Campania, il Mezzogiorno e l’Europa.

MARIA GRAZIA PAGANO è la nostra parlamentare uscente, una delle poche donne elette nell’Assemblea europea. Penso sia importante la sua riconferma perché è una personalità autorevole sotto il profilo istituzionale, ha una forte competenza sui temi della formazione e del welfare ed è una dirigente politica combattiva, che non ha mai fatto mancare il suo sostegno alle battaglie femminili all’interno del partito.

ROSARIA CAPACCHIONE è la candidata più riconosciuta e stimata per le sue battaglie di giornalista contro la camorra, contro il silenzio che avvolgeva tante azioni criminali. Rosaria è una donna coraggiosa, forte e generosa. Da molto tempo rischia ogni giorno in prima persona, mettendo la sua faccia e la sua professionalità al servizio della legalità. Ha accettato di competere nelle liste del PD in una campagna elettorale difficile e dall’esito non scontato, merita tutto il nostro riconoscimento e appoggio, sosteniamola per dare un segnale forte della nostra volontà di sconfiggere le mafie.

Il 6 e 7 giugno si voterà anche per il rinnovo dell’Amministrazione Provinciale di Napoli. Sappiamo che è una competizione difficile, il centro destra è partito con un largo anticipo nella campagna elettorale riuscendo a penetrare in molti comuni dove è stata più forte la crisi del centro sinistra e anche la crisi dei rifiuti. Crisi che, come la situazione palermitana di queste ore dimostra, non rappresentava una “anomalia campana”, ma un campanello d’allarme molto più generale. L’amministrazione uscente ha ben lavorato. Ha mantenuto alto un profilo istituzionale, è riuscita a centrare moltissimi obiettivi in un territorio afflitto da mille criticità e ha chiuso, cosa non da poco, il bilancio in pareggio. Sappiamo chi è il candidato di centro destra, possiamo “apprezzarne” l’essenza politica nei tanti suoi discorsi che si trovano in rete.

Il nostro candidato GINO NICOLAIS e le nostre liste fanno la differenza sotto tutti i punti di vista: autorevolezza, competenza, rigore, innovazione, lotta per la legalità e contro la camorra, presenza di giovani e di donne. Sarebbe un errore considerare la Provincia come un’Assemblea “minore”, per la quale non vale la pena di mobilitarsi: ancor di più nei prossimi mesi importanti competenze territoriali passeranno alla Provincia e la squadra di governo farà la differenza. Nelle prossime ore è necessario un impegno rafforzato a Napoli e in provincia per sostenere l’elezione di Gino Nicolais. Dovunque, con tutti i nostri amici, in tutti i nostri gruppi. Perché, vorrei dire ai tanti che sono dubbiosi o sfiduciati, il voto è un diritto democratico ma anche un’apertura di credito sul futuro. Rinunciare a votare significa rinunciare alla speranza. Io non voglio rinunciarci. Voglio essere accanto ai nostri candidati all’Europa e a Gino Nicolais, con fiducia perché la meritano.

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Di anna maria carloni (del 30/05/2009 @ 06:48:43, in societa')   
Aderisco con convinzione al Gay Pride che si terrà domani a Napoli, come d’altronde faccio da sempre. Da sempre sostengo questa iniziativa perché ritengo che sia un appuntamento importante e significativo per affermare la libera espressione dell’orientamento sessuale, contro l’omofobia e contro ogni forma di discriminazione.
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Di staff (del 25/05/2009 @ 10:52:34, in partito democratico)   
europee 2009 vota PD
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Comunicato stampa della senatrice Carloni. La scelta di impugnare la legge elettorale regionale della Campania, alla vigilia di un importante tornata elettorale e proprio sul comma che riguarda la doppia preferenza, è del tutto strumentale ed è dettata solo da ragioni politiche. Francamente non comprendo quali siano i profili di illegittimità costituzionale. Il Governo non solo non si occupa di rimuovere gli ostacoli che si oppongono alla piena partecipazione delle donne alla vita pubblica (art.51 della Costituzione), ma al contrario si preoccupa di contrastare le leggi che vanno in tale direzione. Questo è ciò che è accaduto a proposito della legge elettorale approvata dal Consiglio Regionale della Campania. D’altronde quando è stata modificata la legge elettorale per le elezioni europee, il governo non ha affrontato né introdotto alcuna norma che ottemperasse al dettato costituzionale in materia di pari opportunità. La Campania al contrario si è cimentata con il dovere di attuare gli art. 51 e 117 della Costituzione introducendo nel panorama italiano una norma positiva ed innovativa. Con l’introduzione di un regime di doppia preferenza, per un uomo e una donna (pena l’annullamento della seconda preferenza) e con l’abolizione del listino si è fatto un passo in avanti di rilievo perché il testo campano non si limita ad indicare una quota di garanzia o un semplice meccanismo di tutela, ma introduce un’innovazione mai sperimentata prima, rafforzando le opportunità sia per le donne sia per i cittadini elettori che possono doppiamente scegliere. Non si intravedono dunque motivi per impugnare tale riforma, strumentalizzazioni a parte.
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Esprimiamo viva amarezza e disappunto per le proposte di candidature avanzate per la lista del Pd alla Provincia di Napoli. Poche donne e, il più delle volte, in posizioni “scomode”, a segnalare una mancanza di impegno nel dare esecuzione concreta ad un principio, sulla carta, condiviso. Le scelte compiute sui candidati e le modalità adottate dal commissario Morando, infatti, sono in aperto contrasto con le norme statutarie relative ad una partecipazione paritaria di donne e uomini e con i più elementari principi di democrazia e trasparenza. A questo si aggiunge che al momento non è ancora dato sapere criteri e scelte delle candidatura della “Lista Nicolais”, che tanto attivismo ha visto in questi giorni, anche da parte di autorevoli esponenti dello stesso Pd, il che potrebbe ulteriormente indebolire la posizione delle pochissime donne candidate. Stigmatizziamo ancora una volta una agghiacciante impermeabilità del gruppo dirigente del Pd ad una tra le più importanti e significative istanze di rinnovamento. Giovanna Martano, Angela Cortese, Valeria Valente, Maria Fortuna Incostante, Teresa Armato, Annamaria Carloni, Luisa Bossa
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Di anna maria carloni (del 16/04/2009 @ 00:07:47, in donne e politica)   
Vi propongo un mio articolo sulla legge elettorale regionale della Campania, pubblicato ieri dal quotidiano Il Mattino.

È trascorso un anno dall'avvio della XVI legislatura parlamentare e molti argomenti che prima destavano vivo interesse sembrano derubricati sia dall'agenda politica sia dall'attenzione dei media. Uno per tutti il deficit di rappresentanza femminile nelle assemblee elettive che allontana l'Italia dall'Europa più civile. Sembra passato un secolo da quando il ministro alle pari opportunità onorevole Prestigiacomo piangeva di rabbia per la mancata approvazione in parlamento della proposta del precedente governo Berlusconi a favore delle quote. Diversamente l'attuale ministro non solo non si occupa di rimuovere gli ostacoli che si oppongono alla piena partecipazione delle donne alla vita pubblica (art.51 della Costituzione), ma al contrario si preoccupa di contrastare le leggi che vanno in tale direzione. Questo è ciò che accade a proposito della legge elettorale recentemente approvata dal Consiglio Regionale della Campania. Le donne del Pdl vorrebbero che fosse impugnata perchè non garantirebbe l'attuazione dell'articolo 51. Nessuna di loro, però ha obiettato nulla quando Governo e Parlamento, poche settimane fa, hanno modificato la legge elettorale per le elezioni europee, senza affrontare né introdurre alcuna norma che ottemperasse al dettato costituzionale in materia di pari opportunità.
La Campania al contrario si è cimentata con il dovere di attuare gli articoli 51 e 117 della Costituzione, secondo cui le leggi regionali promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive. Con l'approvazione della legge elettorale regionale e l'introduzione di un regime di doppia preferenza, per un uomo e una donna (pena l'annullamento della seconda preferenza), si è fatto un passo in avanti di rilievo. La legge elettorale della Campania abolisce qualunque forma di lista bloccata ed inoltre non si limita ad indicare una quota di garanzia o un semplice meccanismo di tutela. Con la doppia preferenza introduce un'innovazione mai sperimentata prima, rafforzando le opportunità sia per le donne sia per i cittadini elettori che possono doppiamente scegliere . Non si intravedono dunque motivi per impugnare tale riforma, strumentalizzazioni a parte. Introdurre regole nuove e trasparenti per superare deficit democratici inaccettabili non è un problema che riguarda solo le donne. Di fatto le assemblee elettive sono oggi drammaticamente poco rappresentative della società italiana. La scarsissima presenza di donne elette continua a rappresentare un sintomo, e sempre più un simbolo, del gravissimo scacco democratico che avvilisce l'Italia. Esistono ancora intere assemblee elettive di soli uomini. Il Consiglio comunale di Napoli, terza città d'Italia è in questa situazione. Una volta si sarebbe affermato che le donne sono misura indispensabile della vita democratica. Vale anche oggi, ma per mettere in gioco le donne occorrono strumenti normativi appropriati. Io credo che gli strumenti individuati con la nuova legge elettorale campana possano rivelarsi efficaci e fecondi. Saranno verificati alla prova dei fatti. Molto dipenderà da quanto le donne vorranno mettersi in gioco anche costruendo partnership dichiarate con candidati uomini prima e nel corso della campagna elettorale. Molto dipenderà come sempre dai partiti che hanno la responsabilità di selezionare le candidature e questa volta, per la prima volta, moltissimo dipenderà anche dai candidati uomini e da quanto decideranno di scommettere, finalmente, sulle donne: candidate ed elettrici.
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Di anna maria carloni (del 01/04/2009 @ 14:10:03, in societa')   
Ho appreso con profondo sconcerto la notizia dell’immigrata della Costa D’Avorio che, giunta all’Ospedale Fatebenefratelli di Napoli per partorire, è stata denunciata e poi allontanata dal proprio bambino. Se confermata sarebbe un fatto di inaudita gravità. Il decreto sulla sicurezza, a cui ci si riferisce, non è ancora stato approvato dal Parlamento e i gruppi parlamentari del Pd si sono battuti fortemente e si batteranno contro questo provvedimento. La sua approvazione, infatti, sarebbe certamente impugnata perché viola palesemente i principi della dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo e tutte le convenzioni internazionali e le direttive europee sull’argomento. Questo fatto così grave è figlio del clima culturale generato dalle politiche sciagurate del governo che cavalcano la paura e ledono i diritti degli immigrati. L’ospedale FatebeneFratelli, gestito da religiosi, è convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale ed è finanziato con ingenti risorse pubbliche. Ciò chiama in causa il Ministero della Salute e il Governo Regionale che hanno il dovere di vigilare sulla corretta attuazione delle leggi, di garantire l’applicazione dei principi costituzionali e di sanzionare comportamenti tanto gravi e illegittimi, individuando i responsabili
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Di anna maria carloni (del 27/03/2009 @ 18:10:41, in partito democratico)   
Sorprende la replica di Geo Nocchetti alla mia lettera sugli inquietanti episodi contro i Rom avvenuti a Napoli. Francamente credo che abbia letto molto distrattamente il mio testo pubblicato dal Corriere del Mezzogiorno. Ciascuno è libero, naturalmente, di discettare utilizzando i luoghi comuni preferiti, ma gradirei che non mi si facesse dire cose che non ho mai affermato. Intanto ci sono due dati sbagliati: non ho mai lanciato l’allarme sul fatto che i napoletani stiano diventando razzisti e, soprattutto, non ho parlato soltanto di Ponticelli, anche se rappresenta il caso che ha fatto più scalpore. Al contrario, dinanzi a due fatti che ho citato (quello di Ponticelli e quello della scuola Fiorelli), dinanzi a germi di intolleranza che aumentano sempre di più in tutto il paese – e i fatti della Caffarella, che riempiono in questi giorni le pagine dei giornali, ne rappresentano soltanto l’ultimo esempio - ho lanciato un appello, nella speranza che ci potesse essere un sussulto di quella coscienza democratica e civile che a Napoli è, come ho scritto, forte e radicata. Che la criminalità organizzata abbia un forte ruolo nell’organizzazione di alcuni tipi di “moti di piazza” non è mai stato un mistero per nessuno: anche per questo motivo tutte le istituzioni vollero fortemente stigmatizzare i “fatti di Ponticelli”. Per questo mi sono rivolta innanzitutto al mio partito, il Pd, che su tale questione non ha mai detto una parola chiara di condanna, per invitare gli elettori e i simpatizzanti a riflettere di più su ciò che accade e ad aderire alla campagna nazionale “Non aver paura, contro il razzismo, l’indifferenza e la paura dell’altro” promossa da un cartello di associazioni su tutto il territorio nazionale. Mi sono rivolta al mio partito, con toni più che pacati, con un invito alla riflessione e aspetto con fiducia che, di fronte a episodi che si succedono con frequenza preoccupante in tutto il paese – ma anche, purtroppo, nella nostra città – proprio dal partito democratico venga un impegno forte contro tutte le discriminazioni razziali, un segnale di riconoscibilità e di contrasto alla violenza e alla camorra che la fomenta.
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Di staff (del 27/03/2009 @ 13:38:39, in partito democratico)   
La lettera della senatrice Carloni sugli episodi di razzismo, pubblicata ieri 26 marzo da Il Corriere del Mezzogiorno.

E’ passato un anno dall’ignobile incendio dei campi Rom napoletano di Ponticelli, ad opera di “sedicenti cittadini esasperati” e l’altro ieri, dalle notizie pubblicate dai giornali, a Napoli, alla scuola Fiorelli, si sarebbe verificato un nuovo episodio di razzismo nei confronti di una bambina rom.
Per i fatti di Ponticelli a pagare è stata una ragazzina rom, oggi in carcere perché giudicata colpevole di tentato sequestro di minore. Per l’incendio dei campi, per le violenze e le umiliazioni ai danni di tante famiglie rom nessuno ha pagato.
Certamente Napoli vive tanti gravi problemi e conflitti, ma io scrivo nella speranza che, di fronte a fatti come questi, ci sia un sussulto di quella coscienza democratica e civile che a Napoli è altrettanto forte e radicata. Mi rivolgo in particolare agli elettori e agli iscritti del mio partito, il partito democratico, perché non cali il silenzio sui tanti episodi di discriminazione che quotidianamente vivono i rom.
Perché dal Pd, e da tante altre associazioni, venga invece un sostegno convinto alla campagna nazionale “Non aver paura, contro il razzismo, l’indifferenza e la paura dell’altro” promossa da un cartello di associazioni su tutto il territorio nazionale. Lo scorso anno, a Ponticelli, il Pd si fece protagonista in qualche modo di quell’episodio affiggendo un proprio manifesto che incitava a cacciare i rom da quel quartiere. Nel Pd, contro i gravi fatti che seguirono, furono spese molte parole giustificatorie, troppo poche di condanna. A un anno di distanza, quando è sempre più chiaro che l’intolleranza può dare vita ad una tragica catena e che la follia del razzismo rischia di farci precipitare in un vortice di inciviltà, mi auguro che i responsabili di quei manifesti abbiano riflettuto criticamente e sappiano compiere un gesto riparatore. Per esempio un manifesto di scuse ai rom da sempre vittime di pregiudizi, capri espiatori buoni per ogni grave circostanza.
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