Di staff (del 12/04/2006 @ 22:07:38, in attualita')   

ELEZIONE DEL SENATO DELLA REPUBBLICA DEL 9-10 APRILE 2006 REGIONE CAMPANIA (totale votanti = 3.039.934)

(voti - percentuale - seggi)

PRODI ROMANO
DEMOCRATICI SINISTRA 429.898 - (14,141 %) - 5
DL.LA MARGHERITA 388.591 - (12,782 %) - 5
RIF.COM. 202.083 - (6,647 %) - 3
U.D.EUR POPOLARI 157.982 - (5,196 %) - 2
INSIEME CON L'UNIONE 113.686 - (3,739 %) - 1
DI PIETRO IT. VALORI 92.161 - (3,031 %) - 1
LA ROSA NEL PUGNO 83.569 - (2,749 %) - 0
PART.PENS. 20.132 - (0,662 %) - 0
I SOCIALISTI 13.013 - (0,428 %) - 0
LISTA CONSUMATORI 6.531 - (0,214 %) - 0

TOTALE Centro Sinistra 1.507.646 - (49,594 %) - 17



BERLUSCONI SILVIO
FORZA ITALIA 825.443 - (27,153 %) - 8
ALLEANZA NAZIONALE 387.815 - (12,757 %) - 4
UDC 161.873 - (5,324 %) - 1
DEM.CRIST.-NUOVO PSI 48.747 - (1,603%) - 0
ALTER.SOC.MUSSOLINI 22.119 - (0,727 %) - 0
FIAMMA TRICOLORE 18.508 - (0,608 %) - 0
PENSIONATI UNITI 8.103 - (0,266 %) - 0
PRI 6.798 - (0,223 %) - 0
LEGA NORD 7.038 - (0,231 %) - 0
AMBIENTA-LISTA 5.431 - (0,178 %) - 0
TOTALE Centrodestra 1.491.875 - (49,075 %) - 13


SAVIO DOMENICO
P.COM.MARX-LEN 26.029 - (0,856 %) - 0

SCOTTI VINCENZO
TERZO POLO 8.354 - (0,274 %) - 0

VENOSI A. LUIGI
UN.FEDERALISTA MERID 1.969 - (0,064 %) - 0

VESTUTO G.FRANCO
LEGA SUD 2.496 - (0,082 %) - 0

PIROVANO PIERO
SOLIDARIETA' 1.565 - (0,051 %) - 0

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DeltaNews, nel suo Speciale Elezioni 2006, ha posto 6 domande ad Anna Maria Carloni sui temi della rappresentanza, pari opportunità, famiglie, istruzione/formazione, salute riproduttiva.

1) RAPPRESENTANZA In che modo è possibile garantire una presenza reale delle donne nelle istituzioni? E' necessario intervenire con misure specifiche e quali?

Non ci sarà mai una partecipazione ampia delle donne se la democrazia chiude gli spazi al suo interno, come nel caso della situazione in cui siamo ora e con questa legge elettorale. Potrei dire che il centrosinistra ha nelle sue liste il doppio di donne ma non mi basta: se non rompiamo il blocco non avremo mai una rappresentanza femminile forte. Io sono stata sempre contraria all’introduzione delle quote, speravo che si arrivasse a una rappresentazione femminile senza questa scelta obbligata. Ma oggi l'esperienza mi insegna che non arriveremo mai ad una presenza forte senza quella legge che introduce le quote. Una legge che la maggioranza del centrodestra non ha voluto fare. All'Unione Europea esiste una legge che fissa il tetto al 30%. Altri Paesi Europei lo hanno già fatto. Ultimo il Portogallo. L’Assemblea nazionale portoghese ha adottato, proprio in questi giorni, una legge che limita a due/terzi del totale i candidati dello stesso sesso nelle liste elettorali, al fine di "promuovere la parità tra uomini e donne". In Portogallo la nuova legge prevede che qualsiasi partito le cui liste non rispettino le nuove disposizioni venga escluso dalla competizione elettorale. In Italia invece ancora non è successo niente. In Campania, Emily, l’associazione che presiedo, ha proposto alle candidate di firmare un Patto di reciprocità. Il primo impegno del Patto è proprio quello di presentare subito un disegno di legge che restituisca ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti e che applichi l'articolo 51 della Costituzione secondo il quale deve essere garantita la rappresentanza paritaria fra i sessi.

2) PARI OPPORTUNITA' Le politiche di pari opportunità possono interagire proficuamente con la politica tout court e come?

Non ci saranno mai norme che garantiranno le pari opportunità, ma possono essere prodotte leggi che agevolino i processi di parità, opportunità, partecipazione reale. Da questo punto di vista c’è un’esperienza già fatta con il Ministero delle Pari Opportunità, introdotto proprio dal centrosinistra, da Prodi nel ’96, nel quale ho lavorato e che rappresenta un punto politico alto. Dobbiamo ripartire da lì, da quella rete che costruimmo e da quella elaborazione legislativa e di governo. Certo la partecipazione delle donne alla politica resta il requisito fondamentale su cui costruire pari opportunità. Non ci può essere una piena democrazia con l'esclusione delle donne. Non dobbiamo dimenticare mai che l'inclusione delle donne è difficile e dimezzata, la parità è solo teorica e non applicata. Lo verifichiamo nel mondo del lavoro, con onorari differenziati tra i due sessi del 30%. C'é un'esclusione da tutti i profili decisionali e di potere della nostra società, nei partiti e nelle istituzioni. Per questo dobbiamo immaginare democrazie che continuino a cambiarsi per accogliere fino in fondo la presenza delle donne. Se restano tali non possiamo raggiungere la parità tra i generi.

3)FAMIGLIE Quali politiche familiari sono necessarie perchè le donne possano raggiungere una effettiva conciliazione di tempi di vita e di lavoro?

Quando il centrosinistra ha governato ha prodotto una legislazione avanzata in materia. Ricordo i congedi parentali, solo per fare un esempio. In questi anni, tuttavia, il governo Berlusconi ha tagliato in maniera drastica le risorse e le politiche di sostegno alle famiglie, in particolare quelle più povere. L’ultimo rapporto Eurispes conferma che, negli ultimi cinque anni, le famiglie italiane hanno ridotto il loro risparmio annuo del 40%, passando dai 106 miliardi accantonati nel 2001 ai 64 del 2005. La quota di risparmio è passata negli stessi anni dall'8,9 al 4,8% del Prodotto interno lordo. L’Italia vive una polarizzazione sociale senza precedenti, una più netta divisione tra ricchi e poveri. In questo scenario politico occorrono riforme serie, una politica di sinistra, una politica riformista. Per le famiglie io credo che ci sia innanzitutto bisogno di servizi di conciliazione con la sfera familiare e di un'organizzazione sociale diversa. Nel Sud diminuisce la natalità rispetto al Nord perché qui mancano servizi e buona organizzazione. Nel programma dell’Unione c’è una proposta emblematica: creare 3.000 asili nido. Io, insieme alle altre parlamentari dell’Unione del Sud, vorrei prenotarli tutti per il Sud. E’ una priorità. Sono cosciente che non si tratta di un provvedimento che cambia la vita, ma si tratta di una iniziativa che, se realizzata, dà il senso di ciò che noi intendiamo fare nel campo delle politiche sociali.

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“Noi vogliamo condividere una battaglia comune con voi per difendere e tutelare i diritti delle persone anziane e cambiare le vostre condizioni di vita. Una grande battaglia di civiltà per ricominciare e aprire una nuova pagina”.

Anna Maria Carloni, interviene all’assemblea al Cinema Adriano indetta dai Ds regionali. Parla da una platea attenta, composta prevalentemente dagli anziani dello Spi Cgil e della Uil. Rosaria Di Cicco ha da poco terminato di recitare con la sua consueta passione un pezzo di Annibale Ruccello, autore teatrale napoletano, che molto si è speso sul rapporto tra generazioni. Poi lo spot elettorale preparato dai Ds regionali ha ricondotto alla dura realtà di anziani che non riescono ad arrivare alla fine del mese, dopo il sogno svanito dell’aumento delle pensioni minime, tanto sbandierato da Berlusconi nelle passata campagna elettorale per le politiche del 2001.

“C’è sfiducia tra la gente – afferma Anna Maria Carloni – c’è una forte divisione nel Paese. Bisogna ripartire. E noi – rivolta ai tanti presenti in sala - abbiamo bisogno di voi perché occorre una memoria più lunga, la memoria del futuro, come recita un nostro slogan. Serve la memoria delle conquiste fatte negli anni passati per costruire una forte democrazia, basata sull’uguaglianza, sulla partecipazione, sulla libertà. Voi siete testimoni importanti di queste battaglie, potete aiutare le nuove generazioni a ricostruire una coscienza collettiva e una democrazia più forte e partecipata. Altrimenti – conclude Carloni – resta il Paese dei furbi, con i poveri sempre più poveri e ricchi sempre più ricchi”.

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Il segretario dei Ds, Piero Fassino, in un'intervista a Sky Tg 24 ha annunciato ieri che in caso di vittoria dell’Unione la la delegazione ministeriale dei Ds sarà per metà composta da donne. "Ci battiamo – ha detto Fassino - perché almeno un terzo della rappresentanza parlamentare del centrosinistra sia costituita da donne.

I Ds hanno cercato di mantenere questo impegno a partire dalla formazione delle liste. Qualora riusciremo a vincere le elezioni, la delegazione dei Ds al governo sarà composta per metà da uomini e metà da donne. Mi auguro che anche i nostri alleati si comportino così, perché da tempo sono convinto che le donne possano assumere incarichi di elevata responsabilità, e non assumere necessariamente le competenze nei ministeri delle politiche sociali, delle pari opportunità o della cultura ma che possano svolgere qualsiasi incarico".

(Delt@ Anno IV, n. 75 del 6 aprile 2006)

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Negli ultimi cinque anni le famiglie italiane hanno ridotto il loro risparmio annuo del 40%, passando dai 106 miliardi accantonati nel 2001 ai 64 del 2005. La quota di risparmio è passata negli stessi anni dall'8,9 al 4,8% del Prodotto interno lordo. I dati sono contenuti in uno studio dell'Eurispes sulla proponsione al risparmio delle famiglie italiane.

"La caduta della propensione al risparmio delle famiglie italiane è stata causata da un lato dalla crescente difficoltà dovuta all'aumento dei prezzi e dall'altro dai numerosi e forti disincentivi che sono sorti ad ostacolare ed a rendere meno appetibile il risparmio - spiega l'Eurispes -.

In particolare la contrazione del reddito (dovuta ad un'inflazione non sufficientemente compensata dagli aumenti dei salari) ha costretto numerose famiglie del ceto medio a dedicare gran parte o la totalità delle entrate ai consumi per mantenere o cercare di non abbassare troppo il proprio tenore di vita". Il risparmio non ha le stesse dimensioni in tutto il Paese: vi sono grandi differenze nelle diverse aree geografiche, con una forte prevalenza del Nord e del Centro sul Mezzogiorno ed una concentrazione nelle grandi città. La differenza riscontrabile fra il Sud ed il Settentrione è dovuta sia al minor reddito disponibile che ad una minore predisposizione a depositare i soldi in banca nelle regioni meridionali e nelle Isole (26,2% contro il 28,6% del Nord).

(AdnKronos)

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“Sono ottimista. In Italia c’è spazio per una politica riformista”. Anna Maria Carloni interviene - a Napoli, al Cinema Filangieri - al dibattito su “L'impegno riformista per Napoli e per il Mezzogiorno" e risponde così alla prima domanda posta dal politologo Paolo Macry. “ Certo – continua la candidata Ds al Senato – siamo in una situazione difficile ma non si può sostenere la tesi, pur se provocatoria, di Luca Ricolfi, in base alla quale oggi in Italia potrebbe prevalere una nuova fase di conservazione che pregiudicherebbe riforme importanti.

La mia analisi – spiega Carloni – è diversa. Le promesse fatte dal governo Berlusconi nel 2001 hanno generato forti delusioni e una disaffezione dalla politica. Ed è stato netto il segno di una politica neoliberista che si è diffusa in tutto il mondo e che da noi ha assunto la veste del berlusconismo. Il bilancio drammatico di tutto ciò è davanti a noi: l’Italia vive una polarizzazione sociale senza precedenti, una più netta divisione tra ricchi e poveri. In questo scenario politico – conclude Anna Maria Carloni - occorrono riforme serie, una politica di sinistra, una politica riformista”.

“C’è bisogno di pacatezza, reciproca tolleranza e dialogo. Non serve un bipolarismo etico, ma al contrario va valorizzata la capacità profonda di creare convivenza, comunità. Anche su questo si misura una seria politica riformista” è la risposta di Anna Maria Carloni sulla possibilità di far convivere nell’Unione e in Parlamento culture diverse, laiche e cattoliche. La candidata Ds ricorda la vicina esperienza del referendum sulla fecondazione assistita: “La fecondazione assistita – dice – è stata un tema di forti divisioni e per questo è stato un fallimento, una sconfitta. Ha rappresentato il frutto malato di una scarsa politica del dialogo. Ed è andata a finire come sappiamo, con una pessima legge approvata in Parlamento, anche perchè c’erano poche donne elette. Non dimentico che, negli anni settanta, quando pure in Parlamento era forte la Dc, abbiamo ottenuto una legislazione avanzata in tema di diritti civili, a partire dal divorzio e dall’aborto. In quel caso era praticata una politica del dialogo, dell’ascolto, della ricerca di un punto comune”. Politica che per Anna Maria Carloni va ripresa.

“In questi anni, a Napoli, con tante altre donne, abbiamo sperimentato un laboratorio politico delle donne del centrosinistra basato, appunto, sul dialogo, lavorando molto su ciò che ci divideva. Invece il centrosinistra nazionale sembra aver messo la testa sotto la sabbia, come gli struzzi, rimuovendo tali divisioni. Io non credo che questa sia la strada. La cultura laica ha un sistema di valori con cui confrontarsi. Non ritengo che ci sia bisogno di un bipolarismo etico. Serve invece una capacità profonda di creare convivenza e comunità. Su questo si misura una politica riformista. Le donne da questo punto di vista hanno molto da dire. Va rafforzata una politica del dialogo, non quella, oggi in voga, dell’insulto. C’è bisogno di pacatezza e reciproca tolleranza. Nel programma dell’Unione sui Pacs e sul testamento biologico sono state trovate parole condivise. Questo è un grande fatto politico perchè non dobbiamo ripetere l’errore commesso con la legge sulla procreazione assistita.

“Ma quanto è realistica la possibilità di costruire, dopo le elezioni, il partito democratico?”, è l’ultima domanda posta dal politologo Macry alla candidata Ds. “Dovremo discutere molto. Ma sarebbe importante, dopo la campagna elettorale, iniziare a fare alcune esperienze per costruire un soggetto politico nuovo, espressione di una cultura riformista. Vorrei dedicarmi, insieme a tante altre donne, alla costruzione del partito democratico, perché sono convinta che, se tale progetto resta affidato unicamente ai vertici dei partiti, non sarà possibile alcun reale rinnovamento". "Abbiamo bisogno di un soggetto nuovo, nel quale donne e giovani possano davvero essere protagonisti. Basti pensare al Portogallo: l'Assemblea nazionale portoghese ha adottato ieri una legge che limita a due/terzi del totale i candidati dello stesso sesso nelle liste elettorali. Certo – ha spiegato Carloni – oggi c’è la lista unitaria che rappresenta il primo nucleo, il cemento di questo soggetto politico riformista, ma una reale possibilità di rinnovamento si misura sul coinvolgimento di donne, giovani e su una profonda innovazione delle classi politiche. Non si può rivolgersi alle donne solo in campagna elettorale. Né servono infinite discussioni teoriche. Soltanto nella pratica politica possiamo trovare la disponibilità al rinnovamento e la linfa vitale per costruire un nuovo soggetto riformista".

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Di staff (del 31/03/2006 @ 21:51:02, in donne e politica)   

L'Assemblea nazionale portoghese ha adottato ieri una legge che limita a due/terzi del totale i candidati dello stesso sesso nelle liste elettorali per le votazioni con sistema uninominale, al fine di "promuovere la parità tra uomini e donne". Per le votazioni con sistema proporzionale, la nuova norma prevede che le liste non possano presentare più di due candidati consecutivi dello stesso sesso, ciò che equivale a limitare lo squilibrio nella stessa proporzione.

La nuova legge - approvata dal Partito socialista e dal Blocco delle sinistre, mentre il Partito socialdemocratico (Destra) e il Partito comunista hanno votato contro - modifica le disposizioni vigenti in materia di elezioni per tutti i tipi di consultazione (politiche, amministrative, europee). Prevede che qualsiasi partito le cui liste non rispettino le nuove disposizioni venga escluso. Nel presentare, all'inizio del mese, la proposta di legge, la vicepresidente del gruppo socialista in Parlamento, Maria de Belem Roseira, ne aveva sottolineato il carattere cogente, che consente l'eliminazione "pura e semplice" dei partiti inadempienti. I socialisti portoghesi applicano da dieci anni tale regola e dei loro 121 deputati 46 sono donne. Nell'Assemblea nazionale, le donne sono 61, su 230 deputati.

(Ansamed)

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Di staff (del 30/03/2006 @ 21:49:19, in donne e lavoro)   

Fra i quattro nuovi funzionari generali di Bankitalia ci sono anche due donne: Anna Maria Tarantola, già alla Vigilanza presso la sede di Milano e attualmente direttore della sede di Bologna, è stata preposta all'area bilancio e controllo con la qualifica di Ragioniera generale. L'esperta in materia fiscale, Matilde Carla Panzeri, verrà preposta all'area circolazione monetaria. "Per la prima volta - sottolinea Luigi Leone, segretario generale della Falbi Confsal - non sono state promozioni legate a principi di amicizia e anzianità ma hanno tenuto conto delle reali conoscenze e competenze".

Le nomine sono un "segnale di grande attenzione alle generazioni più giovani ed è molto apprezzabile la sensibilità dimostrata verso le quote rosa. Con la nomina di Matilde Carla Panzeri e di Anna Maria Tarantola a funzionari generali, che si aggiungono alla Giannoni per la prima ci sono tre donne funzionario generale. Un fatto mai avvenuto negli ultimi 30 anni".

(Delt@ Anno IV, n. 69 del 30 marzo 2006)

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"Una priorità per il Mezzogiorno è la creazione di tremila asili nido previsti nel programma dell'Unione". E' quanto ha dichiarato Anna Maria Carloni nel corso della trasmissione Faccia a Faccia, condotta da Giovanni Lucianelli, in onda su Italiamia2. "Sono cosciente - ha aggiunto la candidata Ds al Senato - che non si tratta di un provvedimento che cambia la vita ma si tratta di una iniziativa che, se realizzata, dona il senso della politica sociale del centro sinistra e può essere di sicuro supporto per l'occupazione delle donne e l'educazione dei bambini".

(AdnKronos)

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Nella prossima legislatura le donne non raggiungeranno il 15% del totale dei parlamentari. Secondo le previsioni di Arcidonna, nella coalizione di Centro Sinistra le donne saranno il 19% dei parlamentari eletti mentre nella coalizione di Centro Destra il 5,5%.

"Se la previsione sarà confermata - spiega in una nota Valeria Ajovalasit, presidente di Arcidonna - avremo una presenza femminile in Parlamento appena superiore all'attuale 11%, un incremento talmente limitato da rappresentare una sconfitta per la democrazia e per quella grande domanda di riequilibrio espressa dalla società civile". Secondo Arcidonna, le responsabilità sono da attribuirsi: "alla nuova legge elettorale, che impedisce di attribuire la preferenza, penalizzando intere fasce di popolazione che in base a ricerche effettuate si sono espresse a favore del voto a una candidata donna e ai partiti politici, molti dei quali nelle liste hanno inserito donne in misura insufficiente e in posizione non qualificante".

(Ansa)

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