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La nomina a Cavaliere del Lavoro delle imprenditrici Paola Condorelli e Pina Amarelli è una bella notizia per Napoli e le donne del Sud. E' il riconoscimento ulteriore della crescita dell'imprenditoria campana e meridionale nella quale le donne hanno assunto un ruolo nuovo e importante. Diventano infatti Cavaliere del Lavoro due donne rappresentanti del più vitale tessuto produttivo del Sud. Due protagoniste del rinnovato spirito civico, sempre vicine alle donne e al nostro Sindaco nell'impegno per Napoli. Ciò è motivo di grandissimo orgoglio e gioia per tutte noi che da tempo abbiamo scommesso sulla forza delle nostre donne imprenditrici.
Apprezzo la dichiarazione del Sindaco Iervolino che ha annunciato la volontà di aumentare in maniera significativa la presenza delle donne in Giunta. E’ una scelta forte, fatta all’indomani di una campagna elettorale che Rosetta ha condiviso largamente con le donne e che compensa, almeno in parte, il dato negativo di un Consiglio comunale di Napoli tutto maschile. E tuttavia vorrei dire che la scarsa presenza delle donne nelle istituzioni non rappresenta una novità. Non a caso viene considerato un problema democratico di rilevanza nazionale e costituzionale (come dimostra la modifica dell’art.51). Lo stesso Prodi ne ha esplicitamente preso atto annunciando, tra le priorità del governo, la necessità di una legge sulle cosiddette quote rosa per le assemblee elettive, gli esecutivi, le nomine.
Per scardinare questa debolezza storica abbiamo lavorato in questi anni come associazione Emily. Su questa questione si sono impegnati anche i vertici delle nostre istituzioni - comunali, provinciali e regionali - valorizzando al meglio capacità e potenzialità femminili. Tutto questo non è bastato. Oggi più che mai è necessario aprire una riflessione, e non solo tra le donne napoletane, sulla realtà insostenibile che questo voto ci consegna: il consiglio comunale della terza città italiana fatto di soli uomini.
A Napoli la competizione elettorale è stata particolarmente difficile. Inevitabilmente il meccanismo della preferenza unica innesca competizioni all’interno delle singole liste. E’ un dato di fatto che le donne candidate, da sempre, intercettano consensi di opinione e cozzano con un voto organizzato di partito e di corrente che le penalizza fortemente, tanto più quando non godono di un forte legame territoriale di quartiere. Nonostante ciò e nonostante il risultato deludente di un consiglio tutto maschile, le candidate del centrosinistra si difendono bene, ottengono risultati significativi e riescono in alcuni casi a sfiorare l’elezione. Adesso serve uno scatto ulteriore, dalla formazione della giunta all’introduzione di regole per l’accesso alla politica e soprattutto il rafforzamento di quelle reti femminili che uniscano le donne nelle istituzioni e quelle impegnate nella vita civile e sociale.
Vi ripropongo il testo di un articolo pubblicato oggi dal quotidiano Il Mattino.
Caro direttore, ho letto con grande attenzione le riflessioni di Gabriella Gribaudi sul tema delle quote rosa, pubblicate ieri dal suo giornale. È sempre interessante verificare quanto questo argomento sia portatore in sé di notevoli ambivalenze, che possono riflettersi in analisi e pratiche politiche differenti e, spesso, fortemente contrapposte. È indubbio, infatti, che la consistenza della presenza femminile nel nuovo governo abbia deluso le aspettative delle donne, a fronte degli impegni più volte pubblicamente espressi dai partiti e dal premier Prodi. Ma ritenere indistinguibili sul piano valoriale il centrosinistra e un centrodestra che nel suo ultimo governo ha nominato soltanto due donne su 24 ministri - se solo vogliamo attenerci al tema in discussione - appare considerazione quantomeno lontana dalla realtà.
Le nostre sei donne del governo, ancorché valide e intelligenti, sarebbero donne senza potere reale, belle statuine in posizioni inferiori, subalterne a una cultura maschilista e patriarcale, si suggerisce nell'articolo. Mi riesce difficile conciliare questa visione apocalittica con il reale spessore politico delle donne che sono oggi al governo e che si sono sempre distinte per impegno e riconoscibilità negli importanti ruoli politici e istituzionali che hanno ricoperto in precedenza. Voglio ricordare, per fare soltanto un esempio, che dobbiamo a Livia Turco, alla guida del dicastero delle Politiche Sociali (un Ministero senza portafoglio), una riforma fondamentale del welfare che ha avviato l'integrazione dei servizi sanitari con quelli sociali. Non mi sembra si sia occupata di tematiche marginali, almeno se guardiamo alla politica dalla parte dei cittadini. E non giudicherei marginale per il nostro paese il lavoro del Ministero delle Politiche Comunitarie. Così pure, anche senza portafoglio, non appaiono certo di secondo piano incarichi che investono la responsabilità di cambiamenti culturali sui quali l'Unione ha investito fortemente nel suo programma, quali le unioni di fatto. Oppure il governo di un settore, lo sport, che mostra oggi segnali inquietanti che meritano un'attenzione costante.
Ciò detto le donne del centrosinistra si aspettavano e meritavano di più. Non siamo nuove alle delusioni: nelle liste elettorali, negli incarichi, nelle nomine, nell'innovazione normativa. Basti ricordare che fu un uomo, un deputato del centrosinistra, a richiedere, nella votazione parlamentare sulle quote rosa, il voto segreto decisivo per affossare la possibilità di una più ampia partecipazione femminile alle ultime elezioni politiche. Cosa fare allora? Ritirarsi sull'Aventino? Non penso sia la strada giusta. La politica va agita, concretizzata con azioni reali e fattive. Un Paese con una più forte presenza delle donne nelle istituzioni va costruito anche difendendo il valore del sostegno alle donne che hanno responsabilità di governo. Non cadendo nella trappola - così comoda per tanti uomini, anche del centrosinistra - di considerare le donne, sempre e qualunque cosa facciano, colpevoli senza appello.
(da Il Mattino, 23 Maggio 2006)
Venticinque ministri oltre al premier. Tre ex presidenti del Consiglio, 14 “matricole”, 8 ministri senza portafoglio. Sei donne (il 24% dei ministri), il triplo del Berlusconi III, ma cinque senza portafoglio. Venti deputati, solo due senatori, tre 'tecnici'. E ancora: 9 ministri Ds, 6 della Margherita, 2 prodiani (piu' Padoa Schioppa e Amato), uno ciascuno a Prc, Idv, Udeur, Verdi, Rosa nel Pugno e Pdci. Cinque ministri 'spacchettati', uno 'accorpato'. Sono i numeri del secondo governo Prodi. Rispetto al primo del Professore, quattro ministri e tre donne in piu'. Il governo Prodi si presenta con un ministro in piu' del Berlusconi III (erano 24) e quattro in piu' del Prodi del 1996 (21). Otto dei ministri del Professore sono senza portafoglio (erano 10 nell'esecutivo del Cavaliere).
DONNE. Sono sei le donne ministro, ma una sola con un incarico pieno (Livia Turco alla Salute). Mentre Linda Lanzillotta, Emma Bonino, Barbara Pollastrini, Giovanna Melandri e Rosy Bindi sono ministri senza portafoglio. Il nuovo governo eguaglia il primato messo a segno nel '99 dall'esecutivo D'Alema quanto alla presenza femminile con sei rappresentanti, di cui tre 'new entry' (Bonino, Lanzillotta e Pollastrini). Ma il 'peso' dei dicasteri risulta piu' leggero, visto che nel governo D'Alema c'erano tre ministre di prima fascia (Iervolino all'Interno, Bindi alla Sanita' e Melandri ai Beni Culturali). Le donne ministro del governo Prodi sono tuttavia il triplo di quelle del governo Berlusconi, che ne contava solo due: Prestigiacomo e Moratti.
EX PREMIER. Un governo con tre ex premier (Prodi, D'Alema e Amato) ma fatto di “matricole” per il 60%. Sono infatti 14 su 25 i ministri alla prima esperienza nell'incarico. Non solo. In piu' c'e' Francesco Rutelli, che fu gia' nominato ministro (dell'Ambiente) nel governo Ciampi nel 1993, ma che si dimise poche ore dopo per il 'no' della Camera alla autorizzazione a procedere per Bettino Craxi. E ancora, Massimo D'Alema: due volte presidente del Consiglio (1998-2000), ma mai ministro.
MATRICOLE. Le matricole vere e proprie sono Arturo Parisi (sottosegretario alla presidenza del Consiglio del governo Prodi nel '96), Tommaso Padoa Schioppa, Beppe Fioroni, Paolo Gentiloni, Fabio Mussi, Cesare Damiano, Paolo Ferrero, Alessandro Bianchi, Vannino Chiti, Luigi Nicolais, Linda Lanzillotta, Emma Bonino, Giulio Santagata, Barbara Pollastrini.
TRASLOCHI. Sono invece gia' stati ministro, ma cambiano dicastero, Giuliano Amato (non solo ex premier, ma anche ministro del Tesoro, delle Riforme e sottosegretario alla presidenza con Craxi dall'83 all'87); Clemente Mastella (e' stato ministro del Lavoro nel primo governo Berlusconi); Livia Turco (e' stata agli Affari Sociali); Giovanna Melandri (gia' ai Beni Culturali), Rosy Bindi (ex ministro della Sanita') e Alfonso Pecoraro Scanio (gia' ministro alle Politiche agricole).
FOTOCOPIA. Incarico fotocopia, poi, per tre ministri di Prodi: Pierluigi Bersani alle Attivita' Produttive (che pero' ora ha cambiato nome in Sviluppo Economico e ha modificato qualche delega), Antonio Di Pietro alle Infrastrutture (senza Trasporti) e Paolo De Castro alle Politiche Agricole. SENATORI. Venti deputati, solo due senatori (Clemente Mastella e Livia Turco), tre non parlamentari. Che i deputati sarebbero stati piu' dei senatori era stranoto, vista l'esiguita' del margine di maggioranza a Palazzo Madama. Si era anche detto che i membri del governo senatori si sarebbero dimessi, ipotesi pero' scartata certamente da Mastella e probabilmente anche da Turco.
Auguri di cuore alle amiche e colleghe che hanno ricevuto l’incarico ministeriale nel nuovo governo Prodi. E’ una presenza qualificata e autorevole di donne dalla provata esperienza politica che nei governi precedenti del centrosinistra in settori chiave si sono distinte mettendo a frutto le proprie competenze e sensibilità. Tuttavia è innegabile che si poteva fare di più. Lo stesso Presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha ammesso di essere dispiaciuto per non aver potuto inserire nella lista dei ministri più donne. Siamo al di sotto della soglia del 30% che pure avevamo indicato in campagna elettorale. Ciò denota un deficit degli apparati dei partiti, pur con distinzioni e differenze. Ora, proprio a partire dalla presenza delle sei ministre, dobbiamo impegnarci per superare questo gap e rendere più incisivo il ruolo delle donne nelle istituzioni rappresentative, indicando, ad esempio, più donne per le cariche di sottosegretari, presidenti e vicepresidenti delle commissioni parlamentari.
"Se possiamo dirci libere è perché altre donne hanno lottato per questa libertà, donne presenti quando si faceva la Costituente e quando si lottava per il raggiungimento delle pari opportunità. A quelle donne devono dire grazie anche le esponenti del centro destra che solo da poco stanno uscendo dal ruolo di belle statuine".
Con queste parole Rosa Russo Iervolino ha concluso l'iniziativa "L'Unione delle Donne" organizzata al Teatro Nuovo dalle donne del centro sinistra napoletano a sostegno del candidato sindaco. E ha aggiunto: "le battaglie di genere sono battaglie generali perché una democrazia che tiene fuori il 51% della popolazione non può che essere considerata una democrazia debole". Alla manifestazione si è discusso di partecipazione, rappresentanza, vivibilità, welfare. Ad aprire il dibattito è stata il presidente del Consiglio regionale della Campania Sandra Lonardo, che ha sottolineato l'importanza della collaborazione tra le istituzioni con l'obiettivo di costruire un'amministrazione amica. Un impegno che a Napoli, secondo la portavoce dell'unione delle donne del centrosinistra Clotilde Parisio, entra in una fase particolarmente positiva grazie all'introduzione delle municipalità, che permetteranno una maggiore partecipazione da parte dei cittadini e in particolare delle donne, presenti in forze nelle liste per le elezioni comunali.
E' intervenuta poi la neo senatrice Anna Maria Carloni, Presidente di Emily Napoli, che ha messo in luce i punti di forza della ricandidatura della Iervolino a Palazzo San Giacomo: "Rosa Russo Iervolino rappresenta i valori più alti del centro sinistra e si è fatta garante della capacità delle istituzioni di ascoltare i cittadini". E ha aggiunto: "Avere una donna sindaco di Napoli ha contribuito ad aprire la strada della politica a tante altre donne".
Hanno portato la loro testimonianza anche la regista Lina Wertmuller, la più giovane tra le candidate del centro sinistra a Napoli Arianna Fraterno, la rappresentante del Movimento 194 parole per la libertà Raffaella Capuozzolo, e il medico Pina Tommasiello. Prima delle conclusioni Melita Mendez si è soffermata sul valore del disegno di legge regionale per il voto dei cittadini extracomunitari alle elezioni amministrative che la Giunta Regionale varerà lunedì prossimo. In platea c'erano tante donne, diverse parlamentari tra cui Maria Fortuna Incostante, deputata e segretaria provinciale Ds, Franca Chiaromonte, deputata e presidente nazionale di Emily, la ex-senatrice Graziella Pagano, l'assessore comunale Rachele Furfaro, l'assessore provinciale Giovanna Martano, gli assessori regionali Rosa D'amelio e Teresa Armato, la consigliera regionale Luisa Bossa, insieme a rappresentanti di associazioni e movimenti, del mondo dello spettacolo e alle sostenitrici del sindaco.
(ANSA, 13 maggio 2006)
L'associazione ha raccolto il sostegno di autorevoli donne della politica, della cultura e della societa’ italiana per ricordare al futuro presidente Romano Prodi l'impegno di nominare almeno il 30% di donne nel nuovo governo. Di seguito il testo della lettera inviata questo pomeriggio da Franca Chiaromonte Presidente Emily in Italia:
“L’Associazione Emily si è sempre battuta per valorizzare e promuovere la forza e la competenza delle donne nella politica italiana. Ci aspettiamo che il nuovo governo di Romano Prodi non manchi un importante appuntamento con la storia del nostro Paese e sappia rispettare l’impegno del 30% assunto in varie sedi. Ci vogliono tante donne nel governo con responsabilità di ministre e sottosegretarie, per esempio, deputate come LAURA PENNACCHI, CHIARA ACCIARINI, GIOVANNA GRIGNAFFINI, ARGIA ALBANESE e ELENA MONTECCHI. Chiediamo, inoltre, che, tra le tante candidature che si stanno vagliando in queste ore, GIOVANNA MELANDRI possa dare il suo contributo di esperienza e competenza alla squadra di governo, come altre donne che già in passato hanno ricoperto ruoli importanti nell’esecutivo nazionale.” Franca Chiaromonte.
Seguono le adesioni di: Fulvia Bandoli, Sandra Bonsanti, Rita Borsellino, Mercedes Bresso, Anna Maria Carloni, Anna Castellano, Anna Donati, Tana De Zulueta, Anna Finocchiaro, Grazia Francescato, Maria Pia Garavaglia, Mariella Gramaglia, Rita Levi Montalcini, Milly Moratti, Pasqualina Napoletano, Maria Rita Lorenzetti, Giulia Rodano, Rosa Russo Iervolino, Mara Rumiz Alessandra Abbado, Lucia Annunziata, Francesca Antonini, Ritanna Armeni, Emanuela Audisio, Natalia Augias, Gae Aulenti, Matilde Bernabei, Chiara Beria di Argentine, Maria Berlinguer, Chiara Boni, Jolanda Bufalini, Rosaria Carpinelli, Raffaela Carretta, Michela Cescon, Evelina Christillin, Cristina Comencini, Paola Concia, Dodi Conti, Fernanda Contri, Serena Dandini, Giovanna Caterina De Feo, Concita De Gregorio, Piera Degli Esposti, Claudia Fellus, Inge Feltrinelli, Iaia Forte, Franca Fossati, Carla Fracci, Paola Gaiotti de Biase, Dori Ghezzi, Patrizia Grieco, Afef Jnifen, Josefa Idem, Lucrezia Lante della Rovere, Luciana Litizzetto, Miriam Mafai, Anna Maria Malato Ranucci, Fiorella Mannoia, Alessandra Mammì, Dacia Maraini, Simona Marchini, Mariangela Melato, Myrta Merlino, Carolina Morace, Giulia Maria Mozzoni Crespi, Marcelle Padovani, Letizia Paolozzi, Stella Pende, Lidia Ravera, Francesca Reggiani, Amanda Sandrelli, Stefania Sandrelli, Angelica Savinio, Gaia Tortora, Pia Vidarelli, Daniela Viglione.
(Roma, 11 maggio 2006)
Da Senatrice della Campania sono particolarmente felice e fiera dell'elezione di Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica. Lo sono come cittadina italiana perché è indubbio che Napolitano sia una autorevolissima e stimata figura istituzionale del nostro Paese, protagonista della storia democratica dal dopoguerra ad oggi e che proprio per questo saprà essere il Presidente di tutti gli italiani.
Spiace quindi che tanti colleghi del centrodestra, che pure avevano riconosciuto la fondatezza e la forza di questa candidatura, non abbiano poi avuto il coraggio di andare fino in fondo compiendo una scelta unitaria e istituzionale nell'interesse del Paese. C'è infine in me una soddisfazione ulteriore perché abbiamo eletto un uomo che appartiene alla mia storia e alla nostra storia della sinistra.
Oggi a Napoli Anna Maria Carloni ha inaugurato il comitato elettorale emily per Rosa Iervolino Russo. L’associazione Emily Napoli, per la quale il sostegno alle donne candidate rappresenta uno principali strumenti di attività politica, si è impegnata anche in questa tornata elettorale nell’organizzazione di un punto di coordinamento delle attività elettorali delle donne emily candidate nelle liste per il comune e per le municipalità.
“Il sostegno al candidato sindaco assume per noi una doppia valenza” ha dichiarato Carloni nel suo intervento di apertura “Rosetta è il candidato del centrosinistra ma è anche una donna che ha saputo guidare la città in anni difficilissimi, nei quali l’interesse e le risorse investite dal governo nazionale sono state minime, così come è avvenuto in tutto il mezzogiorno. Adesso abbiamo la reale possibilità di far decollare Napoli e possiamo farlo soltanto con una forte affermazione del centrosinistra e con l’avvio di un reale ricambio della classe dirigente, a partire da una maggiore presenza delle donne negli organi elettivi”.
Numerose le presenze, tra le quali Rachele Furfaro (Ds), Rosetta Papa (capolista Rc) e Beatrice Melis (Dl) candidate al consiglio comunale, insieme con moltissime candidate impegnate nelle elezioni dei parlamentini municipali.
La costituzione del gruppo unico dell’Ulivo, sia alla Camera che al Senato, rappresenta una scelta politica significativa, una prima tappa importante nella costruzione del nuovo soggetto del partito democratico. E' una risposta, la prima, che diamo agli elettori che ci hanno accordato fiducia chiedendoci con forza di lavorare per rimanere uniti e dare una guida sicura e serena al paese.
E' significativo che il gruppo dei Senatori de L’Ulivo sia guidato da Anna Finocchiaro. E’ la prima volta, per i Ds e per la Margherita, che una donna ricopre un ruolo così importante, peraltro in una situazione che si prospetta non facile. E quindi la fiducia riposta assume una valenza molto alta. Io sono particolarmente felice per la sua elezione. Anna Finocchiaro si è sempre distinta per le grandi battaglie a favore delle donne. Ho lavorato con lei quando fu chiamata da Prodi a costruire il Ministero delle Pari Opportunità, prima esperienza italiana in tal senso. Da quella postazione Finocchiaro ha tracciato la strada per una presenza più forte delle donne in politica. Proprio per questo sono convinta che da Capogruppo dell’Ulivo lavorerà anche per riprendere e consolidare quel percorso legislativo”.
Roma, 4 maggio 2006
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