Serve più generosità per costruire il partito democratico, un progetto storico e strategico per la politica del Paese. E' l'opinione del ministro per le Politiche giovanili, Giovanna Melandri, a Napoli al caffé Gambrinus per un incontro con le donne di Emily, movimento guidato dalla senatrice diessina Anna Maria Carloni. "Io penso che dobbiamo andare avanti serenamente - ha detto Melandri, rispondendo a margine a una domanda sul prossimo congresso della Quercia - per dare forza e passione a questo progetto, che comunque è un progetto storico, un progetto strategico". "Sinceramente, il mio punto di vista - ha proseguito - è che occorra avere la forza, anche la generosità per superare i confini della propria identità e per costruire qualcosa di nuovo". Il partito democratico dovrà essere per il ministro "un soggetto politico, un luogo della politica italiana spalancato all'esperienza, alla partecipazione dei giovani, delle donne, per la costruzione di una nuova classe dirigente"
(Ansa)

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Di staff (del 20/01/2007 @ 20:56:27, in donne e politica)   

banner Hillary Clinton

“Sono in corsa e sono in corsa per vincere”. Con queste parole Hillary Clinton ha annunciato ufficialmente oggi la sua candidatura alle primarie presidenziali USA per il partito democratico. La notizia è stata resa pubblica attraverso il suo sito personale - http://www.hillaryclinton.com - destinato a diventare uno dei principali strumenti di contatto con i potenziali elettori.
Nel videomessaggio affidato alla rete, infatti, la senatrice Clinton ha affermato la volontà di un costante scambio di opinioni con gli elettori americani “un dibattito sul futuro del nostro paese e sui cambiamenti necessari dopo sei anni di fallimento dell’amministrazione Bush”. “Voglio parlare direttamente con i cittadini americani e per questo vi invito a collegarvi con me nelle web chat che saranno attivate entro pochi giorni”. «Come senatore trascorrerò i prossimi due anni a fare tutto ciò che posso per limitare i danni che George W.Bush può fare. Ma soltanto un nuovo presidente potrà riparare gli errori di Bush e riportare speranza e ottimismo».
La senatrice prosegue il suo messaggio elencando i temi sui quali centrerà la sua campagna elettorale “Come conciliare guerra in Iraq e diritti umani? Come assicurare ad ogni americano l’accesso ad adeguate cure mediche? Come assicurare ai nostri figli un ambiente pulito e l’indipendenza energetica? Come ridurre il deficit?” “Questa campagna è il nostro momento” conclude la Clinton “la nostra opportunità di riappropriarci di principi e valori che ci stanno a cuore ... “

 

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Di anna maria carloni (del 10/01/2007 @ 20:55:04, in societa')   
La deputata Santanché non è sola, le sue minacce sono le nostre. Siamo tutte minacciate dal fondamentalismo islamico e da una deriva culturale che nega alle donne la libertà di scelta, anche di mettere o non mettere il velo.
Voglio esprimere la mia più forte solidarietà e vicinanza a Daniela Santanchè. Le donne italiane, dal dopoguerra ad oggi, hanno segnato profondi cambiamenti nella cultura italiana, affermando diritti negati e la libertà di scelta. Oggi, allo stesso modo, possiamo farela nostra parte e contribuire, insieme alle donne e alle comunità musulmane presenti in Italia, ad un processo lento ma necessario di rinnovamento della società e della cultura islamica.
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Di staff (del 27/12/2006 @ 20:50:06, in donne e politica)   
Bisogna creare una grande corrente femminile nell'ambito della politica italiana e inglobare, nella pratica, il pensiero della differenza sessuale teorizzato dalla filosofa Lucy Irigaray.
La mia generazione ha avuto la fortuna di ereditare una tradizione politica femminile che io ho vissuto in Emilia Romagna e che ha condotto ad una straordinaria stagione di emancipazione e di conquiste politiche e civili, non ultime il diritto all'aborto e al divorzio.
Ero dirigente del partito comunista a vent'anni e questo perché Berlinguer investiva molto nelle giovani donne che erano la metà delle iscritte nel partito a Bologna; in questo quadro le relazioni intessute tra le donne costituivano un valore fondamentale. Dopo una stagione tanto ricca, però, si è aperta una lunga fase di transizione in cui i partiti, usciti da tangentopoli, sono stati ricostituiti senza un vero e proprio processo di riforma. Il risultato è stato che apparentemente i partiti hanno assunto un peso maggiore, ma in realtà sono stati attraversati da una grave crisi che ancora dura; il segnale più evidente di tutto ciò è costituito dalla scarsa partecipazione e dalla penuria di forme organizzate delle donne all'interno di essi.
In questo contesto si colloca la nascita di Emily, un'associazione che si pone come un tentativo di costruire forme politiche nuove rinnovando noi stesse; Emily ha radici lontane poiché prende le mosse dall'esperienza americana e inglese della Emily's list che offre sostegno economico e politico alle donne che si candidano. In Italia Emily nasce per iniziativa di donne di centro sinistra impegnate in politica, come Franca Chiaromonte, e si propone di svolgere attività di sostegno per le donne che vogliono entrare in politica; per questo al centro della sua attività c'è la formazione, ossia la costruzione di un circuito all'interno del quale scambiare esperienza e saperi e sostenere, soprattutto nella fase iniziale, le candidature della donne che spesso vengono lasciate sole.
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Di staff (del 22/12/2006 @ 11:46:46, in societa')   

Lettera aperta di un gruppo di senatrici e senatori dell’Unione al presidente del Consiglio Romano Prodi e ai ministri Pollastrini, Bindi, Mastella e Ferrero sulla violenza sessuale.

Noi senatrici e senatori dell’Unione siamo preoccupate-i per i contenuti del “Disegno di legge recante nuove disposizioni in tema di delitti contro la persona, contro la famiglia e con finalità di discriminazione” all’ordine del giorno del prossimo Consiglio dei Ministri.
Rileviamo come l’obiettivo prioritario della prevenzione sia perseguito con norme generiche e inefficaci. Nella proposta, infatti, manca un Piano nazionale che definisca le linee guida, i servizi e le risorse di contrasto alla violenza sessuale nei confronti delle donne e per ragioni di orientamento sessuale. Siamo convinte-i che ai fini della prevenzione siano necessarie innanzitutto politiche sociali e culturali. Per questo abbiamo voluto inserire nella Finanziaria approvata dal Senato l’istituzione di un Fondo nazionale per sostenere, in modo coordinato e continuativo, strutture e progetti nel territorio.
Quanto all’intento simbolico del principio della “tolleranza zero” sul piano penale contro la violenza sessuale, non solo rileviamo la sua discutibilità e soprattutto la sua contraddittorietà con i principi costituzionali, ma la sua inefficacia, come dimostra la situazione di altri paesi in cui si è applicato questo principio.
Senza entrare nel merito di norme che nello specifico risultano inefficaci e inopportune, poniamo l’esigenza che sulle linee generali di una politica contro la violenza sessuale e sugli indirizzi e le scelte di una legge in questa materia, vi sia un confronto politico tra maggioranza e governo al fine anche di aprire un confronto pubblico nel paese, coinvolgendo innanzitutto la rete delle associazioni e dei centri che da anni lavorano ed elaborano proposte su questi temi.

Gavino Angius, Maria Luisa Boccia, Mauro Bulgarelli, Giovanna Capelli, Milziade Caprili, Anna Maria Carloni, Felice Casson, Loredana De Petris, Anna Donati, Erminia Emprin, Rina Gagliardi, Claudio Grassi, Francesco Martone, Giorgio Mele, Lidia Menapace, Silvana Pisa, Cesare Salvi.

 

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Di staff (del 20/12/2006 @ 20:45:35, in cultura)   
La senatrice Anna Maria Carloni, componente della commissione istruzione pubblica e beni culturali del Senato, ha visitato oggi la Sovrintendenza archeologica di Pompei, accompagnata da rappresentanti del coordinamento lavoratori Ds, da esponenti della CGIL, da Paolo Persico, della segreteria regionale Ds e dal segretario della sezione Ds di Pompei.
“Ho potuto constatare la professionalità e la passione di quanti lavorano per valorizzare una così importante risorsa culturale“ – ha dichiarato la senatrice Carloni. “Il mio impegno” – ha aggiunto – “sarà quello di lavorare per una visita ufficiale della commissione beni culturali del Senato e per far sì che maggiori risorse vengano investite per valorizzare il patrimonio culturale e le professionalità di Pompei”.
Durante la visita - richiesta dai lavoratori per portare all’attenzione del Parlamento e del Governo le condizioni critiche generate dai pesanti tagli di bilancio operati negli scorsi anni - Anna Maria Carloni ha potuto constatare il lavoro svolto negli interventi di restauro e apprezzare il laboratorio specializzato dove, in collaborazione con il CNR, si conducono ricerche di mineralogia e paleobotanica. Gli operatori della sovrintendenza, insieme con i lavoratori impegnati nei servizi esterni, hanno sottolineato quanto la progressiva diminuzione delle risorse statali investite nell’area stia incidendo negativamente nella conservazione e fruizione di un’area archeologica unica al mondo come quella di Pompei.
Nonostante tale situazione, si è riusciti a curare la realizzazione di ben sei mostre che, in queste settimane, sono allestite in tutto il mondo, anche grazie ai fondi europei e agli investimenti regionali impegnati sul progetto per gli attrattori culturali. Una seria riflessione è stata inoltre richiesta dai lavoratori sull’organizzazione direzionale della sovrintendenza pompeiana che, unica in Italia, prevede due figure direzionali.
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Di seguito una mia riflessione sulle quote rosa pubblicata su L'Unità di oggi.

Ho letto con interesse l’intervento di Stefano Ceccanti su L’Unità di lunedì scorso sulle cosiddette quote rosa, che ha il merito di sollevare questioni centrali sul tema del riequilibrio della rappresentanza di genere.
Tale riequilibrio va demandato unicamente all’autonomia dei partiti oppure sono necessarie apposite norme nelle leggi elettorali? E ancora, tali norme devono avere carattere provvisorio e flessibile, oppure essere inserite stabilmente e a pieno titolo nel corpus legislativo italiano?

Dico subito che non condivido l’ipotesi di introdurre strumenti temporanei e limitati nel tempo. Incentivi di tale portata si utilizzano per operare forzature e sostenere alcuni soggetti sociali piuttosto che altri. Ma le donne non rappresentano una categoria sociale da difendere, un elemento debole della società da sostenere in un particolare periodo di svantaggio.
Il riequilibrio della rappresentanza di genere investe direttamente la qualità e la natura della rappresentanza democratica e costituzionale. Non a caso, come pure ricorda Ceccanti, il Parlamento su questa materia è intervenuto modificando, prima nel 2001 e poi nel 2003, due articoli di leggi costituzionali.
La Francia che ha in questo campo una consolidata tradizione - a partire dalle norme sulle quote nelle elezioni dipartimentali - ha vissuto un dibattito ampio che ha coinvolto l’intera classe politica e la società civile e adesso si sta sviluppando intorno al tema della rappresentanza di genere quale quarto pilastro dei diritti di cittadinanza, elemento fondante della democrazia nazionale.

In Italia è mancata fino ad oggi una tale ampia discussione e il dibattito appare troppo spesso ridotto schematicamente nella divisione, quasi manichea, tra fautori e detrattori delle cosiddette quote. Penso sia fuorviante utilizzare tali schematismi poiché il problema non risiede nello stabilire meccanismi di tutela o quote, quanto piuttosto nell’introduzione di regole nuove e trasparenti per superare deficit democratici inaccettabili non solo nel campo politico e istituzionale, ma in tutta la sfera pubblica.
So bene che molte donne italiane, soprattutto le più giovani, non amano sentir parlare di quote. Comprendo in pieno la sensibilità di quante, consapevoli della loro competenza e della uguale libertà agita nella sfera sociale, si dichiarano restie ad accettare quel che viene proposto loro come la concessione di uno spazio protetto invece che un diritto e una regola . In special modo le più giovani, cresciute con un senso forte della propria libertà e una coscienza di diritti acquisiti , che tuttavia si scontrano, come tutte, con una quotidianità difficile e lontana dalle aspettative messe in campo.

L’Italia ha infatti una buona legislazione in campo sociale, sulla maternità e il diritto di famiglia, grazie alle generazioni femminili precedenti, protagoniste di un profondo cambiamento culturale ma, rispetto al suffragio universale e alla rappresentanza femminile, come è noto, ha una storia molto recente con la quale bisogna fare i conti. A ciò va aggiunta una complessa frammentazione dei sistemi elettorali per cui ad ogni elezione corrisponde un diverso modello elettorale e una crisi dei partiti quali canali di partecipazione politica e di raccordo tra società e istituzioni. E’ necessario mettere in campo differenti e simultanei strumenti di intervento. In campo elettorale, come ad esempio l’alternanza nel listino alle elezioni regionali o la doppia preferenza alle comunali. Nel settore delle nomine pubbliche, come il provvedimento approvato dalla Regione Campania, su proposta delle donne assessore, con cui viene stabilito che le nomine di competenza della Giunta avverranno nel rispetto della parità tra uomo e donna. E’ quello un atto di indirizzo rilevante che, primo in Italia, apre di fatto la possibilità di mettere in moto dinamiche di sviluppo e innovazione all’interno degli organismi istituzionali. Si tratta di una determinazione che potrebbe essere immediatamente presa anche dal governo nazionale.

Ma accanto alle norme sulle elezioni e sulle nomine è necessario creare strumenti di trasparenza e riequilibrio anche all’interno dei partiti. L’esperienza di Emily in Italia nel rapporto con i partiti è stata decisiva nel maturare la proposta di disegno di legge sulla selezione delle candidature che Franca Chiaromonte e io abbiamo presentato sia alla Camera che al Senato. Regole per le primarie, statuti pubblici e norme premiali per i partiti che si attengono a clausole di parità sono i cardini sui quali sono convinta debba poggiare la costruzione di una vera e solida democrazia interna ai partiti capace di ridare prospettiva al loro ruolo di collegamento tra istituzioni e società reale. E’ necessario aprire su questi temi una riflessione ampia e partecipata, ancor più in vista della costruzione del partito democratico perché c’è bisogno di un soggetto nuovo dove la presenza e l’intelligenza delle donne siano considerate indispensabili e non un optional. Una reale possibilità di rinnovamento si misura sul coinvolgimento di donne, giovani e su una profonda innovazione delle classi politiche.

Non ci si può rivolgere alle donne solo in campagna elettorale. A Orvieto, al seminario sul futuro partito, alcune donne hanno chiesto che il nuovo gruppo dirigente sia composto per un terzo da uomini e per il resto da donne e giovani: questa proposta neppure è stata presa in considerazione. Sulle donne silenzio e indifferenza. Mi auguro che si riesca a invertire la rotta. Se bisogna limitarsi a sommare l' esistente, basta una calcolatrice. Non serve un confronto politico.

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La decisione che abbiamo assunto nella Giunta delle Elezioni a favore del riconteggio è una scelta trasparente e di grande responsabilità nei confronti innanzitutto dell’opinione pubblica e dell’elettorato. Il dispositivo esclude con nettezza il riconteggio generale delle schede ma prevede che la Giunta proceda alla revisione delle schede nulle e bianche in 7 regioni e nelle situazioni critiche di procedere a verifiche a campione. Ciò conferma la responsabilità della maggioranza di governo e la fiducia nella chiarezza del risultato elettorale conseguito.
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Di anna maria carloni (del 29/11/2006 @ 20:38:02, in societa')   
Non comprendo e non condivido la decisione di alcuni rappresentanti de l’Ulivo che oggi, in Commissione Sanita' del Senato, hanno votato un ordine del giorno che si configura come un vero e proprio atto di censura sull’operato del Ministro Livia Turco.
Tale posizione non rappresenta - né per il contenuto né per la forma - l’impegno condiviso dei Gruppi Parlamentari dell’Ulivo e contrasta palesemente con il documento - firmato sei giorni fa da 53 senatori del Gruppo – che esprime e motiva con chiarezza il sostegno alla decisione del ministro Turco. “Siamo contrari all'uso di sostanze stupefacenti; vogliamo punire il traffico e lo spaccio... Innalzare la quantità di principio attivo di cannabis che una persona può detenere non significa liberalizzare la droga” si legge in quel documento che è stato ampiamente discusso, condiviso e sottoscritto.
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Di staff (del 23/11/2006 @ 20:36:27, in societa')   

"Siamo contrari all'uso di sostanze stupefacenti; vogliamo punire il traffico e lo spaccio; vogliamo lavorare per la prevenzione. Concordiamo con la decisione del ministro Turco".

Inizia così il documento d'iniziativa dei senatori dell'Ulivo Marina Magistrelli e Ignazio Marino sottoscritto dalla senatrice a vita Rita Levi Montalcini e dai 53 senatori del gruppo. Nel documento si legge tra l'altro: "Innalzare la quantità di principio attivo di cannabis che una persona può detenere non significa liberalizzare la droga. Chi semplifica la questione in questo modo non l'ha compresa: il decreto del ministro della salute non solo non interviene in alcun modo sull'impianto generale della legge Fini-Giovanardi (che è da rivedere, ma naturalmente nelle aule del Parlamento), ma nemmeno incide sulla illiceità delle condotte di spaccio o detenzione ai fini di spaccio. Si limita ad ampliare, peraltro in misura limitata, l'area entro la quale il possesso di sostanza stupefacente 'leggera' non comporta l'arresto e il carcere.

La condotta non diventa per ciò lecita o indifferente, restano le procedure amministrative finalizzate al contrasto delle dipendenze, ma si vuole evitare che una persona, magari un giovane, conosca l'esperienza del carcere per avere con sé una quantità 'modica' di sostanza". "Siamo tutti consapevoli del fatto che la disciplina degli stupefacenti vada discussa nelle sedi opportune e con il più ampio dibattito; non possiamo aderire, però, a semplificazioni meramente ideologiche. La sede è quella parlamentare, là potranno essere valutate tutte le diverse posizioni a partire da un'analisi oggettiva del fenomeno e dei dati dopo le modifiche apportate dalle legge Fini-Giovanardi".

Hanno sottoscritto il documento: Albertina Soliani, Francesco Ferrante, Giorgio Tonini, Luca Marcora, Luigi Zanda, Franco Danieli, Antonio Maccanico, Willer Bordon, Enzo Bianco, Felice Casson, Valerio Zanone, Guido Calvi, Silvana Amati, Goffredo Bettini, Anna Serafini, Nuccio Iovene, Renato Turano, Cesare Salvi, Natale D'Amico, Gavino Angius, Rosa Villecco Calipari, Massimo Villone, Furio Colombo, Sabina Rossa, Fiorenza Bassoli, Giovanni Battaglia, Esterino Montino, Vittoria Franco, Colomba Mongello, Walter Vitali, Giorgio Mele, Anna Maria Carloni, Andrea Ranieri, Donato Piglionica, Massimo Brutti, Silvana Pisa, Augusto Massa, Carlo Pegorer, Costantino Garraffa, Mario Gasbarri, Giovanni Bellini, Marco Filippi, Leana Pignedoli, Paolo Brutti, Giuliano Barbolini, Federico Enriques, Paolo Rossi, Enrico Morando, Lido Scarpetti, Gerardo D'Ambrosio e Vidmer Mercatali.

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