Approvate questa sera in senato tre mozioni sulla medicina di genere, tra le quali quella presentata dalla senatrice Serafini e da altri senatori (leggi il testo integrale).
Anna Maria Carloni, firmataria della proposta Serafini, è intervenuta in aula a sostenere il progetto che impegna il governo a favorire l’istituzione di corsi universitari di medicina di genere, a sviluppare ed innovare la rete dei consultori , a sostenere la sperimentazione della medicina di genere, a coinvolgere la rete dei Centri antiviolenza delle donne in un’opera di monitoraggio e prevenzione della violenza alle donne, in modo particolare durante e immediatamente dopo la gravidanza, a favorire forme reali di accoglienza, rifuggendo ogni spirito persecutorio, per le donne in difficoltà che sono costrette ad abbandonare il proprio bambino.
Nel suo intervento Carloni ha sottolineato che il punto di vista femminile non è frutto di un femminismo ideologico o di una cultura autoreferente limitata ad alcune élite femminili, bensì una rivoluzione profonda, la più pervasiva, positiva e tutt'ora vitale.
La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto che esistono differenze nei fattori che determinano la salute per uomini e donne e ha attivato dal 2002 il Dipartimento per il genere e la salute della donna (Department of Gender and Women's Health -GWH).
“Quando parliamo di donne” ha detto Carloni “ parliamo di uno dei due sessi che è all'origine della specie ... e dunque della necessità che la medicina sappia contrastare ogni pretesa di scientificità neutra valida in tutti i casi, indifferentemente, per uomini e donne, al fine di raggiungere mete e traguardi sempre più significativi nella cura e prevenzione di malattie che differentemente colpiscono l'umanità maschile da quella femminile”. “In qualità di senatrice della Campania” ha proseguito la senatrice “ una Regione del Sud che patisce una triste quantità di primati negativi a proposito della salute delle donne, sono particolarmente grata al ministro Livia Turco che ha scelto, in occasione dell'8 marzo, di presentare a Napoli le linee di un piano di azione che assume proprio il diritto alla salute delle donne quale diritto forte, tale da promuovere e tutelare tutti gli altri diritti, sia sociali sia civili e politici”.
E’ da ricordare che la Campania vanta il triste primato del maggior numero di parti cesarei: nel 2003 sono stati 34.330, il 61 per cento, contro un dato già medio-alto a livello nazionale del 36 per cento, e a fronte di un tasso ritenuto fisiologico dall'Organizzazione mondiale della sanità che parla del 20 per cento.
“Certamente non è spiegabile con le caratteristiche delle madri il fatto che le donne assistite in strutture private, dove si concentra un basso tasso di rischio ostetrico, rischino per il 40 per cento in più delle altre donne con il ricorso al taglio cesareo. Molte e concrete proposte sono state avanzate in questi anni per il contenimento dei tagli cesarei. Oggi a quelle piattaforme che restano valide e riguardano i consultori, i centri nascita, il potenziamento degli organici delle ostetriche, abbiamo trovato come donne la forza di aggiungere la costituzione di comitati ispettivi con la partecipazione di donne cittadine, espressione dell'utenza femminile, direttamente nei presidii pubblici e privati”.

(leggi l’intervento integrale)

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Di anna maria carloni (del 12/04/2007 @ 23:06:13, in partito democratico)   

sergiostaino.it

I congressi dei Ds sono terminati. Molte di noi pensano, come anche Lucia di Bacoli e Tina di Casoria hanno sottolineato nei commenti, che non c’è futuro per il Partito Democratico senza il coinvolgimento pieno dei giovani e delle donne. Una domanda forte mentre il percorso nazionale, da Orvieto ad oggi, si è caratterizzato proprio per l’assenza delle donne. Uomini e Donne alla Pari è il titolo di un articolo pubblicato martedì scorso dall’Unità a firma di Roberto Gualtieri.
Gualtieri è uno dei cosiddetti saggi che ha scritto il Manifesto per il PD e che oggi si interroga sulla fase nuova che si è aperta e sulle modalità di elezione dell’Assemblea costituente. Al di là della proposta specifica, sulla quale si può concordare o meno, volevo segnalarvelo perché l’articolo di Gualtieri ha il merito almeno di non tacere più e tematizzare la questione della presenza delle donne negli organismi dirigenti del futuro partito.
E’ un passo avanti rispetto a Orvieto?

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Di staff (del 10/04/2007 @ 22:16:19, in istruzione)   
Via libera all'assunzione di 60 mila precari del comparto suola, sia docenti che non. Oggi il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa, ha infatti sottoscritto il decreto interministeriale (Tesoro e Pubblica istruzione) relativo alle nomine in ruolo del comparto, in attuazione delle disposizioni della Finanziaria per il 2007.
Nel dettaglio sono previste 50.000 immissioni in ruolo per il personale docente (pari a un terzo di quanto indicato nella Finanziaria per il triennio 2007/2009) e 10.000 immissioni in ruolo per il personale Ata (pari al 50% della previsione della Finanziaria). Le nomine in ruolo decorreranno dal primo settembre 2007.
(fonte Agenzia DIRE)
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Di anna maria carloni (del 19/03/2007 @ 16:05:48, in attualita')   
Sono sollevata e felice. Dopo giorni di attesa e dopo ore in cui tante voci contraddittorie si sono accavallate, Mastrogiacomo e' finalmente libero. Spero che al più presto arrivino buone notizie del suo interprete.
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Fa bene Livia Turco a ricorrere al Consiglio di Stato contro la decisione del Tar del Lazio di sospendere il decreto che innalzava da 500 milligrammi a 1 grammo la quantità massima di cannabis per uso personale, oltre la quale scattano le sanzioni penali. Non ritengo infatti che il Tar sia competente in tale materia.
Ciò che è accaduto conferma piuttosto che bisogna rivedere la legge Fini -Giovanardi. Per quanto mi riguarda resta valido il documento d'iniziativa dei senatori dell'Ulivo Magistrelli e Marino, sottoscritto dalla senatrice a vita Montalcini e dai 53 senatori del gruppo, dove si legge tra l'altro che “innalzare la quantità di principio attivo di cannabis che una persona può detenere non significa liberalizzare la droga”.
Non vorrei, invece, che in queste ore prevalesse da parte di alcuni parlamentari l’ostinazione ad alzare steccati ideologici piuttosto che a ricercare soluzioni condivise
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Di anna maria carloni (del 11/03/2007 @ 08:50:07, in societa')   

Non dimenticherò questo 8 marzo 2007.
Tra le tante storie di quotidiana brutalità, nelle scorse settimane una mi aveva particolarmente colpita. L’omicidio a Solofra, in provincia di Avellino, di una bella e coraggiosa ragazza che tra un mese si sarebbe laureata, Antonella Russo. L’assassino è il partner della madre di lei che lo aveva precedentemente denunciato per violenze. Lui ha ucciso Antonella, che sosteneva e difendeva la madre, per vendicarsi della denuncia e annichilire la donna che voleva lasciarlo.
Una Storia di violenza domestica, di coraggio femminile e di un tragico epilogo. Questa storia è un caso di scuola, se così si può dire. Descrive tutto quello che ci dicono ONU, AMNESTY e ISTAT a proposito di violenza sulle donne. La violenza più grave e più diffusa è quella domestica. Nel mondo, ogni due donne uccise una è ammazzata dal partner. Il boia è il partner di cui la donna si fidava.
Di diverso in questo caso c’è che la vittima ha reagito alle violenze con la denuncia e non con il silenzio. Inoltre qui c’è la reazione coraggiosa di una figlia a sostenere una madre che, come ogni vittima di soprusi, ricatti e minacce, è impaurita. Ma il coraggio di Antonella non è bastato. Quella bella e forte ragazza è stata ammazzata. Quando il senatore Andrea de Simone mi ha invitata per l’8 marzo ad una manifestazione pubblica a Solofra contro tutte le violenze ho immediatamente accettato . Soltanto dopo, quando ho saputo che alla stessa assemblea avrebbero partecipato la mamma e la sorella di Antonella, ho avuto un tonfo al cuore, un’emozione profonda. Ho avuto il timore che le parole non sarebbero bastate.
Ma mi sbagliavo, perché a Solofra, nella sala del consiglio comunale, ho partecipato ad un evento civico di rara intensità. La sala era affollata dalle organizzazioni di volontariato che avevano firmato l’iniziativa e da tanti giovani e anziani, uomini e donne. C’era tutta la città, una comunità sgomenta che vuole riflettere, ma anche essere vicina alla mamma e alla sorella di Antonella, le quali, con tutto il loro carico di dolore indicibile, erano in prima fila. Straniate e composte.
Le parole degli uomini, prima del sindaco e poi del senatore de Simone mi sono sembrate parole nuove. C’era una diversa consapevolezza maschile. “La violenza ci riguarda” - ha detto Andrea de Simone - “e tutti dobbiamo fare di più. Non solo le donne.” Doveva arrivare anche l’on. Riccardo Villari , trattenuto da un voto alla Camera, che ha già proposto al presidente della repubblica di insignire Antonella di una medaglia al valore civile. L’assessore Rosetta d’Amelio si è rivolta direttamente alle due donne, con semplicità, annunciando iniziative concrete come gli sportelli contro la violenza nei consultori.
Confesso che per me non è stato facile parlare. Non riuscivo a pensare ad altro che a quella mamma e alla sorella di Antonella, che teneramente le stringeva la mano, al senso del loro essere lì, a quanto dovesse costare loro quella testimonianza civile. Ho parlato a lungo, cercando di ricambiare il dono di quella presenza, con tutto quello che avevo da dare e da dire, affinché lo strazio di quella morte non cancellasse il valore e la sacralità della vita di Antonella e la forza dell’amore per sua madre.
Non dobbiamo restare indifferenti, come cittadini e come istituzioni, e ancor più non dobbiamo considerare la violenza domestica come un fatto privato. Non lo è, e ci riguarda tutti. Dobbiamo esserne consapevoli. E la chiara presa di parola maschile, che finalmente comincia a prendere corpo e a esprimersi pubblicamente, come è accaduto a Solofra, mi sembra la novità più importante e interessante di questo tempo così buio.
Una novità che fa ben sperare.

 

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logo manifestazione 10 marzo 2007
Aderisco e partecipero' sabato a Roma alla manifestazione in favore dei Dico.
Condivido con il movimento omosessuale e lesbico un impegno che dura da anni contro tutte le discriminazioni che riguardano gli orientamenti sessuali. E ritengo che in Italia, cosi' come avviene gia' nel resto d’Europa, debba esserci una legislazione che riconosca i diritti dei conviventi, a prescindere dall’orientamento sessuale.
Saro' a Roma perche' voglio sottolineare il mio apprezzamento per l’ottimo lavoro e l’alta mediazione raggiunta dalle ministre Bindi e Pollastrini con la presentazione del disegno di legge governativo sui Dico. E da senatrice mi impegnero' affinché i Dico, magari migliorati, diventino legge dello Stato.
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Di staff (del 08/03/2007 @ 12:43:07, in societa')   

amnesty contro violenza sulle donne

Mai piu' violenza sulle donne
e' il titolo della campagna che Amnesty International ha lanciato per sensibilizzare l'opinione pubblica sui dati allarmanti della violenza contro le donne.
Amnesty ha realizzato un duro ma bellissimo spot contro la violenza domestica. Potete vederlo qui e anche far girare la notizia via e-mail.

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Mentre il sindacato tessile rilancia la campagna per il ritiro del manifesto dolce e gabbana, la città di Bologna si mobilita, la deputata Franca Chiaromonte propone di marcare la campagna con la dicitura Questa e' violenza, non abituiamoci, l’associazione consumatori Codacons elabora e diffonde alle agenzie di stampa una pittoresca interpretazione secondo la quale gli uomini ritratti nel manifesto sono tropo belli per aver bisogno di “ricorrere allo stupro per possedere una donna”. Leggere per credere!

All'assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori di Dolce e Gabbana il sindacato tessile chiede l'immediato ritiro della campagna pubblicitaria. “La moda e' innanzitutto cultura, etica e veicolo di trasmissione di valori, sogni, emozioni” – si legge in una nota diffusa unitariamente dai sindacati – “Proprio per questo e' grave che Dolce e Gabbana veicolino un messaggio di violenza e sopraffazione al solo scopo di realizzare una campagna pubblicitaria "ad effetto".
Da Bologna la mobilitazione parte e si diffonde in rete (500 al momento le firme raccolte sotto forma di e-mail): tra le proposte il boicottaggio degli acquisti e un sit-in davanti al negozio cittadino. Aderiscono alla protesta le istituzioni cittadine: Milli Virgilio, assessore comunale alle Politiche delle Differenze, definisce come inequivocabile l’immagine dello spot, ma sottolinea l’impossibilità legale di vietarne la diffusione. Per Siriana Suprani, presidente della commissione Delle Elette, esiste il concreto rischio che una tale mobilitazione si risolva in una pubblicità aggiuntiva per i due stilisti.

La pubblicita' potrebbe salvarsi se fosse contrassegnata dalla scritta Questa e' violenza, non abituiamoci. La proposta riparatrice e' stata lanciata oggi dall'onorevole Franca Chiaromonte (Ulivo). ''Piu' uomini che fanno violenza su una donna - precisa la parlamentare - e' volgare: mi pare un fatto assodato. Ma ad una pubblicita' non si chiede per forza di essere rispettosa del galateo. Non mi sfugge pero' che gli spot devono e sono fatti per stupire. Il problema - sostiene - e' che quella pubblicita' richiama la violenza sessuale. E la richiama perche' negli ultimi tempi le violenze sulle donne sono state tante, troppe. Un fenomeno quasi quotidiano: vorrei ricordarne, una per tutte, quella patriarcale e sessuale subita dalla ragazza pakistana Hina. Un fenomeno cosi' eclatante e di 'successo', quello della violenza sessuale sulle donne, che ci viene fatta, non a caso, una pubblicita''.

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Sono tra le firmatarie della lettera al Giurì per l'autodisciplina pubblicitaria che chiede che Dolce e Gabbana siano richiamati al rispetto delle regole che bandiscono l’istigazione alla violenza dalla pubblicità. Voglio aggiungere qualche riflessione su questo tema, che è delicato per molti aspetti e merita una piena attenzione alla sostanza, piuttosto che alle (più o meno) strumentali polemiche.
A me gli abiti di Dolce e Gabbana piacciono molto, ma ho qualche chilo di troppo per potermi permettere di indossarne uno. Si tratta di due imprenditori di talento, che hanno saputo ritagliarsi un ruolo riconoscibile e riconosciuto, interpretando le esigenze di rinnovamento delle giovani generazioni. E non è poco per l’economia e la cultura del nostro paese.
Meraviglia che, nelle loro dichiarazioni, richiamino con tanta leggerezza il concetto di libertà dell’espressione artistica. Poiché l’arte, nella realtà concreta, si presta ad essere fruita da un pubblico consapevole, capace di decodificare il messaggio, inserendolo in una personale prospettiva di arricchimento estetico e culturale. Altro è il mezzo pubblicitario. Non perché non rappresenti un’espressione artistica. Ma è indubbio che la pubblicità – differentemente dalle opere esposte al Louvre – è pensata e costruita per invogliare acquisti, evocando atmosfere e relazioni che a quel tipo di acquisti sottendono. La pubblicità, per sua stessa natura ed efficacia, arriva a tutti, indiscriminatamente.
A chi sa interpretare e archiviare quell’immagine come sottile – e probabilmente condiviso - gioco porno soft, ma anche a chi da un tale massiccio bombardamento ricava unicamente modelli comportamentali di sopraffazione. Il rischio che tali comportamenti vengano assunti come “naturali” e agiti senza consenso nella vita quotidiana è molto forte.
A Napoli vive una giovanissima, poco più che una bambina, che da cinque mesi non esce di casa, terrorizzata dalle violenze subite da parte un gruppo di coetanei che, a quanto riportato dalle notizie stampa, non sembrano essersi resi conto dell’enormità dei loro gesti. E’ evidente che c’è un problema di messaggi culturali che riguardano sia gli adolescenti che i genitori e pubblicità come queste rischiano alla fine di avallare comportamenti violenti e giustificazioni inaccettabili.
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