
"Vado a piedi a Pompei” è un'espressione che fa saldamente parte dell’immaginario collettivo dei napoletani. I 20 chilometri del percorso che si snoda da Portici a Pompei, lungo il cosiddetto "Miglio d'oro", rappresentano un cammino di fede ma anche un simbolo di impegno e solidarietà. Le donne di Emily Napoli - laiche e cattoliche insieme - hanno vissuto questa esperienza. Ne scrive Susy Malafronte su Il Mattino di oggi. (foto tratta da Il Mattino 20 maggio 2007)
Questa mattina si è svolta a Roma la prima riunione del gruppo interparlamentare " Napoli 2012", cui hanno aderito 25 senatori e deputati campani di ogni schieramento (tra gli altri: Claudio Azzolini ( Forza Italia), Franco Malvano (An), Tommaso Pellegrino (Verdi), Nicola Tranfaglia (Comunisti Italiani) e Franca Chiaromonte (Ds). Nato su sollecitazione dell'associazione " L'Altra Napoli", con spirito bipartisan si propone di esaminare priorita' e sollecitare soluzioni fattive per il rilancio e lo sviluppo del capoluogo campano. Presidente del gruppo è stato nominato Antonio Polito (Margherita), vicepresidente Anna Maria Carloni (Ds). Cinque i progetti considerati fondamentali e da sviluppare nei prossimi cinque anni: sicurezza e legalita'; sviluppo economico; sviluppo urbano; politiche sociali; ambiente.

Sono molto contenta che il mio sito sia entrato nella rosa delle nomination al Premio DONNAèWEB 2007, la sezione del Premio Web Italia che ogni anno premia le migliori esperienze italiane realizzate o gestite da donne . Essere nell’elenco dei 35 siti scelti dalla giuria per la finale è per me un gran risultato. E’ il riconoscimento di un lavoro lungo e faticoso che abbiamo fatto per sperimentare nuove forme di comunicazione nella politica e con tante donne. Sono convinta da anni che c’è bisogno di una partecipazione più diretta dei cittadini alla politica, soprattutto con i più giovani. Con il mio staff abbiamo riflettuto sugli strumenti più adatti, su quanto la rete, per tanti ragazzi e ragazze, sia diventata naturalmente la sede di incontro e confronto, quello che un tempo per molte di noi era la piazza, la sezione, o più di recente il cosiddetto muretto. Così il tentativo ambizioso, ma credo riuscito, è stato quello di proporre una community politica particolare, con gli occhi di donna. Voglio ringraziare per questo risultato voi tutti amiche e amici che mi seguite ogni giorno con affetto e partecipazione e il team, tutto napoletano e in larga parte femminile, che mi ha permesso di realizzare il progetto: Milagros Michilli per la parte grafica; Salvatore Morelli, Andrea Scutellaro e Roberto Franchini per la programmazione e il coordinamento tecnico, Ilaria Perrelli e Paola Bruno per i contenuti redazionali e, infine, Silvana Del Gaizo - che condivide con me ormai da molti anni un percorso di approfondimento sui temi della comunicazione e della partecipazione politica - che ha curato la progettazione e il coordinamento editoriale, ma soprattutto ha saputo interpretare e dare forma a ciò che avevo in mente. Un grazie di cuore.
E' incredibile osservare come la politica stia producendo uno scontro tutto ideologico che non ha radici nella realtà del paese. Non andrò al family day perché è una manifestazione contro i Dico, contro la proposta di avere istituti normativi che garantiscano diritti in una società radicalmente cambiata, quale quella in cui viviamo. Non sarò nemmeno alla manifestazione per il coraggio laico. Non mi interessa prendere parte allo scontro che vuole dipingere un paese lacerato e contrapposto. Il 12 maggio di 33 anni fa' (io ero tanto più giovane allora), nel 1974, con un referendum gli italiani difesero la legge sul divorzio. Come spesso accade, nonostate le grida di allarme che predicevano la dissoluzione della società e ogni tipo di infinita sciagura se la legge sul divorzio non fosse stata cancellata, il paese si mostrò molto più saggio di tanti politici. Non votò per ideologia. Votò perché la possibilità di divorziare era un bisogno sentito, un modo per affermare un diritto e superare ingiustizie e ipocrisie che rendevano la vita molto difficile, in particolar modo alle donne e ai bambini. Le mie amiche napoletane mi raccontano di quanta eco ebbero i manifesti in favore della legge che ritraevano il grande Eduardo De Filippo. Fu un messaggio semplice, una testimonianza di vita, che ciascuno poteva immediatamente comprendere, rintracciandone di simili nella propria cerchia di amici.
La giornata di ieri è stata velata dall’ansia per i risultati di Ségolène. I sondaggi avevano previsto la vittoria della destra, ma come sarebbe stato bello poterla festeggiare ... Con questi pensieri mi sono preparata ad andare a pranzo con Khatami. Sì proprio lui, l’ex presidente iraniano. Era qui a Napoli, ospite a pranzo del presidente Bassolino che mi ha chiesto di esserci. Il cerimoniale mi ha dato precise disposizioni, invitandomi ad un abbigliamento sobrio. Mi ricorda che le donne al momento delle presentazioni non tendono la mano al clero sciita presidenziale e che, se proprio non voglio fare l’inchino, come si dovrebbe, posso optare per un lieve cenno del capo. Naturalmente ... occhi bassi. Mi chiedo se devo proprio esserci. Decido di sì. Khatami si trova in Italia per partecipare a un convegno internazionale dal titolo “Dialogo interculturale: una sfida per la pace”. Ha incontrato il Papa , il ministro degli esteri e nei prossimi giorni incontrerà altre personalità e istituzioni per parlare di democrazia, laicità e modernità. E’ lui il principale esponente dell’Islam moderato, l’alter ego di Ahmadinejad e il fondatore del Centro per il dialogo tra le civiltà che ha sede a Ginevra. Decido di chiedere al mio consorte, visto che probabilmente non potrò essere io a farlo, di parlare a Khatami non solo della vocazione mediterranea di Napoli e del nostro impegno per il dialogo, ma anche del recente premio Mediterraneo per la pace che, il 5 marzo scorso a Napoli, è stato attribuito a Shirin Ebadi, la prima donna musulmana a ricevere il premio Nobel per la pace per la sua azione in difesa dei diritti delle donne e dell’infanzia. Una grande testimone della compatibilità tra Islam, democrazia e rispetto dei diritti umani. Mi sento più rinfrancata, vado e ... mi rendo conto di aver fatto la cosa giusta. Mai dare troppo credito allo zelo burocratico dei cerimoniali. Secondo voi quale è stato il primo gesto dell’ex presidente nonché Hogiatoeslan (“autorità dell’Islam”, seconda carica più importante nel clero sciita ), con tanto di titolo “Seyyed” ovvero discendente diretto del Profeta Maometto, come indica il colore nero del turbante? Incredibile, dopo un grande e amabile sorriso mi ha teso la mano. Non solo ma, complice una splendida e bravissima interprete presidenziale, Khatami non manca di conversare con me, chiedendo il mio parere su vari argomenti, e la rilevanza del tema del dialogo tra le culture offre tanti spunti. Questa visita è certamente importante perché interviene in un momento di indebolimento della posizione interna di Ahmadinejad e del suo esecutivo dopo la sconfitta degli ultra nazionalisti nelle recenti elezioni municipali. E’ questo il momento di rafforzare tutte le iniziative contro il fondamentalismo. Benvenuto Presidente Khatami e buona fortuna alla sua missione di dialogo e finalmente alle tante donne che nel suo paese si battono per avere diritti!

Comunque vada, qualunque sia l'esito del ballottaggio che tra poche ore deciderà sulla presidenza francese, Ségolène Royal ha già vinto. Ha conquistato un ruolo che difficilmente potrà essere scalfito. Ha imposto un modello nuovo, più pragmatico e moderno. Ha saputo unire la sinistra e lo ha fatto senza paura di affrontare il necessario cambiamento. Ha dimostrato che si può costruire la leadership sui contenuti, senza ideologie. Ha fatto suo il tema della partecipazione e della condivisione che sarà il vero banco di prova per la politica del prossimo futuro. Buona fortuna Ségolène.
 Roma. - Emily, l'associazione di donne, presieduta da Franca Chiaromonte, che si batte per un maggior spazio femminile nella politica - e a cui tra le altre, aderiscono Anna Maria Carloni, Chiara Acciarini, Paola Balducci, Fulvia Bandoli, Argia Albanese, Cecilia D'Elia, Teresa Armato, Letizia Paolozzi, Giovanna Grignaffini, Laura Pennacchi - nell'assemblea annuale ha voluto lanciare un ponte a tutte le donne del centrosinistra. "E' stato infatti ribadito - si legge in una nota - il fermo proposito dell'associazione ad appoggiare un sistema elettorale che non sia proporzionale puro e che sostenga il sistema bipolare. Proprio sul tema delle riforme elettorali e istituzionali, Emily, come annuncia la senatrice Anna Maria Carloni, organizzera' a giugno, a Napoli, un'iniziativa di riflessione sul cambiamento in atto nella politica". "La nostra associazione continuera' a dare pieno sostegno alle donne impegnate n politica, sia nel Partito Democratico, sia nelle altre formazioni della sinistra. Emily continuerà a essere uno spazio comune nel centrosinistra, un luogo di incontro e di condivisione tra tutte le donne dei vari partiti e movimenti". E' stato inoltre ribadito il deciso sostegno alla leadership di una donna nel centrosinistra: 'Perche' quando le regole sono chiare - ha spiegato la presidente di Emily, Franca Chiaromonte - le donne vincono. Anna Finocchiaro, Rosy Bindi, Livia Turco, Chiara Acciarini, Fulvia Bandoli e tante altre, sono tutte possibili leader che noi sosterremo nel centrosinistra". Per quello che riguarda le 'quote rosa', Emily le ritiene misura transitoria, necessaria per superare la grave anomalia rappresentata dalla scarsa presenza delle donne negli organismi politici. L'assemblea annuale di Emily ha infine inviato una lettera al presidente della Margherita, Francesco Rutelli per criticare l'elezione di sole 8 donne su 98 componenti dell'Assemblea federale della Margherita, e ha ribadito gli auguri di tutte le donne iscritte all'associazione alla senatrice dello stato di New York, Hillary Clinton e alla candidata all'Eliseo, Segolene Royal. (fonte: Apcom)
Sono molto d’accordo con Romano Prodi quando propone che il comitato promotore dell’assemblea costituente del PD sia formato per metà da uomini e per metà da donne. E’ importante infatti che sin dall’atto fondativo del nuovo partito sia visibile e declinabile una democrazia paritaria e una piena partecipazione femminile al progetto politico, quale soggetto fondatore. C’è bisogno di un forte protagonismo delle donne, pena la credibilità stessa del futuro Partito democratico. Per fare ciò occorre compiere un salto di qualità, proporre e costruire una nuova leadership femminile che guidi il partito. D’altronde già oggi il Partito Democratico può contare su dirigenti donne autorevoli e riconosciute che hanno ricoperto e ricoprono ruoli importanti, come l’ex ministra Anna Finocchiaro, che guida bene e con esperienza il gruppo parlamentare dell’Ulivo al Senato. Candidature femminili forti per guidare il Partito Democratico esistono, non solo nei Ds, e possono e debbono essere spese per vincere questa sfida.

Domani si apre il congresso nazionale Ds. Un congresso importante che segna l’avvio del cammino verso la fase costituente del Partito Democratico. Sono una convinta sostenitrice di questo progetto, ma a patto che non si risolva in una sterile fusione tra ceti politici. A patto che si apra al rinnovamento e alla partecipazione. Vi avevo già parlato di Cento Passi. Oggi voglio condividere con voi il documento, che - insieme con altri parlamentari, amministratori e dirigenti - proporremo al congresso. Si intitola Una Costituente delle idee e non degli organigrammi. Dice che bisogna coinvolgere nella costituente i non iscritti ai partiti, subito, fin dai primi giorni successivi alla conclusione dei Congressi nazionali. Dice che l’elezione dell’Assemblea costituente deve avvenire nel vivo di un grande confronto su valori e idealità aperto, non diplomatico, se necessario conflittuale. Dice che laicità e diritti civili, sostenibilità ambientale, eguaglianza, lavoro, lotta alla povertà su scala planetaria dovranno essere tra i temi fondamentali della Costituente. Dice ancora che democrazia degli iscritti e democrazia degli elettori dovranno essere bilanciate applicando il principio democratico “una testa, un voto”. Le leadership dovranno essere effettivamente contendibili e le candidature andranno selezionate con il ricorso sistematico al metodo delle elezioni primarie.
Ma c’è anche un altra cosa sulla quale voglio continuare a lavorare: evitare che il dissenso al partito democratico che si è manifestato nei Congressi dei DS si trasformi in scissione o abbandono da parte di tante compagne e compagni. A tutti loro vorrei chiedere sinceramente, come ho fatto nel mio intervento al congresso della Campania, quali sono le ragioni per una scissione preventiva e perché non partecipano alla fase costituente? Una separazione - questa sì «a freddo» - dei gruppi parlamentari dell’Ulivo avrebbe un devastante effetto simbolico e colpirebbe proprio quella profonda e popolare domanda di unità e unificazione che ha accompagnato la nostra vittoria elettorale. Ai compagni che oppongono a tutto questo le ragioni dell’identità, della sinistra o del socialismo, ed in particolare alle donne rispondo ricordando quale rottura di identità sia stata il femminismo nel vecchio PCI. L’irrompere del personale sul politico, dell’individuale sul collettivo e dell’autonomia delle donne sul centralismo democratico. Il vecchio partito reagì accusando il femminismo di essere un fenomeno piccolo borghese che spingeva al riflusso e al disimpegno. Fu un momento di crisi profonda, ma non possiamo certo dire che non sia stata feconda.
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