1893 La Nuova Zelanda è il primo Paese al mondo dove viene introdotto il suffragio universale per donne e uomini 1907 Le donne finlandesi ottengono prime in Europa il voto 1913 Le donne ottengono il voto in Norvegia 1914 Le donne ottengono il voto in Islanda 1917 In Inghilterra viene concesso il voto ad alcune categorie di donne 1918 Il Congresso americano vota l'emendamento Anthony che riconosce il voto alle donne. Il Senato lo voterà nel 1920 1928 Le donne inglesi ottengono la piena uguaglianza di voto politico 1929 Le donne ottengono il voto in Ecuador e in Mongolia 1930 Le donne ottengono il voto in Brasile 1931 Le donne ottengono il voto nella Spagna repubblicana e in Uruguay 1934 Cile: le donne ottengono il voto. Cuba: le donne ottengono il voto 1937 Filippine: le donne ottengono il voto 1942 Le donne ottengono il voto nella Repubblica Dominicana 1944 In Francia le donne ottengono il voto 1946 Le donne italiane sono chiamate alle urne per la prima volta nella storia italiana nel marzo del 1946 per eleggere i loro rappresentanti nei consigli di circa 6000 comuni. Il 2 giugno 1946 oltre 14 milioni di donne si recano alla cabina elettorale per il referendum istituzionale e per l’elezione dell’Assemblea Costituente. Dei 556 eletti all’Assemblea Costituente 21 (il 3.8%) sono le donne: 9 comuniste, 9 democristiane, due socialiste, una dell’Uomo Qualunque. Le donne ottengono il voto in Albania, Cina, Giappone, Yugoslavia, Panama, Romania, S. Salvador 1947 Le donne ottengono il voto in Argentina, Birmania, Bulgaria, Venezuela 1948 Il 1° gennaio entra in vigore la Costituzione repubblicana italiana, che sancisce l'uguaglianza dei diritti fra i sessi. Il 18 aprile è eletto il primo Parlamento repubblicano: sono elette 44 donne alla Camera e 4 al Senato. Le donne ottengono il voto in Costa Rica e Israele 1951 Angela Cingolani Guidi è la prima donna sottosegretario all'Industria e commercio nel Governo De Gasperi. Le donne ottengono il voto in Nepal e in Pakistan 1953 Nelle elezioni della seconda legislatura le donne diminuiscono: 33 alla Camera e solo 1 al Senato. Le donne ottengono il voto in Messico e in Siria 1954 Maria Jervolino De Unterrichter è sottosegretario alla Pubblica Istruzione. Le donne ottengono il voto in Colombia 1955 Le donne ottengono il voto in Etiopia, Ghana, Honduras, Nicaragua, Peru, Singapore 1956 La Repubblica federale tedesca riconosce il voto alle donne. Le donne ottengono il voto anche nell'Alto Volta, Cambogia, Ciad, Congo Brazzaville, Costa d' Avorio, Gabon, Guinea, Laos, Madagascarr Mali, Mauritania, Niger, Repubblica Centrafricana, Senegal, Vietnam del Sud, Togo 1958 Nella terza legislatura la flessione femminile si accentua: 25 donne alla Camera, 3 al Senato. Angela Gotelli è sottosegretaria alla Sanità. Le donne ottengono il voto in Algeria e Somalia 1963 Nella quarta legislatura sono elette 29 donne alla camera e 6 al Senato Marisa Cinciari Rodano è eletta vicepresidente della Camera. Maria Badaloni è sottosegretario alla Pubblica istruzione. Maria Vittoria Mezza è sottosegretario alla Industria e Commercio. Le donne ottengono il voto in Iran, Kenia, Libia, Malesia 1964 Le donne ottengono il voto in Afghanistan, Iraq, Malawi, Malta e Zambia 1966 Indira Ghandi è primo ministro dell'India. Le donne ottengono il voto in Beciuania, Guyana, Lesotho 1968 V Legislatura. Elette 17 donne alla Camera, 11 al Senato. Emanuela Savio è sottosegretario all'Industria e commercio, Elena Caporaso alla Pubblica istruzione, Maria Pia Dal Canton alla Sanità 1969 Golda Meir è primo ministro d'Israele 1971 Le donne svizzere ottengono il voto 1972 Entrano nella VI legislatura 24 deputate e 6 senatrici. 1976 47 donne sono elette alla Camera e 11 al Senato. Tina Anselmi è nominata Ministro del Lavoro 1979 Nella VIII legislatura sono elette 53 donne alla Camera, 10 al Senato. E' eletta Presidente della Camera dei Deputati Nilde Iotti. Nel primo Parlamento europeo eletto direttamente ci sono 61 donne, dieci le italiane 1983 IX Legislatura. Alla Camera sono elette 48 donne, al Senato 17 1987 X Legislatura. 81 donne alla Camera, 22 al Senato 1989 Nelle elezioni al Parlamento europeo sono elette 11 donne; la media italiana è ancora largamente inferiore a quella europea (19,3%) e a quella massima della Danimarca (37,5%) 1992 XI Legislatura. Sono elette alla Camera 51 donne, al Senato 31 1994 La nuova legge elettorale per la Camera basata su collegi uninominali maggioritari e una quota proporzionale stabilisce l'alternanza fra uomini e donne nelle liste proporzionali. XII Legislatura. Sono elette alla Camera 95 donne, al Senato 29. Irene Pivetti è eletta Presidente della Camera dei Deputati. Emma Bonino è la prima donna italiana alla Commissione europea. Nelle elezioni per il Parlamento europeo sono elette 11 donne. 1995 L'Italia ha un Ministro degli Esteri donna, Susanna Agnelli. Fernanda Contri è là prima donna nominata alla Corte costituzionale 1996 XIII Legislatura. Nelle nuove elezioni, che vedono abrogata la norma dell’alternanza tra uomini e donne, alla Camera sono elette 70 donne, al Senato 26. Il Governo Prodi, in cui sono tre le donne ministro e sette le sottosegretarie, nomina un Ministro per le Pari opportunità, Anna Finocchiaro 1998 Nel Governo D' Alema ci sono sei donne ministro; per la prima volta una donna, Rosa Russo Jervolino, è Ministro dell'Interno 1999 Nelle elezioni per il Parlamento europeo sono elette 10 donne 2001 XIV Legislatura. 71 deputate e 26 senatrici Nel governo Berlusconi, due le donne ministro e 6 le donne sottosegretarie 2005 I dati sulla presenza delle donne nelle assemblee elettive nazionali vede l’Italia attestarsi all’88° posto su un totale di 138 nazioni censite, con una percentuale di donne elette in parlamento dell’11,5%. Al primo posto si attesta il Ruanda con il 48,8%, seguito da Svezia e Norvegia, rispettivamente con il 45,3 e il 37,9%. I dati completi della ricerca sono disponibili sul sito http://www.ipu.org/wmn-e/world.htm
Sono dati allarmanti quelli sul ruolo delle donne nella stampa italiana: solo guardando all'apice della carriera sono l'1,96% i direttori al femminile nei quotidiani nel 2005 rispetto al 98,04% degli uomini; il 13,33% nelle agenzie di stampa; il 37,40% nei periodici; l'8,93% alla Rai e nelle emittenti radio-tv private; il 15,38% negli Uffici stampa degli Enti pubblici. Dati che si capovolgono invece se si scende via via verso la base, dove ad esempio i praticanti sono divisi sostanzialmente oramai al 50%.
Una lettura fatta sui dati Inpgi, presentati oggi alla Fnsi da Marina Cosi, presidente della commissione pari opportunità del sindacato dei giornalisti, che ha annunciato le iniziative per l'8 marzo dedicate quest'anno proprio alle quote rosa. A partire dalla 'nascita' di Rosa Quote, alias una scatenata Cinzia Leone, che sarà la testimonial delle difficoltà vissute dalle donne per raggiungere posizioni dirigenziali nel giornalismo, ma più in generale nel paese dove "Mario Malafede, l'uomo, si prende tutto il ciambellone e a noi rimane solo il buco, a partire dal Parlamento". Cosi ha spiegato infatti, leggendo dati Osce, che "il 57,4% é il tasso globale di occupazione in Italia nel 2005, contro il 65% in Europa", con un tasso di occupazione femminile "che nel nostro Paese è del 45,2% contro una media del 56% (e punte del 72% in Norvegia e del 71,8% in Svezia)".
Per questo mentre la contestazione sale, e in Rai le donne già si sono organizzate per chiedere ai vertici un riconoscimento nelle prossime nomine, i convegni dell'8 marzo saranno dedicati a questo tema. Dopo l'incontro che si è svolto ad Aosta lo scorso 4 marzo, domani sarà la volta di Genova per il dibattito e consegna dei premi 'Una donna fuori dal coro' alla pakistana Masarrat Misbah, che aiuta le donne sfregiate con l'acido muriatico, e alla giornalista iraniana Mehragis Kar. Sempre domani a Trento e Bolzano due incontri su 'Donne e lavoro nel mondo dell' informazione in Trentino-Alto Adigé, con la presentazione dell' indagine fra le iscritte all'Ordine regionale, che confermano il panorama sconfortante.
L'8 marzo a Milano al Circolo della Stampa, 'Rosa Quote e le altre (dal voto alle donne al voto per le donne', con un'inchiesta tv sulle donne straniere che lavorano a Milano e le testimonianze di giornaliste e scrittrici su 60 anni di voto femminile. L'8 marzo a Roma, all'Associazione stampa romana festa attorno al video di Daniela Binello ('Reparto maternità in Afganistan') e al libro di Ritanna Armeni ('La colpa delle donné). A Palermo l'8 marzo, all'Associazione siciliana della stampa, dibattito "dalle parole ai fatti" per ottenere il rispetto dell'art.2 dello statuto che prevede, unica tra tutte le carte delle associazioni territoriali federate Fnsi, l'obbligo di un'adeguata rappresentanza di genere. Ancora a Roma il 14 marzo il convegno promosso dalle due Cpo Rai e Usigrai, su 'Tante-Quanti. Piu' potere alle donne per cambiare la comunicazione". Sul tavolo quindi "una serie di problemi - come ha spiegato stamattina il segretario generale Fnsi Paolo Serventi Longhi - a partire dal fatto che la nostra oramai è una professione al femminile con il 50% di praticanti donne, quindi il problema del riconoscimento e della pari opportunità non registrata è importante per il futuro. Per quanto riguarda il contratto di lavoro non potrà concludersi senza alcuni elementi decisivi, come il part-time andata e ritorno. Bisogna sostenere anche le quote professionali perché i numeri attuali, non sono tollerabili. Il problema del resto - non ha nascosto Serventi - é anche all'interno del sindacato stesso e della maggioranza che mi ha eletto. Un sindacato maschile, maschilista e a volte machista. Bisogna cambiare registro, al prossimo congresso si deve ottenere un risultato diverso".

Soltanto nel 2006 gli italiani hanno visto ridotte risorse per 72 milioni di euro agli asili nido, per 32 milioni alle scuole dell’infanzia, per 83 milioni alle politiche di sostegno per la prima casa e la natalità, per 231 milioni all’assistenza a minori, anziani, disabili, tossicodipendenti e immigrati. Il debito pubblico è aumentato costantemente dai 1.348 miliardi di euro del 2001 ai 1.542 del 2004. Le cifre disastrose della gestione del governo di centrodestra sono sotto gli occhi di tutti, sono nelle case, nella gestione quotidiana, nella fatica sempre più diffusa di far fronte alle necessità di base. In questi ultimi cinque anni l’Italia è stata duramente segnata da politiche ad personam, sorde alle necessità del paese e miopi sulle conseguenze negative in campo economico e sulla qualità della vita.
E’ ora di ricostruire. Con serenità e serietà. A cominciare dal Sud. Il tessuto economico e sociale del Mezzogiorno ha sopportato un peso disastroso che ha ulteriormente rallentato le possibilità di sviluppo. Ma il Sud del paese ha saputo reagire, la sua gente ha saputo rimboccarsi le maniche e evitare che l’assenza di serie politiche economiche, di welfare e di sicurezza facessero definitivamente naufragare ogni possibilità di ripresa. Il Mezzogiorno è oggi una terra ricca di esperienze imprenditoriali e associative; è un luogo dove si sono sperimentate nuove forme di partecipazione e condivisione. E’ da questo che bisogna ripartire. Dalle esperienze che rappresentano una ricchezza per l’intero paese e che possono diventare motore trainante di una rinnovata Italia.
Ricostruire con serenità e serietà. Porre rimedi ai guasti normativi. Rendere centrale il Mezzogiorno nelle politiche nazionali. Lavorare per raggiungere eguali diritti per tutti e regole certe e trasparenti, nella politica soprattutto.
Più donne in politica e nella vita pubblica Durante la prima legislatura, nel 1948, furono elette alla Camera 39 donne, circa il 7% del totale. Nelle scorse elezioni le Deputate sono state 71, pari al 12%. Cinquant’anni di cambiamenti sociali e culturali hanno mutato profondamente il volto del nostro paese, ma hanno inciso pochissimo nella presenza femminile nei luoghi decisionali, a cominciare dalle istituzioni. E’ necessaria un’azione più decisa che renda possibile un’effettiva maggiore partecipazione femminile all’azione politica e istituzionale. Nuova trasparenza e nuove regole per la politica e tra queste le “quote rosa” come elemento di regolazione e riequilibrio.
Dalle pari opportunità delle donne alle pari opportunità per tutti e tutte Costruire politiche di contrasto ad ogni tipo di esclusione - origine etnica, età, orientamento sessuale o presenza di disabilità – significa rimuovere i fattori critici che impediscono sempre più spesso, a differenti gruppi di persone, di esprimere per intero il loro potenziale. La discriminazione rovina la vita degli individui, nuoce alla società nel suo insieme e grava spesso fortemente sulle donne che se ne accollano, senza sostegno alcuno, il lavoro di cura e responsabilità. Pari opportunità per tutti e tutte si conquistano con adeguati strumenti legislativi, ma possono concretizzarsi soltanto attraverso il riavvio e il rafforzamento di politiche di coesione e solidarietà sociali a sostegno dei diritti delle persone e delle famiglie e delle fasce più deboli; di effettive azioni di sviluppo economico: basti pensare alle ricadute positive sull’economia che derivano dalla promozione del lavoro delle donne e da una rete di servizi che finalmente colmino un ritardo strutturale dell’economia italiana . Pari opportunità hanno bisogno di una scuola e di una sanità efficienti, che riconquistino il proprio ruolo centrale nella cultura del paese.
Più giustizia, più sicurezza, più diritti Cancellare le leggi ad personam e di facciata, che hanno provocato guasti profondi e posto le basi per inaccettabili disuguaglianze. Rendere maggiormente efficace il ruolo delle forze dell’ordine e della magistratura dotandole di risorse e mezzi adeguati ai compiti svolti. Rafforzarne la presenza, ma soprattutto l’azione investigativa, nelle aree dove più forte è la presenza della criminalità organizzata, che rappresenta uno dei maggiori fattori che ostacolano lo sviluppo economico di tanti pezzi del nostro meridione. Non si tratta soltanto di contrastare traffici illeciti e guerre sanguinarie, ma anche di sostenere i tantissimi che, in condizioni di bisogno e senza possibilità di prestiti solidali, cadono vittime dell’usura.
"Non ci sarà mai una partecipazione ampia delle donne se la democrazia chiude gli spazi al suo interno, come nel caso della situazione in cui siamo ora e con questa legge elettorale. Le quote rosa hanno rappresentato una vicenda terribile e trasversale, mancano delle regole che stabiliscano la presenza delle donne nelle istituzioni".
Così Anna Maria Carloni, presidente di Emily Napoli e candidata dell'Ulivo alle Politiche, intervenendo al dibattito organizzato alla Citta' della Donne, sui "Percorsi possibili e partecipati verso una società giusta". All'incontro, organizzato dalle Acli Campania, sono intervenute, tra gli altri, l'assessore alle Politiche Sociali della Regione Campania, Rosa D'Amelio, il presidente regionale delle Acli Campania, Eleonora Cavallaro e il segretario regionale della Cisl Campania, Carmela Lucci.
"C'é necessità di servizi, di conciliazione con la sfera familiare e di un'organizzazione sociale diversa. Nel Sud diminuisce la natalità rispetto al Nord, perché qui mancano servizi e buona organizzazione. Bisogna tenere fermo il baricentro della differenza uomo-donna e della necessità del cambiamento, per costruire un'iniziativa che vada verso la parità di genere, questo è un buon punto di vista per costruire, come ci chiede l'Europa, la parità su tutto e per tutte", ha aggiunto Anamaria Carloni.
Per la presidente di Emily, "non ci saranno mai norme che garantiranno le pari opportunità, ma possono essere prodotte leggi che agevolino i processi di partecipazione reale. La partecipazione è il requisito fondamentale su cui costruire il requisito della giustizia. Non ci può essere giustizia con l'esclusione". "Non dobbiamo dimenticare - ha aggiunto la Carloni che è candidata al Senato con l'Ulivo - mai che l'inclusione delle donne sia difficile e dimezzata, la parità è solo teorica e non applicata. Lo verifichiamo nel mondo del lavoro, con onorari differenziati tra i due sessi del 30%. C'é un'esclusione da tutti i profili decisionali e di potere della nostra società, nei partiti e nelle istituzioni. Dobbiamo immaginare delle democrazie che continuino a cambiarsi per accogliere fino in fondo la presenza delle donne, se restano tali non possiamo raggiungere la parità tra i generi", ha concluso Anna Maria Carloni.

"Orgogliosa" di poter concorrere alla campagna elettorale del suo partito e, allo stesso tempo, certa, "nonostante tutte le polemiche" che "la candidatura è stata ben discussa e che il suo partito ha, dunque, fatto un'opportuna considerazione".
Alla conferenza stampa di presentazione della lista dei Ds al Senato, Annamaria Carloni si è detta "emozionata" di prendere parte a questa campagna elettorale: "Un'emozione forte come quella che provai quando, nel 1996, sono stata chiamata, dalla Finocchiaro, per lavorare al ministero delle Pari Opportunita". Anna Maria Carloni ha puntato l'attenzione sulle "gravi condizioni in cui versa il Mezzogiorno a causa del governo del centro-destra" e, citando Gramsci, ha parlato dell'esigenza di rinnovamento: "In un momento di crisi della rappresentanza è necessario mettere, come bussola, un rinnovato patto con i cittadini contro le disuguaglianze. Il mio impegno sarà caratterizzato da speranza a serietà".
In merito alle polemiche sulla sua candidatura, la Carloni ha chiarito che "si è discusso molto. E' frutto di una discussione ma anche del valore dell'unità delle donne. Un aspetto, questo, non scontato visto che nel passato ci sono state frizioni". "Sono certa che saprò onorare questo patto tra le donne - ha concluso - Con loro porteremo avanti tanti obiettivi come il rinnovamento del welfare al pari della dignità delle persone. Temi sui quali ho sempre lavorato".

"Sembra quasi un destino quello della sinistra, di prendersi responsabilità di governo in momenti difficili. Lo abbiamo fatto in passato e siamo pronti a farlo ora". Così ha esordito Anna Maria Carloni, durante la convention dal tema "La serietà al governo con Romano Prodi" svoltasi domenica 12 Marzo a Pomigliano D'Arco dinanzi ad una platea di 800 persone.
Duro il commento della Carloni sull'abbandono di Berlusconi durante la trasmissione condotta da Lucia Annunziata. "Era impressionante - ha commentato la Carloni - l'incertezza e l'arroganza di chi sentiva che doveva rispondere alle domande incalzanti della giornalista".
E sulle riforme la Carloni è stata altrettanto chiara con "la Costituzione svenduta per fare un omaggio alla Lega". L'Ulivo assume "impegni precisi e concreti - ha continuato Annamaria Carloni - puntando a rilanciare la nostra Italia in una dimensione di nuovo prestigio internazionale che abbiamo profondamente perso in questi anni. Dunque un programma , alcune volte ridicolizzato dal centrodestra quando dicono che è di 280 pagine, dettagliato teso a valorizzare le donne le quali spesso sono costrette a sacrificare la famiglia a vantaggio di un'occupazione alcune volte precaria. Un programma per i giovani e soprattutto per la ricerca".
La Carloni ha concluso citando, Antonio Gramsci. "Con l'ottimismo della nostra volontà - ha concluso la Carloni - saremo costanti nel nostro impegno e lo faremo con grande serietà". Per Maria Fortuna Incostante "c'è al governo una classe politica che ha determinato grandi guasti in questo Paese e ha portato avanti una cultura sotterranea , pericolosa, di illegalità. Il fatto più impressionante è che questo centrodestra ha in qualche modo utilizzato strumenti poco rassicuranti come dimostra il caso Storace". Un'Italia " che è in costante declino - ha proseguito la Incostante - e dove è necessario creare le condizioni per il vero sviluppo , per una crescita concreta. Scendiamo in campo per valorizzare fare questo e per salvaguardare anche la coesione sociale riducendo anche il divario tra Nord e Sud".
Netto e chiaro l'intervento di Michele Caiazzo per il quale è necessario "stare attenti a dare per scontato il risultato - ha affermato il consigliere regionale dei DS - di vittoria delle elezioni e dobbiamo vigilare affinché non ci siano eventuali imbrogli elettorali".
"Dieci anni fa speravo che si arrivasse a una rappresentazione femminile senza l'obbligo delle quote. Ma oggi l'esperienza mi insegna che non arriveranno mai a quell'obiettivo senza quella legge".
Durante il confronto televisivo con Silvio Berlusconi, Romano Prodi ha ribadito la necessità di approvare al più presto una legge che regolamenti la partecipazione delle donne alla vita istituzionale. "Una legge che la maggioranza del centrodestra non ha voluto fare - ha sottolineato il leader dell'Ulivo - All'Unione Europea abbiamo introdotto una legge che fissa il tetto al 30%. In Italia invece ancora non è successo niente".
"Potrei dire che il centrosinistra ha nelle sue liste il doppio di donne - ha poi aggiunto Prodi - ma non mi basta: se non rompiamo il blocco non avremo mai una rappresentanza femminile forte".
Sono ventinove le donne candidate nelle liste dell'Ulivo nelle circoscrizioni Campania I e Campania II e nelle liste di Ds e Margherita per il Senato. Professionisti, imprenditrici, esponenti del mondo volontariato e alcune con pregresse esperienze in politica che hanno deciso di scendere in campo per portare in Parlamento, come ha sottolineato Anna Maria Carloni, "i diritti delle donne".
Le candidate sono state presentate nel corso di un incontro che si è svolto nella sede del comitato elettorale di via Turchi a Napoli dalla coordinatrice regionale delle donne Ds, Pina Orpello e dalla coordinatrice regionale delle donne della Margherita Rosa Suppa.
"Chi non vuole cambiare non vuole le donne in politica", ha detto Orpello mentre Rosa Suppa ha ricordato che le donne, in Campania come altrove, "la passione delle donne in politica sarà determinante per la vittoria del centrosinistra". Nel corso della conferenza le due coordinatrici regionali hanno voluto ringraziare tutte quelle donne che "in questa competizione hanno deciso di spendere il loro volto" pur sapendo di non essere collocate in posizioni utili per una sicura elezione alla Camera dei Deputati o al Senato della Repubblica.
"Sono orgogliosa di fare questa campagna elettorale in questo momento così critico per il Paese", ha spiegato ancora Anna Maria Carloni, ringraziando quanti, ad iniziare dalle iscritte al suo partito e dal sindaco di Napoli, Rosa Iervolino Russo, hanno sostenuto la sua scelta di candidarsi.
Se il trend degli ultimi tre anni sarà confermato, entro il 2007 la maggioranza dei navigatori on line sarà donna. E' quanto rivela una ricerca della European Interactive Advertising Association (Eiaa), condotta su un campione di 7000 donne in Italia, Gran Bretagna, Francia, Germania, Spagna, paesi Nordici, Belgio ed Olanda.
A preferire sempre più internet agli altri media sono sopratutto ragazzine, giovani professioniste e mamme.
Nel 2005, secondo la ricerca, il 41% delle europee ha trascorso su internet 9,3 ore a settimana, con un incremento del 63% rispetto al 2003; gli uomini trascorrono ancora più tempo, 11 ore, ma l'incremento nello stesso lasso di tempo è stato inferiore, 'solo' del 54%.
Il web sta quindi diventando il media preferito dalle donne. Già le europee dedicano decisamente più tempo al web che non a quotidiani e riviste (9,3 ore a settimana contro le 5,2 per i quotidiani e 4,3 per i magazine) ed anche se le ore trascorse davanti alla tv (16 a settimana) o ascoltando la radio (14), sono di più delle 9,3 passate sul web, il consumo di tutti questi media è in calo, mentre quello di internet ha un clamoroso segno più.
Ma la vera notizia contenuta nel rapporto è che le prime a tagliare il traguardo potrebbero essere proprio le italiane. Infatti, se con le nostre 7,9 ore settimanali sul web siamo sotto la media europea delle 9,3 ore, a distanziarci dai nostri uomini c'é meno di un'ora contro le oltre due di Germania e Francia, circa un'ora e mezza di paesi nordici e Gran Bretagna, più d'un'ora della Spagna.
Sul web le europee utilizzano i motori di ricerca (82%), i siti di viaggi (57%), l'email (49%), le news (43%), scaricano musica ed utilizzano i blog. Il trend di crescita dell'ultimo triennio mette in testa le aste on line, lo shopping, le banche. "Molto dipende dalla diffusione della banda larga - spiega Michael Kleindl, presidente di Eiaa -, tre anni fa il 48% delle europee non sapeva neanche dire se aveva o no un collegamento broadband, oggi quella percentuale si è ridotta al 5%".
Ma chi sono queste navigatrici all'assalto del web? Ovviamente sono soprattutto le giovanissime, il 74% ha tra i 16 ed i 24 anni, ma poi seguono le giovani professioniste la cui presenza è più che duplicata dal 2003 e, sorpresa, le mamme con figli piccoli che utilizzano il web con una frequenza superiore del 14% rispetto alla media femminile europea.
Si terrà oggi a Torino l'Undicesima edizione della Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie. Organizzata dall'associazione Libera - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, la manifestazione sarà ancora una volta l'occasione per "ribadire la solidarietà nazionale sulla questione della lotta alle mafie, e per rendere tanto più tangibile il filo che lega tutti i territori italiani nella memoria, nell'impegno e nella elaborazione di una cultura della legalità". Unico slogan dell'iniziativa sarà "Non c’è legalità senza qualità".
Dove con "qualità" gli organizzatori si riferiscono a "qualità del lavoro qualità della politica qualità dell’economia, qualità dell’ambiente, qualità della scuola, qualità urbana, qualità dell’assistenza". Durante il corteo, i manifestanti faranno sventolare oltre settecento bandiere colorate: ognuna porterà il nome di una vittima della mafia con le parole del procuratore generale Giancarlo Caselli "Li hanno uccisi perchè non siamo stati abbastanza vivi".
Alla manifestazione hanno già aderito molti familiari delle vittime delle mafie: per la prima volta sfileranno tutti insieme, accompagnati da delegazioni di studenti provenienti da tutta Italia. "Torino - ha detto don Ciotti, presidente di Libera - è pronta ad accogliere queste famiglie. Arrivano carichi di ferite che non sono risanabili. E insieme ricorderemo tutte le vittime innocenti della criminalità organizzata. Non basta la solidarietà, ci vuole la corresponsabilità".
"Il 21 marzo ricordiamo chi è morto, chi ha sacrificato la vita nell'interesse di tutti - ha detto il procuratore generale Giancarlo Caselli - ma è anche la giornata dell'impegno sul terreno della legalità e della giustizia. L'antimafia della repressione spetta alle forze dell'ordine, ma ci vuole un'antimafia dei diritti. C'è una responsabilità della società civile che deve organizzarsi e Libera è una forma particolarmente incisiva di organizzazione". Il consiglio regionale piemontese interromperà la seduta mattutina per consentire ai consiglieri di partecipare alla manifestazione. E poi, una legge regionale, proposta dal presidente Davide Gariglio, istituzionalizzerà la Giornata della memoria, con iniziative di educazione nelle scuole e forme di assistenza per le vittime della mafia.
Intanto, da oggi su tutti i canali Rai andrà in onda per dieci giorni uno spot, girato dai ragazzi di Libera. Per maggiori informazioni: www.libera.it
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